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“Tra le dita”: il video in anteprima dell’ultimo singolo di Lena A.
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“Tra le dita”: il video in anteprima dell’ultimo singolo di Lena A.

Valeria Lucia Passoni

Del segno dei Gemelli, iscritta a Filologia Moderna e una passione per le metafore, Alessandra Nazzaro aka Lena A. suona il pianoforte dall’età di cinque anni e canta da quando ne ha memoria.

Le sue melodie pop cantautorali sono accompagnate da testi mai banali che rimandano alla letteratura, al cinema, all’arte e alla psicologia.

“Tra le dita” è il suo ultimo singolo, in collaborazione con Giovanni Carnazza, uscito per Le Siepi Dischi venerdì 4 settembre 2020, e del quale oggi presentiamo il video.

Un brano dal sound indie, che esplora il tema della fiducia, uno degli argomenti che abbiamo toccato con lei durante la nostra intervista.

Lena, per riuscire a trovare dei punti di riferimento pensandoti nel genere pop- cantautorale in cui ti inserisci con la tua musica, a qual* artist* ti senti maggiormente vicina e a quali ti ispiri?

Mi sento molto vicina alla sensibilità artistica di Francesca Michielin e di Elisa; nel momento in cui le ascolto, sento che anche io avrei optato per determinate parole e soluzioni armoniche. Mi ispiro a Carmen Consoli, per me vera voce e vera parola della musica italiana, a Tosca, a Levante, a Niccolò Fabi.

Lena significa “fiato”, “respiro”. Per cosa il fiato non ti manca mai, per cosa le energie le trovi sempre? Cosa invece ti affatica, ti pesa?

Il fiato non mi manca per suonare, cantare, scoprire personalità diverse da me, vivere avventure lontane dal mio quotidiano; trovo sempre le energie per mettermi in discussione, per ritagliare del tempo per le persone che mi rendono felice. Mi affaticano i pensieri retorici, i giudizi sterili, la negatività di chi non trova un motivo per sorridere e vuole portarti giù con sé.

Il tuo ultimo singolo, il cui video esce oggi come première, parla di fiducia. Che cos’è per te la fiducia? Si può recuperare dopo che è stata persa? Il perdono è un valore o una sconfitta?

La fiducia è un bambino che sta imparando a camminare e si aggrappa al muro perché ha paura, ma alla fine si lascia andare e ci prova con tutte le sue forze, perché di fronte a lui c’è la sua mamma che lo aspetta a braccia aperte. Penso che tutto possa ricucirsi, se lo si vuole davvero; per me il perdono è l’acqua che annaffia i fiori del campo: un bisogno primario.

Ogni tua canzone, si legge nella tua biografia, è una metafora. Come nascono i tuoi testi? Quali sono gli argomenti dei quali ti interessa parlare al tuo pubblico cantando? E qual è secondo te la canzone più bella a livello di testi (considerando anche la non banalità del testo) mai scritta in Italia?

Le metafore sono immagini nate nei momenti necessari; il modo più naturale per me è trasformarle in canzoni, con il bisogno di affrontare temi che ruotino attorno all’identità, paure e desideri che scorgo nella mia anima e in quella degli altri. Non so quale sia la canzone più bella mai scritta, ma sicuramente reputo una delle più belle “La Verità” di Brunori Sas e “Cara” di Lucio Dalla.

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Quali sono attualmente, le tue “competitor” nel settore musicale attuale? Quali sono le artiste che come te, coetanee o quasi, stanno emergendo in questo periodo e che ti piacerebbe segnalarci?

Miele, SvegliaGinevra, Lamine. Facendo un piccolo focus sulla mia città, Napoli, ricca di artiste, mi piacerebbe segnalare il duo femminile Fede ’n’ Marlen e Micaela Tempesta.

Essere donne significa purtroppo ancora essere esposte a occhi e giudizi spesso troppo invadenti e cattivi. Figurarsi quando si è personaggi pubblici. Come vivi l’utilizzo dei social, dell’esposizione del tuo corpo, ma anche di come tutto quello che si scrive su Internet finisca in pasto a chiunque e possa essere travisato, attaccato?

Esporsi è un rischio, sempre. Doso bene le parole, tento di andare per la mia strada, dicendo la mia e presentandomi per la persona che sono. Leggendo notizie su notizie, la paura che le parole possano tagliare più delle lame dei coltelli mi incupisce e mi rattrista, ma è il prezzo da pagare per chi vuol alzare la testa e non restare in silenzio con la sua identità.

Sei iscritta all’università: riesci a conciliare i tuoi impegni di studio e il tuo percorso artistico? In un futuro lavorativo come ti vedi, musicista o impegnata su altri fronti? Che consigli daresti a tuoi/alle tue coetane* che come te studiano, ma al contempo vorrebbero dedicarsi ad altre attività artistiche o di altro stampo?

Sono prossima alla laurea magistrale, quindi sì riesco ad affiancare entrambi i percorsi, talvolta sacrificando uno più dell’altro, ma sono contenta di trattenerli al mio fianco, insieme, perché insieme mi hanno nutrito e hanno cambiato la mia prospettiva emotiva e mentale. Spero di lavorare nel campo musicale, ma mi aspetto qualsiasi cosa dalla vita! Il consiglio che mi sento di dare a chi come me ha più interessi e ha voglia di coltivarli, è di non pensare a fasi, non aspettare di chiudere un capitolo per aprirne un altro, ma provare a canalizzare le energie verso le cose che più fanno battere il cuore, anche se sono più di una.

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