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Unioni Civili: no, non ci vuole ben altro

Unioni Civili: no, non ci vuole ben altro

Articolo di Manuel Carminati

Mi chiedo, come voi, che cosa ci manchi per mettere un punto sulla questione delle unioni civili e degli altri diritti civili non riconosciuti dal nostro Stato. Ormai qualsiasi nazione occidentale ha legiferato sul tema. L’ultima Cipro. Ecco: almeno Cipro pensavo che l’avremmo anticipata.

Si è detto: “Siamo un Paese di conservatori!”
Eppure tutti si dicono riformisti, progressisti, radicali, rivoluzionari. A parole.
Si è detto: “Siamo cattolici, la Chiesa è troppo forte” e le due cose sono ovviamente legate tra loro. Ma quest’ultimo è un alibi che è crollato in Spagna o in Irlanda.
Papa Francesco, col suo accento simpatico e un vigore a cui non eravamo abituati, ci ha spesso lasciato sperare in un’apertura chiara su queste tematiche. Spesso nelle sue uscite ha toccato temi un tempo tabù, ma all’opposizione ferrea dei suoi predecessori, troppo spesso si è sostituito un malcostume diffusissimo: il benaltrismo. Ad esempio quando, rientrando dal suo viaggio in Africa, Francesco ha affermato che l’AIDS non è il vero problema dell’Africa.Di fronte al tema scomodo del preservativo, il “parliamo d’altro”, infastidito e imbarazzato, ha sostituito il NO dogmatico di un tempo. Non pensate che una guida religiosa sia tenuto ad affrontare certi temi? Non credete, come me, che eludere la questione possa essere una resistenza ancora più grave al cambiamento? Dobbiamo ottenere delle risposte e rifiutare ogni indifferenza.

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Non rassegniamoci al cambiamento per mano altrui, c’è da sporcarsi le mani, perché il mondo non lo cambiano le anime belle col vestito stirato. Retorica? Penso invece che di opinioni abbiamo discusso anche troppo e che sia tempo di agire, di andare nei luoghi di potere, ai tavoli che contano con le idee chiare.
Il fulcro dell’opposizione ai diritti civili si è spostato negli anni dal moralismo alla dilagante indifferenza, poiché le tesi conservatrici non reggono più, addirittura nella Chiesa; mentre in Parlamento non si fa altro che posporre un intervento legislativo tra illazioni e ostruzionismo.
Passo dopo passo, c’è un cambiamento epocale da realizzare: dobbiamo andare ovunque e parlare chiaro. Penso ai circoli culturali, associazioni, centri sociali, ordini professionali e sezioni di partito, di ogni colore e posizionamento.
È necessaria partecipazione: per questo scenderemo in piazza sabato 23 in uno dei tanti eventi di #SVEGLIATITALIA e seguiremo con occhio critico il percorso del DDL Cirinnà in Parlamento.

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Prima di mettermi a scrivere questo articolo pensavo a Rosa Parks. Una donna determinata, un’eroina normale, che non ha fatto nient’altro che porre una questione chiara alla società. Non si poteva più tergiversare, quelle richieste obbligavano il mondo a rispondere.
Noi non abbiamo una Rosa Parks e non credo ad azioni plateali, anzi “sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi.” E allora come realizziamo questo cambiamento?
Sono convinto che il primo passo, la conditio sine qua non, sia levare ogni spazio all’indifferenza, prendere di petto la questione e porla al centro del dibattito. E no, non ci vuole ben altro oggi!

Mettiamo a tacere l’indifferenza col rumore delle nostre richieste.
Il benaltrista che riempie il dibattito contemporaneo avrebbe guardato dall’alto in basso Rosa Parks e con sufficienza le avrebbe detto: “Ma signora Parks, si alzi di qui, cosa crede che cambierà?!”
E invece cambiò tutto.

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