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WLB: “Work-Life Balance” o “World Biggest Lie”?

WLB: “Work-Life Balance” o “World Biggest Lie”?

Le donne e le persone socialmente riconosciute come tali in Italia lavorano davvero? E se la risposta è affermativa, quante di loro godono di una vita equilibrata e lontana dalle responsabilità familiari al pari degli uomini lavoratori con famiglia?

Una diapositiva della nostra realtà su suolo nazionale.

Regno Unito, anni ’70: all’interno del mondo del lavoro, grazie alla branca della psicologia che si occupa della salute mentale di lavoratrici e lavoratori già dal tardo ‘800, viene coniato il termine “Work-Life Balance”, letteralmente tradotto con “equilibrio vita-lavoro”.

L’espressione Work Life-Balance, che per praticità abbrevieremo in WLB, designa lo stato in cui unə lavoratorə si sente pienamente appagatə o almeno soddisfattə dall’equilibrio che ha creato e instaurato tra quella che è la sua realtà lavorativa e il proprio tempo libero. Quella fatta da relazioni, aspetti sociali e culturali, e passioni. È un concetto estremamente legato sia alla sfera personale, poiché ogni individuo è unico e possiede peculiarità proprie, sia alla sfera culturale. Dal 1900, con la globalizzazione, la necessità di introdurre questo concetto diventa fondamentale per ricordare ancora una volta che il lavoro – non sempre – nobilita le persone, anzi! Sarebbe giusto dimenticarsi della propria professione, anche solo per qualche ora della giornata, e dedicarsi a qualcos’altro, che ci faccia stare bene soprattutto con noi stessə.

Dall’alba dei tempi le donne – madri e/o mogli – sono state relegate, con il ruolo di “angelo del focolare”, a detentrici della cura della casa e deə figliə, private di qualsivoglia identità fuori dalle quattro mura domestiche che non fosse legata a nient’altro che a quello.
Ma allora, di quale lavoro ed equilibro si sta parlando?
Con la modernità, il ruolo della donna lavoratrice è finalmente diventato una realtà oggettiva, dalle professioni più comuni legate alla “cura”, sino alle maggiori cariche politiche.

Il femminismo ha rivendicato un posto per le donne e chi appartiene al genere femminile, anche se non dalla nascita, con l’obiettivo di non relegarle a stare un passo indietro all’uomo, ma affianco, per poter godere degli stessi identici diritti. Ma siamo davvero sicurə che nel 2023, il WLB esista davvero per tuttə quantə, allora? O meglio, che questo concetto sia applicabile a tuttə ma soprattutto alle donne e alle persone socialmente riconosciute come tali? I fatti e i dati ci raccontano qualcosa di diverso. E ne abbiamo un esempio lampante adesso, a due anni dopo la pandemia.

Con l’arrivo del Virus COVID-19, nel marzo 2020, la nostra vita è stata completamente travolta. Gli spazi lavorativi, sociali, di condivisione sono stati come annullati e relegati tutti all’interno delle mura domestiche, per la maggior parte racchiusi dentro un PC. Le dimensioni a cui il WLB si riferisce – lavorativa, sociale, relazionale – si sono concentrate, non per nostra scelta, all’interno dello stesso contesto finendo per diventare un continuum circolare senz’aria e senza via d’uscita. E chi ne ha risentito di più? Chi ha “perso” in partenza? Esattamente le categorie già svantaggiate, già schiacciate dal sistema, e tra queste, sempre loro, le donne.

I dati Istat del Mercato del lavoro e delle politiche sociali su suolo italiano relativi al 2020 parlano chiaro: la percentuale di donne che ha perso il lavoro rispetto agli uomini durante la pandemia, se si guardano i numeri è esattamente il doppio. Il gap occupazionale è netto e parla chiaro. Se nel 2020 a fronte del primo lockdown 500.000 italianə hanno perso il proprio lavoro, qualsiasi esso fosse, a rimetterci, con un gap del 2% rispetto alla controparte maschile, sono state quasi sempre le donne. E le riassunzioni non sono state più magnanime, anzi.

A fronte di questi dati quindi ci si chiede: quale equilibrio vita-lavoro può esistere per una “categoria” che il lavoro fa fatica pure a trovarlo, figuriamoci a tenerselo?
Ma è davvero colpa soltanto di un periodo fragile come quello della pandemia se attualmente le donne soffrono o non godono di un concetto come quello del WLB? La risposta, purtroppo, è no.

In Italia, in buona parte delle famiglie etero, oggigiorno, vige ancora l’imperativo culturale di stampo patriarcale. Questo determina una condizione che non permette alle donne, che già subiscono una situazione lavorativa precaria, il raggiungimento del WLB almeno in un contesto protetto come quello relazionale e familiare.

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Il ripetersi di schemi obsoleti e sessisti, che continuano a giustificare la mancanza di un contributo attivo nel contesto famigliare da parte del partner maschile e che vedono la donna come unica parte attiva nella gestione della casa, ed eventualmente nel ruolo di caregiver, contribuiscono a rendere difficile il raggiungimento di un equilibrio che possa davvero ritenersi tale. Infatti, se già le donne subiscono una situazione lavorativa precaria, per ragioni intrinseche a un mercato del lavoro poco attento al contesto sociale, e in più sono sovraccaricate all’interno delle quattro mura, allora nemmeno in un ambiente che dovrebbe essere protetto e libero, come quello relazionale e famigliare, possono trovare la propria dimensione e godere del diritto intrinseco che promuove il WLB.

È necessario, a questo proposito, ricordarsi che il concetto che il WLB promuove non è quello dell’ideale del lavoro dei sogni e una vita sociale perfetta, ma di un giusto bilanciamento tra ciò che il mondo del lavoro offre e ciò di cui noi possiamo godere al di fuori.
Il concetto del Work-Life Balance entra nel nostro mondo in punta di piedi, con l’intenzione di migliorare la condizione generale di qualsiasi essere vivente con raziocinio. Una possibile soluzione a fronte di tutti questi ragionamenti sarebbe che la politica, internazionale e non, si occupi di guardare in faccia la realtà e istituire delle norme legislative a difesa di queste situazioni che sono tutto fuorché rare. C’è la necessità di un rilancio di politiche sociali, familiari e di paternità, che, rivolgendo la loro attenzione soprattutto alle persone con famiglia e figliə, educhino a ribilanciare i doveri e responsabilità, non costringendo più solo la madre, la nonna, la zia, la sorella maggiore, al ruolo di caregiver.

I Millenials e la Gen-Z, grazie a un pensiero comune e condiviso, ritengono l’aspetto del WLB cruciale per l’azienda o la realtà lavorativa in cui andranno ad inserirsi. Ci vuole educazione collettiva, quella che anche queste generazioni stanno provando a trasmettere alle più anziane, al fine di scardinare gli stereotipi legati alla cultura che vuole le donne esseri perfetti e infallibili, che non devono realizzarsi se non in quanto macchine riproduttive, e che quando detenenti un lavoro, oltre che essere madri e compagne, possano anche sentirsi libere. Libere di gestire il proprio tempo, denaro, risorse, attività lavorativa o carriera di studi, arrivando a una condizione di sano benessere psicofisico slegato da sensi di colpa e sofferenza.

Il WLB dovrebbe diventare obbligatorio definitivamente, ed essere applicato in contesti che diventino una volta per tutte, e per sempre, egualitari e condivisi da tuttə.

Fonti: istat.it
Immagine cover sito (collage) – Foto di Pavel Danilyuk (pexels) https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-fiori-modello-in-piedi-8422461/ + Immagine di Freepik https://it.freepik.com/foto-gratuito/natura-morta-che-illustra-il-concetto-di-etica_26407555.htm#query=balance&position=1&from_view=search&track=sph
Immagine sito orizzontale (ragazza che scrive) Foto di Ketut Subiyanto (pexels) https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-ufficio-lavorando-business-4623520/
Immagine sito orizzontale (ragazza con cane) Foto di Samson Katt https://www.pexels.com/it-it/foto/libero-professionista-afroamericano-femminile-utilizzando-laptop-e-bere-caffe-5256142/
Immagine sito orizzontale (ragazza con donna anziana) Foto di Andrea Piacquadio (pexels): https://www.pexels.com/it-it/foto/figlia-adulta-gioiosa-saluto-madre-senior-sorpresa-felice-in-giardino-3768131/
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