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Intervista a Yoniro, cantautrice gipsy che combatte il patriarcato
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Intervista a Yoniro, cantautrice gipsy che combatte il patriarcato

Valeria Lucia Passoni

Yoniro, anima gipsy, sospesa tra l’Italia e l’Australia, amante della luna e della discoteca, è una giovane cantautrice libera e schierata, contro il patriarcato e gli stereotipi femminili.

Il suo singolo, “Bambina Bambolina“, che fonde sound futuristico e l’Artwork 3D e di cui è uscita anche una versione in spagnolo, è un brano di rinascita, un manifesto e una dedica a tutte le donne che sono cresciute senza raggiungere una propria consapevolezza dell’oppressione patriarcale.

Con lei abbiamo parlato delle sue origini, delle sue radici e della sua musica.

Yoniro, per conoscerti meglio, ti chiediamo di raccontarci chi sei descrivendoti con le/gli artist* che ti hanno fatto innamorare della musica, i tuoi miti musicali che ti hanno stregata da piccola e fuori dalla musica, quali sono i tuoi riferimenti artistici.

Sono stata cresciuta con Bennato, Baglioni, Kate Bush e i Daft Punk, con le parentesi dance delle estati calde anni Novanta. Durante l’adolescenza mi sono divisa tra hip-hop underground e punk rock ma ero bionda ossigenata perché amavo alla follia Lady Gaga. Diciamo che conoscermi in base a ciò che ascolto e ho ascoltato è complesso: io amo la Musica, la buona musica, di qualsiasi genere sia. Sono sempre stata stregata dal mito delle dive anni Ottanta, ma nel mio cuore ci sono Francesco Bianconi, Lana Del Rey, i Depeche Mode. Fuori dalla musica: Marina Abramovich, Alejandro Jodorowsky, le sorelle Wachowski. Yoniro viene da tutto questo.

Con il tuo nuovo singolo combatti l’idea di donna perfetta. Cosa si può fare, a partire dal nostro quotidiano, dai famosi piccoli gesti che tutti possiamo compiere, per opporci a questo stereotipo? A livello artistico, invece, cosa l’arte, le operatrici e gli operatori del settore possono fare?

Credo che una cosa molto importante da fare sia isolare tutto il materiale che ci viene propinato da social e media e identificarlo come fasullo. Un’altra cosa che mi ha aiutata personalmente è stata smettere di pretendere la perfezione dall’immagine femminile, quindi imparare ad amare i difetti delle altre donne, a ogni critica sostituire una lode. Di conseguenza, smetterla di fare scelte pensando che gli altri pretendano la perfezione da me.

Per quanto riguarda l’arte e il “settore”, purtroppo lì dove ci sono interessi economici, sussiste un legame con un sistema che ha ancora bisogno di propinarci determinati stereotipi. Per cui fino a quando non cambierà la domanda, la proposta rimarrà sempre la stessa. Dovrebbero essere le persone a chiedere all’arte, come a qualsiasi altro settore, di superare quest’idea di donna perfetta. Con convinzione, ad alta voce.

Parliamo di stereotipi che penalizzano le donne. Cosa possiamo fare per abbatterli?

Potrei fare tanti bei giri di parole, ma la verità è che siamo nel 2021 e la retorica e la sofistica non ci hanno portato da nessuna parte. Dobbiamo pretendere che si metta un punto. Bisogna parlarne, continuamente. Anche perché gli stereotipi legati al femminile creano delle problematiche sociali che non riguardano solo le donne, ma individui di ogni genere. Questa è una guerra. Bisogna schierarsi e lottare.

Hai iniziato a scrivere canzoni nel dormiveglia: ci racconti di più di questo tuo particolare? Come nasce una tua canzone?

Da quando ho iniziato a sognare lucido per mia volontà, le melodie hanno iniziato ad arrivare da sole, nel momento del dormiveglia. Ed è per questo che sono così legata al mondo onirico. Molto spesso mi sveglio con una melodia o non riesco a prendere sonno perché sul più bello l’orchestra inizia a suonare da sotto il cuscino. Ed è per questo che non riservo mai del tempo per scrivere. Voglio che le canzoni arrivino da sole. Odio l’idea che si possa programmare questa parte del processo creativo.

Ti definisci una cantautrice indipendente: cosa significa oggi essere indipendenti? In quali aspetti e con quali modalità si concretizza nel mercato musicale?

Mi definisco indipendente perché il mio progetto sono io, a partire dalla parte puramente artistica, passando per la produzione esecutiva, la direzione artistica, eccetera. Questo significa una cosa molto semplice: fare un lavoro “normale”, come tuttə e decidere di investire i soldi guadagnati nella propria arte, piuttosto che in una famiglia, in un immobile, o altro. È una scelta di vita e come ogni scelta comporta delle rinunce. Al momento non so dirvi neanche se si concretizza in qualche modo sul mercato musicale. Io sono un’artista poco conosciuta tra l’altro: attualmente mi seguono quasi 6K persone su Instagram. A me va bene così, mi interessa creare cose belle, se mi fosse interessato il mercato non avrei rinunciato a contratti e non spammerei in giro slogan contro il patriarcato.

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Ti dividi tra Milano, Salento e Australia: cosa ti lega a questi luoghi? Quali sono, musicalmente parlando, le ispirazioni che trovi in questi tre posti? Se potessi mettere insieme una mini compilation di tre brani per ognuno di queste tre realtà geografiche, quali canzoni inseriresti?

Milano è casa, il Salento il mio posto del cuore e l’Australia il mio rifugio. Sono originaria di Milano, cresciuta in Salento e attualmente vivo in Australia. Milano è sempre stata l’elettricità dei club e la poesia dei Navigli tristi, il Salento è la magia del mare e delle sirene, la lirica della discoteca e le litanie di tempi lontani, l’Australia è un affaccio verso il panorama artistico internazionale, uno sguardo diverso da cui osservare, stimolo diverso per creare.

Milano: La guerra è finita – Baustelle, Chosen – Blood Orange, Deja-vu affair – Sofi Tukker
Salento: L’Amour toujour – Gigi D’Ag, Papà Perché – Zucchero, Moon – Kid Francescoli
Australia: Midnight in a perfect world – DJ Shadow, Dirty Deeds Done Dirt Cheap – AC/DC, Darkest Hours – Sevdaliza

Cosa ci sarà dopo la pubblicazione di “Bambina Bambolina”? Su quali tuoi sogni sei al lavoro perché si realizzino?

Dico solo che sto lavorando al prossimo singolo e a qualche sorpresa nel frattempo. Il mio unico sogno è continuare a fare quello che faccio, continuare questo processo creativo. La parte importante è il percorso, il momento presente. Non lavoro per un sogno, il mio sogno è continuare a lavorare a tutto questo e si avvera ogni giorno.

 

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