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La violenza ostetrica è violenza di genere, dobbiamo fermarla
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La violenza ostetrica è violenza di genere, dobbiamo fermarla

Redazione
Articolo di Angelica Nucera, Dottoressa Ostetrica

L’espressione “violenza ostetrica” appare per la prima volta in ambito giuridico nel 2007, in Venezuela, e viene definita come:

Appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna.

Da allora numerose organizzazioni, associazioni ed enti volti alla promozione e al sostegno della salute si sono impegnati e battuti per fare in modo che questo tipo di violenza venga sempre più identificata, riconosciuta e combattuta all’interno delle istituzioni, degli ambienti volti alla cura dell’individuo e del contesto socio-culturale odierno.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla da decenni di qualità assistenziale e delle cure erogate nell’ambito del percorso nascita (pre-concepimento, gravidanza, nascita e post partum), promuovendo trattamenti adeguati basati su evidenze scientifiche e linee guida che siano quanto più rispettosi dell’integrità psicofisica della diade madre-bambino.

L’interventismo immotivato, l’abuso fisico e verbale, la mancanza di empatia e di rispetto nell’evento della nascita minacciano e compromettono pesantemente la salute ed il benessere delle donne, violando il loro diritto a un’assistenza sanitaria di qualità e mettendo a repentaglio la loro salute. Per salute intendiamo “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non solamente “assenza di malattie o infermità” (definizione dell’OMS). Ad oggi sappiamo che per vivere bene non basta prestare attenzione solo all’aspetto fisico: è necessario curare anche quello emotivo, quello psicologico/psichico e quello sociale.

A cosa ci riferiamo quando parliamo di violenza ostetrica?

Nella violenza ostetrica rientrano tutte quelle pratiche di intervento sul corpo della donna non necessarie, non motivate da una reale necessità clinica ma dettate da abitudini obsolete e non supportate da evidenze scientifiche, praticate per inadeguata organizzazione interna dei reparti maternità, per scarsità di personale, per mancanza di protocolli studiati e validati nelle singole unità operative e che hanno ripercussioni sulla salute psicofisica a breve e lungo termine.

In particolare possiamo elencare diverse forme di violenza ostetrica, fra cui:

– l’abuso fisico diretto
– il clistere
– la depilazione prima del parto
– il ricorso a ripetute visite vaginali da parte di più operatori
– la privazione di cibo e di acqua durante il travaglio
– la costrizione alla posizione sdraiata durante il travaglio
– la negazione di una persona fidata accanto durante il travaglio e il parto
– l’abuso di farmaci adoperati senza reale indicazione
– la rottura artificiale delle membrane
– la manovra di Kristeller (la spinta sulla pancia per far uscire il bambino)
– l’episiotomia (il taglio della vagina)
– il ricorso al parto operativo o al taglio cesareo quando non necessari
– il taglio immediato del cordone ombelicale
– la separazione di mamma e neonato
– lo scarso o assente sostegno all’avvio dell’allattamento

Alle pratiche assistenziali fisiche si aggiungono poi:

– l’umiliazione e l’abuso verbale
– l’assenza di adeguata informazione
– la coercizione e l’assenza di consenso
– il mancato rispetto della privacy
– il rifiuto a fornire strumenti adeguati per il contenimento del dolore
– le discriminazioni legate all’etnia, al livello socio-culturale ed economico

La violenza ostetrica è un abuso e una violenza, ed è illegale

In Italia, l’articolo 32 della Costituzione dichiara che nessun individuo può essere sottoposto senza consenso a trattamento sanitario obbligatorio (salvo poche e precise indicazioni), un consenso che ha valore sia in forma scritta che verbale e che è revocabile dal paziente in qualsiasi momento. La Carta di Ottawa, documento internazionale del 1986, stabilisce le norme per la promozione della salute e del benessere dell’essere umano, ponendo al centro l’importanza delle cure adeguate e l’autodeterminazione del singolo individuo in merito.

Ciò che viene eseguito sui corpi dei pazienti senza il loro consenso e senza il supporto di una reale e dimostrata efficacia è da considerarsi un abuso a tutti gli effetti.

Nell’ambito della violenza ostetrica, stiamo parlando di veri e propri abusi e violenze di genere. Il potere esercitato sul corpo delle donne da parte delle sovrastrutture (istituzioni, Stato, sanità, religione) è da sempre uno degli strumenti più potenti volti alla repressione, alla mortificazione e al controllo del femminile.

In un evento cruciale e intenso quale è la maternità, il diventare genitore, l’arrivo di un figlio, l’esercizio abusivo di potere e controllo sul corpo femminile si traduce in una serie di disastrose conseguenze a breve e lungo termine: traumi fisici, sindrome da stress post traumatico, difficoltà nell’accudimento del neonato e nell’instaurarsi di una relazione genitoriale serena, difficoltà sessuali, dolore cronico, compromissione delle normali funzioni fisiologiche (digestione, defecazione, minzione, ciclicità ormonale), problemi relazionali col partner, ripercussioni nella vita sociale.

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Ad oggi, in Italia non esiste una legislazione per il controllo e la gestione dei fenomeni di violenza ostetrica, che sono purtroppo molto frequenti e hanno conseguenze importanti tra cui la scelta di non avere più figli da parte delle donne che hanno avuto una prima esperienza di parto traumatica (circa 20.000 bambini non nati in Italia per questo motivo).

Nell’aprile 2016, l’organismo multidisciplinare OVO Italia (Osservatorio sulla Violenza Ostetrica) ha indetto una campagna promossa sui social volta a individuare e definire il fenomeno della violenza ostetrica nel nostro territorio: sono state raccolte numerose testimonianze di abusi e violenze legate all’evento nascita tramite condivisione di foto in cui le donne mostravano un foglio o un cartello con la descrizione di ciò che hanno vissuto sulla loro pelle, il tutto accompagnato dall’hashtag #bastatacere. È stato così possibile cominciare a dar voce alle violenze rimaste taciute, custodite nel cuore delle donne, vittime delle più disparate esperienze.

Si stima che siano circa 1 milione (il 21% del totale) le donne che negli ultimi 14 anni hanno subito una forma di abuso o violenza in ambito ostetrico.

L’11 marzo 2016 il deputato Adriano Zaccagnini ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge volta alla tutela della partoriente e del neonato. OVO Italia si sta occupando della raccolta dei dati e del lavoro a livello istituzionale per fare in modo che la violenza ostetrica venga riconosciuta a tutti gli effetti dalla legge italiana. Tra le varie iniziative a cui l’Osservatorio ha preso parte, ne ricordiamo una molto importante: il 25 novembre 2017 un gruppo di donne di ogni regione italiana rappresentanti la violenza ostetrica (ostetriche, madri, attiviste, avvocate, medici e altre) ha partecipato all’evento organizzato a Montecitorio da Laura Boldrini in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, per portare davanti alle istituzioni anche la violenza ostetrica e per far sì che venga riconosciuta e affrontata.

C’è un gran bisogno che il concetto di violenza ostetrica venga sempre di più esposto alle istituzioni e che sempre più persone ne vengano a conoscenza, per poterlo arginare ed eliminare: l’evento nascita merita rispetto e dignità e le donne hanno diritto al rispetto delle proprie volontà, alle cure assistenziali adeguate e sempre più conformi alle linee guida internazionali e alla tutela della propria salute e di quella dei figli che danno alla luce.

È molto importante che i movimenti femministi, intersezionali, inclusivi e di tutela dei diritti umani accolgano tra le fila delle proprie battaglie anche la violenza ostetrica, che è violenza di genere a tutti gli effetti.

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