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Un altro punto di vista sul bullismo: e se il bullo sono io?
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Un altro punto di vista sul bullismo: e se il bullo sono io?

Arianna Latini

Il bullismo, si sa, ha molte facce. Comprende un insieme ampio e variegato di prepotenze, intimidazioni e offese ai danni di una vittima che spesso viene scelta per qualche caratteristica fisica o comportamentale. Fenomeni di bullismo si registrano a scuola, negli ambienti sportivi e, in generale, nelle comitive di adolescenti che tendono a fare gruppo tra loro e a tagliare fuori tutti quelli che non si allineano perfettamente allo stile della compagnia.

Grazie all’aumento della sensibilizzazione al tema, oggi tutti sanno cos’è il bullismo e in cosa consiste. Le campagne di informazione però, nella maggior parte dei casi, si limitano a presentare una situazione ordinaria di bullismo: lo schema classico è quello in cui a essere vittima è una persona timida, magari impacciata, per niente sicura di sé e con qualche difficoltà nello stringere relazioni. Ci possono essere poi caratteristiche fisiche che vengono prese di mira o particolari nello stile e nell’estetica che non vengono accettati socialmente.

Il bullismo da manuale

Insomma, il soggetto-vittima standard ce lo hanno rappresentato in tutte le salse nei teen drama: è quello che viene chiamato “sfigato”, solitamente grasso, con gli occhiali, l’acne o l’apparecchio. Balbetta o comunque non ama essere al centro dell’attenzione. Non è cool e nessuno è interessato a stare in sua compagnia se non altri ragazzi molto simili a lui.

A questa stigmatizzazione della vittima fa eco quella del bullo. Bello o comunque convinto di esserlo, vincente nelle relazioni, ricercato e conosciuto ai più. Abile nel manipolare le persone, magari capitano di qualche squadra sportiva scolastica, circondato da cerchie di amici e ragazze e sempre pronto a umiliare il prossimo.

Questo rapporto “bullo-sfigato”, per quanto esemplificativo della dinamica alla base del bullismo, rischia di ridurre il fenomeno a una questione tra due modi di essere. Si può essere bulli, se si è padroni di sé e del mondo che ci circonda, oppure si può essere bullizzati e schiacciati dagli altri.

Non è così. Il bullismo è di più di uno stereotipo. E riconoscerlo talvolta può risultare davvero insidioso.

Che succede per esempio quando il bullo non sembra tale? Cosa accade quando a essere bullo sono proprio io?

Non solo in due

Come prima cosa è bene sottolineare che nel bullismo non ci sono mai solo due persone. Per quanto i terzi possano starne fuori, la loro esistenza è fondamentale: il senso di vergogna che gli atti di bullismo provocano nelle vittime è un sentimento sociale. Il bullismo non è una semplice litigata tra due individui. Ciò che si dice non rimane tra chi offende e chi viene offeso, ma attraversa la comunità di cui i soggetti fanno parte.

L’aspetto sociale del bullismo è quello che merita sicuramente un’attenzione in più. Tutti quegli occhi e quelle orecchie che, sebbene passivamente, vedono e ascoltano tutto, fanno parte del quadro e non possono essere tralasciati se si vuole capire la reale portata del bullismo.

Il silenzio dei non innocenti

Chi assiste ad azioni di bullismo è parte in causa. Non schierarsi, in questo caso, è già essa stessa una presa di posizione. L’omertà di chi copre i bulli, di chi non denuncia agli adulti le loro angherie, di chi non prova a difendere le vittime, gioca anch’essa un ruolo attivo nella vicenda.

Non basta girare la testa dall’altra parte per prendere delle distanze. Occorre agire.

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Cosa fare per non diventare bulli

Per non trasformarsi nel carnefice bisogna prestare molta attenzione. È molto più facile cedere alla logica della violenza quando il branco ci induce a farlo, piuttosto che dar voce alla nostra coscienza.

Se non sei vittima di azioni di bullismo, sei fortunato. Sfrutta il tuo privilegio per parlarne e per difendere chi è da solo davanti ai bulli. Chiedi aiuto a un adulto e non abbandonare il compagno in difficoltà. Non alimentare le prese in giro sul suo conto, non registrare o diffondere video umilianti per lui. Non contribuire a rendergli la vita a scuola, nello sport o sui social un inferno. Ascoltalo. E, se necessario, intervieni prima che sia troppo tardi.

Se hai alimentato azioni di bullismo, smetti subito. Non tutti abbiamo lo stesso tipo di sensibilità e, per qualcuno, certe vessazioni potrebbero risultare insostenibili. Non hai nessun diritto di rovinare la quotidianità di un tuo coetaneo, inizia a essere una persona migliore da subito, prima che sarà troppo difficile per te cambiare.

Se il bullo sei tu

Se il bullo sei tu, fermati. Chiediti perché lo fai e fermati. Oltre a compromettere la serenità dei tuoi compagni, stai vivendo una vita all’insegna della violenza e della mancanza di rispetto verso il prossimo. Cerca il tuo personale valore e lascialo esprimere. Non hai bisogno di calpestare gli altri per fiorire. L’odio abbrutisce e impoverisce: continuando a umiliare gli altri, ne uscirai più misero di prima. Un giorno la scuola finirà e ti ritroverai senza nulla tra le mani, se non la tua frustrazione nei confronti dell’altro. Smettila di trovare scuse e di colpevolizzare il prossimo: quello che sta sbagliando sei solo tu. Diventa una persona migliore e rendi chi ti ama, ma soprattutto te stess*, fiero di te.

Puoi essere migliore di così. Impegnati a diventarlo.

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