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Virginia, le stanze e la sessualità
Dark Light

Virginia, le stanze e la sessualità

Giovanni Storiale

«Una stanza tutta per sé.»
L’abbiamo sentita tutti questa frase almeno una volta. Quando si parla di femminismo e Virginia Woolf, spesso decontestualizzando il titolo del saggio del 1929, si banalizza con

Di cosa avevano bisogno le donne nell’Inghilterra degli anni ’20?
– Di una stanza tutta per sé.

Ma per far cosa, in questa stanza, in pochi lo sanno.
È da questa celeberrima frase che prende il titolo Stanze tutte per sé di Nino Strachey, saggio edito in Italia da L’ippocampo e pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 2018.
Nell’affrontare le righe che sto scrivendo sento il drammatico peso di far giustizia a quella che reputo una delle voci più importanti della letteratura mondiale, quella di Virginia Woolf, appunto. Ma lo sappiamo, i gusti sono gusti, e non è detto che ciò che io reputo ben fatto lo sia per tutti. Fortunatamente (per me) nel testo di cui voglio parlarvi Virginia condivide il palco con due personalità di non minor spessore che possono aiutarmi nell’impresa: Vita Sackville-West, amante di Virginia, e suo cugino Eddy Sackville-West.

C’è una domanda che campeggia a lettere cubitali sin dalla prima pagina: è possibile che, come i matrimoni aperti dei tre protagonisti del gruppo di Bloomsbury hanno ispirato romanzi e saggi, la loro sessualità abbia invece influenzato il mobilio delle loro stanze?
Se è vero che gli oggetti personali stimolano la creatività e che in loro c’è un riflesso della persona che li possiede, Nino Strachey (che sa bene di quale stanza parlasse Virginia nel suo saggio) ci accompagna per mano attraverso le stanze delle case che queste tre grandi personalità hanno abitato e, di conseguenza, arredato, con lo scopo di raccontarci della loro vita e della loro intimità. Un saggio fotografico, fatto di parole e immagini esclusive (ho provato a ricercare qualcosa in rete e vi assicuro: c’è davvero poco); un volume unico nel suo genere a partire dal formato, che farà sicuramente bella figura nella libreria di chiunque.

Nato grazie al supporto del National Trust – che preserva le tre abitazioni di cui si parla nel testo – e diviso in tre principali sezioni, Stanze tutte per sé si apre con la descrizione delle stanze di Eddy Sackville-West, personaggio decadente e stereotipicamente femminile nella scelta dei colori, coinvolto in innumerevoli relazioni omosessuali così come la cugina Vita. Passando per Virginia, il cui colore preferito era il verde. Da quel che sappiamo, Virginia ha intrecciato un rapporto sentimentale di tipo omosessuale solo con la Sackville-West, che è stata, insieme a Eddy, di fondamentale ispirazione per la stesura del famoso romanzo Orlando del 1928. L’ultima è la sezione dedicata alle stanze ispirate all’età Elisabettiana di Vita e di suo marito Harold Nicolson.

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Quello di Nino Strachey è un espediente formidabile: raccontare nel dettaglio alcuni episodi biografici – quasi sempre curiosi e insoliti – guardando ai mobili, ai libri e ai colori scelti per le case di Knole, Sissinghurst e Monk. Strachey sottolinea a livello sociologico i difficili legami che i tre hanno avuto tra loro e con altri: amici, amanti, mariti. Studiando gli oggetti posseduti dal trio di Bloomsbury, indica il loro rapporto con la sessualità e il genere con una rara chiarezza espressiva e concettuale.

Il risultato è piacevolmente complesso, come complesse sono state le vite di queste personalità che, non solo grazie alla loro voce, ma anche attraverso gli oggetti acquistati per arredare le loro case, hanno spinto la società prima inglese, poi internazionale, verso abitudini più libere, più emancipate, più queer.

Stanze tutte per sé è disponibile su Amazon, IBS.it e in tutte le librerie.

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