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Tony Awards, Hamilton, diversity : quello che il teatro americano ci ha insegnato quest’anno

Tony Awards, Hamilton, diversity : quello che il teatro americano ci ha insegnato quest’anno

Articolo di Rachele Agostini

Il teatro è un luogo in cui ogni razza, credo, sessualità e genere è ugualmente accolto e amato. L’odio non vincerà mai. Insieme, dobbiamo assicurarcene.

È iniziata così poco più di due settimane fa, con le luci abbassate e il teatro in silenzio, la 70esima edizione dei Tony Awards.
Il presentatore James Corden ha reso omaggio alla terribile strage che proprio la mattina di quella domenica 12 giugno ha mietuto 103 vittime tra morti e feriti in un gay club di Orlando, e le sue parole sono sembrate prima di tutto una promessa.


Una promessa che nelle successive due ore di diretta è stata mantenuta alla grande, coronando una stagione teatrale – quella di Broadway 2015-2016 – che ha davvero fatto la storia in fatto di differenza, anzi diversity.
Già, perché se i cosiddetti “Oscar del teatrohanno sempre avuto molto da insegnare ai veri Oscar in merito [ricordate la polemica sugli #OscarsSoWhite?] quest’anno la quantità di cast multietnici che ha conquistato le scene americane è stata letteralmente senza precedenti, al punto che la cerimonia (la più seguita degli ultimi quindici anni), ha premiato più persone di colore delle ultime nove edizioni degli Academy Awards.
Basta scorrere velocemente le immagini delle tante persone nominate per accorgersi di quanti colori diversi questo anno si è dipinto, e per rendersi conto del fatto che in realtà quella etnica non è il solo tipo di inclusività a cui abbiamo assistito. 
Sono comparsi nomi femminili in categorie che troppo spesso sono esclusivamente maschili (Sara Bareilles tra i Migliori Compositori per la sua colonna sonora del musical Waitress e la regista Liesl Tommy tra i candidati come Miglior Regista per l’opera teatrale Eclipsed), mentre il cast del musical Spring Awakening – candidato come Miglior Revival – composto per metà da attori sordomuti, ha dimostrato nel modo più evidente possibile una lezione che a quanto pare almeno qualcuno ha capito: tutti possono avere una voce, basta dargliela.

È una coincidenza incredibile e meravigliosa (o forse non è una coincidenza ma solo un modo dell’universo di “riequlibrare le forze in campo”) che, in un momento in cui una persona disgustosamente ignorante come Donald Trump ha il 50% di possibilità di guidare gli Stati Uniti, succedano cose che non si erano mai viste prima; per esempio un attore transgender o un’attrice sulla sedia a rotelle che sono fra i protagonisti di uno spettacolo teatrale senza che qualcuno lo trovi strano, perché di fatto si tratta di professionisti come tanti altri.
Oppure il fatto che a portare a casa le statuette più importanti per la loro performance in un Musical siano quattro attori di colore: Cynthia Erivo Migliore Attrice Protagonista per la sua incredibile performance nel revival teatrale di The Color Purple, e poi Leslie Odom Jr. [Miglior Attore Protagonista], Renée Elise Goldsberry e Daveed Diggs [Miglior Attrice e Attore non Protagonista] per i loro ruoli in Hamilton, che nel corso della serata ha trionfato totalizzando undici vittorie – tra cui Miglior Musical – su un record di sedici nomination.

per la prima volta nella storia dei Tony Awards, tutti e quattro i premi per la recitazione in un musical sono andati ad attori di colore
“Per la prima volta nella storia dei Tony Awards, tutti e quattro i premi per la recitazione in un musical sono andati ad attori di colore.”

Ora, a proposito di questo, permettetemi di fare una cose che un giornalista non dovrebbe mai fare, ovvero cambiare completamente registro.
Il fatto è che parlare di Hamilton senza tirare in ballo la mia esperienza non mi riesce proprio, perché negli ultimi mesi chiunque mi conosca anche solo un po’ sa bene con quanta forza io mi sia legata a quella che è stata spessissimo definita “una delle massime opere teatrali mai realizzate”.
Vorrei davvero riuscire a far capire a chiunque leggerà le mie parole quanto (al di là dell’opinione che si può avere sulla forma espressiva che utilizza) sia IMPORTANTE che questo musical stia avendo tutto il successo che sta avendo, di quanto sia preziosa per tutti la storia che racconta.

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Quando dico storia mi riferisco certo a quella di Alexander Hamilton, un orfano sulla soglia della miseria che, immigrato dai Caraibi a New York solo con la sua mente brillante e la sua voglia di fare, finisce per diventare il più giovane dei Padri Fondatori degli Stati Uniti; ma ancora prima mi riferisco a quella di Lin-Manuel Miranda, un musicista e attore anche lui immigrato a New York e anche lui geniale e instancabile, che quindici anni fa, poco più che ventenne, vedendo che non c’erano ruoli per la gente come lui decise di mettersi a scriverli.
 Una storia che racconta, con una strana commistione fra i costumi del ‘700 e la musica di oggi, un bisogno fortissimo che queste due epoche condividono, quello di essere nazione e combattere per difendere i propri diritti e avere un futuro migliore.
Così, tanti ragazzi che sbadigliavano solo all’idea di entrare in un teatro o a sentir pronunciare la parola “Storia” (quella con la S maiuscola), stanno riscoprendo la propria coscienza civile e magari anche una vocazione artistica.
Così un Paese in cui le persone di colore non hanno avuto diritto di voto fino al 1965, può essere lo stesso in cui qualcuno arriva a spendere 2.000$ per vedere una di esse interpretare l’amatissimo primo Presidente, George Washington.

La serata dei Tony Awards (e l’anno che ha concluso) dimostra che la passione per ciò che si fa e la voglia di creare bellezza possono fare la differenza nel mondo.
Ma non tanto per dire… possono farlo concretamente. E possono essere una risposta a chi si ostina a seminare odio e ignoranza.

Basta solo iniziare.
E per fortuna, qualcuno, ha iniziato.

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