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Tuasorellaminore è l’artista e producer che ha fatto dell’autenticità la sua cifra stilistica
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Tuasorellaminore è l’artista e producer che ha fatto dell’autenticità la sua cifra stilistica

Valeria Lucia Passoni

Un’artista caleidoscopica, determinata, dalla spiccata e definita personalità, legata alle sue origini ed al contempo estremamente versatile e moderna, Tuasorellaminore è la boccata d’aria fresca per la nuova musica italiana.

Nelle sue atmosfere si incrociano rythm’n’blues, pop, contaminazioni internazionali, ironia e giochi di parole.

Non sappiamo quanti anni abbia, come si chiami, ma non ci importa. Ciò che brilla di lei, è che si occupa interamente, a 360 gradi, della sua musica, senza delegarne alcun aspetto: è producer dei suoi pezzi, delle basi, autrice dei testi e delle linee melodiche.

In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo “Zanzibar”, di cui vi presentiamo il video in anteprima, abbiamo intervistato Tuasorellaminore e con lei abbiamo parlato di “Zanzibar”, di discriminazioni e ribellione, di cosa significhi oggi essere donna e volere fare musica, e della sua città natale.

Per presentarti: ci sono dei personaggi nel panorama musicale che sono per te modelli di ispirazione per quello che scrivi, per il modo di essere artista, per come componi? Fuori dall’ambito musicale, invece, da chi ti fai ispirare, da chi ti fai consigliare? 

Potrei riassumere il tutto citando: FKA Twigs, Rosalia, Maria Callas. Questi personaggi di epoche e stili diversi tra loro hanno ispirato molto il mio progetto oltre ad aver influenzato da sempre il mio modo di vedere chi fa arte. Mi ha sempre molto sorpreso il modo continuamente diverso di un essere umano che sceglie la musica come strada da seguire, come una fiamma da alimentare, da rendere sempre più bella, preziosa, rara, a tratti imperfetta e unica. Se ascolti questi artisti, lo puoi ancora sentire il calore della fiamma che hanno acceso per sempre. Fuori dall’ambito musicale mi hanno sempre ispirato i rivoluzionari a volte anche estremi come Malcolm X, i combattenti come Muhammed Ali, i grandi pittori definiti “pazzi” che invece hanno solo vissuto l’inferno come Ligabue, i grandi scrittori e quelli che conosci anche se non hai letto niente di loro perché hanno lasciato un’impronta indelebile nel mondo come Umberto Eco. È importante avere come riferimento qualcuno che ha lasciato il segno, che ha combattuto e che si è spinto sempre oltre tutto e tutti. Io ho sempre cercato di ispirarmi a qualcuno di veramente grande e irriverente così, se riesco a essere anche solo un centesimo di quello che è stato Che Guevara, per esempio, avrò comunque vinto.

Da quando hai iniziato ad ascoltare musica fino ad oggi: ci indichi cinque brani che ripercorrono i tuoi gusti e la tua formazione musicale?

Molto difficile rispondere con soli 5 brani, ma ci provo: “Lacrimosa”, tratto dalla Messa in Re minore di Mozart, “Casta Diva” di Bellini interpretata da Maria Callas, “La ballata dell’amore perduto” di Fabrizio De André, “Grace” di Jeff Buckley, “Quelli che ben pensano” di Frankie Hi-Nrg, “Anima Latina” di Battisti, “This is America” di Childish Gambino… Scusa se ho sforato, ma ho dovuto!

Come descriveresti la tua musica a chi non ti conosce? 

Direi che è un mix di culture e di stili, un R’n’B italiano sicuramente pop con tratti urban, influenze anche hip hop, caratteristiche della musica classica e cerco di metterci sempre un po’ di sacro nelle cose che creo. La cosa più importante è far capire che è l’esigenza che ogni singola e libera molecola del mio corpo ha di esprimersi che parla e che fa musica. È far capire che quello che faccio non è solo musica ma un grido di libertà, un salto nel vuoto, quel bisogno che tutti hanno di farsi ascoltare e di non sentirsi più invisibili. È una storia che racconto, una storia molto intima e personale che brano dopo brano verrà svelata.

Si legge nel comunicato che anticipa l’uscita di Zanzibar, che hai scritto il brano per affermare il tuo aspetto ribelle: che cos’è la ribellione? Nel momento storico, nel contesto in cui viviamo, a cosa dobbiamo ribellarci? Nel quotidiano, nei piccoli gesti, come si pratica la ribellione?

La ribellione è personale. Nel mio caso è stata quella di demolire tutto quello che mi avevano messo addosso: parlo di vestiti, di ruoli, di cose che non potevo dire. Tuasorellaminore è la mia rivoluzione personale perché mi sono ricostruita da sola, ho ricominciato da zero cercando di ascoltare solo la mia parte più profonda, cercando di sfruttare la repressione che ho subito, il trauma di non poter mostrare chi ero davvero solo perché rientravo nello standard della ragazza carina che canta bene. Ho voluto trasformare tutto questo in qualcosa di più vero e autentico che aveva bisogno di venire alla luce. Se ognuno di noi fecondasse la propria ribellione fino a vederla nascere io credo ci sarebbe più caos nel mondo ma anche più felicità.

Cercandoti in rete, associati al tuo pseduonimo si leggono spesso gli aggettivi “strana” e “bizzarra”. Non ti annoia questa necessità di sottolineare il fatto che non rispetti gli standard, che hai una tua peculiarità nel presentarti, una tua spiccata personalità anche estetica? Quali aggettivi, invece, ti piacerebbe vederti associati? Cosa, invece, non vorresti si dicesse di te?

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Mia nonna dice con affetto: “Tu devi aver preso da me perché io non sono proprio normalissima”. E io rido sempre da matti. Bisognerebbe capire cosa si intende per normalità e cosa si intende per stranezza. Evidentemente rispetto agli standard di oggi sono un po’ diversa, forse perché indosso sempre dei copricapi colorati (che poi sono i foulard che mi presta mia nonna e che non le restituisco mai), o forse perché trovo che i nomi e le nostre identità siano una prigione, una distrazione da chi siamo veramente.
Vorrei che non si dicesse di me che somiglio a qualcosa che già esiste. Vorrei si smettesse di associare sempre tutto a tutti e che iniziassimo a guardare l’unicità e la diversità che è ovviamente in qualsiasi persona o essere vivente. Perché è proprio da questo banale concetto che derivano tantissimi problemi di attualità come il problema dell’uguaglianza, che a mio parere è sopravvalutata e che non può esistere se non comprendiamo che siamo tutti diversi e quindi tutti necessari, fondamentali e insostituibili gli uni per gli altri. Vorrei poter essere un esempio per chi ha paura di mostrarsi per quello che è, solo perché in tanti gli hanno detto che non è giusto o che non funziona. Vorrei far capire che è meglio suscitare negli altri un “vaffanculo” che un “guarda che figa”. È più autentico, più umano, più antico, ti fa riflettere e in qualche modo ti fa crescere, che tu lo dica o che lo riceva. Un “guarda che figa” è sterile, non significa niente, non porta a niente. Insomma, vorrei si dicesse di me che sono una rompipalle.

Fare musica ed essere donna: sono due cose conciliabili o il fatto di non essere un uomo, preclude opportunità, comporta discriminazioni e bassa considerazione del proprio operato? Anni fa Björk dichiarò che le donne per farsi ascoltare devono ripetere le cose cinque volte, agli uomini basta parlare una volta: sei d’accordo? È così?

Io lavoro con molte persone a questo progetto. Dario Starace è un musicista e una persona senza la quale, per tantissimi motivi, probabilmente Tuasorellaminore non esisterebbe. Lui supervisiona i miei lavori e lascio sempre che ci metta il suo zampino in quello che faccio, perché non è solo un professionista ma è anche qualcuno che ha “sposato la mia causa”, e perché – si sa – le cose fatte insieme agli altri, il mescolarsi, dà alle cose un valore aggiunto inestimabile. Però praticamente tutto il lavoro artistico, dalla scelta del concept ai suoni, dalla scelta delle parti che ogni suono deve fare alle armonie, dalle parole alle melodie, sono il frutto delle mie notti insonni, di giornate intere a farmi rinsecchire gli occhi davanti al computer, di anni passati a smanettare coi programmi per fare musica. Però basta che a una ragazza stia accanto un uomo ed è subito lui che ti produce, è subito lui il capo. È troppo assurdo che una ragazza possa essere la producer, padrona di se stessa e del suo lavoro. Quindi, nonostante nella mia bio ci sia scritto “producer”, nonostante io dica continuamente che mi produco tutto da sola, tutti e dico tutti sono convinti che i miei collaboratori uomini siano i miei produttori. Quindi si, Björk ha purtroppo ragione.

Com’è la situazione musicale a Bari, la tua città natale? Quali sono le/gli artist* non ancora catapultat* nel mainstream che ci suggerisci di ascoltare? Ci sono posti e tradizioni della tua città a cui sei legata e che quando sei lontana ti mancano?

A Bari c’è del fermento musicale purtroppo lasciato alla deriva come avviene un po’ per tutte le città del sud. Ma c’è un potenziale che in altre parti del mondo se lo sognano. E sono certa che presto scoprirete molte perle e talenti di qui. Bari ha una luce molte particolare, quasi accecante, ma che non disturba e che non ho ritrovato in nessun altro posto nel mondo, e io ho viaggiato parecchio. Questa luce e i suoi colori mi mancano sempre quando sono via. Poi mi mancano i miei nonni, i panzerotti, la basilica di San Nicola che unisce oriente e occidente…

Vi suggerisco tre donne super padrone di loro stesse, non ancora mainstream, ma che prenderanno il volo presto e sono Sevdaliza, un’artista iraniana pazzesca, poi Tsar B una producer belga stupenda, e infine una cantautrice e produttrice greca Marina Satti che un po’ come Rosalia unisce i canti tradizionali della sua terra a sonorità moderne ed elettroniche. Il futurismo secondo me sta nel riprendere la nostra storia e rivestirla di attualità. Io, ad esempio, posso anticiparvi che molto presto farò uscire un mio pezzo iperfuturista in cui canto in latino dei versi del “De rerum natura”. Il latino è parte della nostra cultura e quindi della mia storia così come lo è il canto lirico, che ho studiato e che inserisco spesso nelle mie produzioni. Nel nostro passato c’è un pozzo infinito da cui attingere, da rielaborare e da cui farsi ispirare.

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