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WOWomen 2019: torna il festival dedicato alla creatività delle donne
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WOWomen 2019: torna il festival dedicato alla creatività delle donne

Valeria Lucia Passoni

La notizia bella è che torna WOWomen Festival– La creazione è femmina, una giornata interamente dedicata alle attività professionali e artistiche svolte da donne e che si terrà il 9 giugno, dalle 10 alle 23 a Brescia, presso il quartiere del Carmine.

La notizia brutta è che le cosiddette quote rosa o iniziative tutte al femminile sono spesso criticate e lo sono ancora di più da coloro i quali non si rendono conto che non avremmo bisogno di iniziative ad hoc, se le donne fossero coinvolte di norma e regolarmente nelle attività ordinarie quanto straordinarie della società, e se a loro fossero riconosciuti il merito, la bravura e il talento parimenti a quanto accade ai colleghi uomini.

Per questo motivo, è fondamentale che iniziative come WOWomen vengano supportate, frequentate e continuino a esistere.

Perché-ce-n’è-bisogno.

Quest’anno è possibile sostenere il festival WOWomen in due modi: sia partecipando fisicamente a Brescia a questa splendida iniziativa che contribuendo al crowdfunding sulla piattaforma produzionidalbasso.com, una modalità di finanziamento scelta dalle organizzatrici per rendere il progetto ancor più partecipativo e aperto ai contributi di chiunque ne condivida le finalità.

Per chi sarà presente il 9 giugno, con il patrocinio del Comune di Brescia e il supporto dell’Associazione Carminiamo e dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, lo staff di WOWomen ha invece pensato a un percorso ricreativo, formativo e completamente gratuito, composto da oltre 20 appuntamenti dedicati ad adulti e bambini, nei luoghi più significativi del quartiere Carmine e in cui saranno anche previsti punti di ristoro: i giardini e il chiostro di via Odorici, gli atelier artistici e i locali aderenti all’associazione Carminiamo, Palazzo Gaifami – sede storica della Croce Bianca -, il Cinema Nuovo Eden e la galleria d’arte Specchio41 .

Un centinaio sono le professioniste che saranno coinvolte in attività trasversali per promuovere il confronto tramite l’esplorazione di ambiti diversi – dalla body confidence al burlesque passando per musica, cinema e artigianato – attraverso dibattiti, workshop, performance.

Tra le protagoniste degli appuntamenti di WOWomen Festival 2019 ci sarà anche Alessandra Pescetta, talentuosa regista, sceneggiatrice, produttrice e docente al Centro Sperimentale di Milano, che con le sue opere di videoarte e cinema ha partecipato a numerosi festival cinematografici internazionali tra i quali la Mostra del Cinema di Venezia: della sua arte e della masterclass che terrà il 9 giugno a Brescia, abbiamo parlato con lei mentre si trovava in Corea quale unica rappresentanza italiana del progetto Unesco City of Film.

Alessandra, ci spieghi la differenza tra i ruoli di regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, e qual è il percorso da seguire per svolgere queste professioni?

La sceneggiatura è il terreno fertile su cui coltivare una regia ben radicata, la produzione deve dar la possibilità di farla fiorire al meglio, con tanta luce e dedizione perché qualche tempesta non rovini il raccolto.

Ci racconti la tua giornata tipo?

Dipende dai periodi. Giornate dedicate a scrivere, a creare, a studiare temi da sviluppare nelle storie; giornate invece sul set, dando vita ai progetti da tanto tempo pensati o a progetti che nascono quasi sul set. Giornate in cui sto a stretto contatto con i miei studenti, vedo nascere le loro idee, li aiuto a svilupparle. Periodi in cui tutto si mescola e si rischia di essere travolti.

Tra i tuoi lavori, ce ne indichi tre per conoscerti meglio?

Posso parlare dei temi che mi interessa aver affrontato più che del risultato. In questi ultimi 10 anni ho messo al centro della mia indagine i mondi relazionali ed emozionali di protagoniste femminili che vivono in Paesi stranieri e su temi sociali quali l’ambientalismo e i disturbi alimentari. Forse a rappresentare un’essenza del mio lavoro è il lungometraggio “La città senza notte”, che mette insieme tutti i linguaggi con i quali comunico: videoarte, videoclip, narrazione, teatro, pittura. “La città senza notte” è tratto da uno splendido racconto breve di Francesca Scotti (“La pace di chi ha sete e sta per bere”). Con lei da quasi 10 anni scrivo la maggior parte dei lavori, anche con la collaborazione del mio compagno Giovanni Calcagno, con il quale coordino La casa dei santi, la nostra associazione che si occupa di produzioni di cinema, teatro e videoarte.

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Hai lavorato in ambito musicale e con famosi marchi internazionali, poi hai iniziato a concentrarti – come dicevi – sull’universo femminile e su temi sociali quali l’ambientalismo e i disturbi alimentari. Com’è avvenuto questo passaggio, come si è concretizzata questa scelta di spostare il focus dei tuoi lavori?

I confini sono molto sottili perché anche in pubblicità ho fatto molti lavori sociali. Per esempio “Crisalide”, sul tema di disturbi alimentari che poi ha avuto un importante riconoscimento a Cannes, e “Fratelli dell’uomo”, sul disequilibrio ecologico che nel 1999 ha segnato il mio ingresso nel mercato internazionale. Anche mentre mi dedicavo alla pubblicità, parallelamente portavo avanti la mia ricerca in altri ambiti più indipendenti.

In qualità di docente, che consigli daresti ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera di regista? Cosa fare, cosa non fare, quali scelte privilegiare?

La scuola è molto importante, ma la propria ricerca personale è fondamentale perché quello che si coglie con la macchina da presa non sia un esercizio estetico ma un modo per poter comunicare piccole grandi idee.

Parteciperai al WOWomen, piccolo spoiler su cosa accadrà: come sarà impostata la masterclass che terrai?

Lo sguardo della dea: come nasce un’idea e come farla fluire.
Spesso abbiamo delle idee e non riusciamo a trasportarle né sulla carta né sullo schermo. Ecco un modo per farla germogliare.

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