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Lo sgombero di “Mi cuerpo es mio”: come l’Italia non vuole davvero tutelare le donne

Lo sgombero di “Mi cuerpo es mio”: come l’Italia non vuole davvero tutelare le donne

Quando sembra che l’attenzione sul tema della violenza di genere sia al suo apice – ben 500 mila persone hanno partecipato alla manifestazione per il 25 novembre a Roma – arriva la notizia dell’ennesimo sgombero di un consultorio autogestito: si tratta del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio” di Catania che, insieme allo studentato 95100 e alla sede locale del collettivo femminista Non Una di Meno, si trovano in un edificio in pieno centro città e offrono numerosi servizi alla comunità catanese.

Dal 2019 ad oggi il consultorio ha creato una rete di figure professionali come mediche, avvocate, psicologhe, educatrici e tante altre che potessero concretamente accompagnare le donne in percorsi delicati come l’uscita da una situazione di violenza, un’interruzione volontaria di gravidanza o la denuncia di una violenza sessuale.

L’occupazione dell’edificio: la risoluzione di una carenza istituzionale

Ma facciamo un passo indietro: l’edificio viene occupato nel 2018 da alcunə studentə universitariə per far fronte alla mancanza di posti letto per ə studentə che ne risultavano beneficiariə (un problema diffuso e radicato in tutta Italia). La situazione abitativa drammatica ha convinto ə studentə a occupare l’edificio situato in via Sant’Elena, un tempo sede degli uffici della Facoltà di Giurisprudenza ma ormai abbandonato da decenni.

Come scritto nella petizione per l’assegnazione dello spazio su change.org:
“Era febbraio del 2018 quando, in quanto studenti universitari e studentesse universitarie ci trovammo a vivere, con moltissimi altri e altre, una beffa: essere “idonei non assegnatari” a borse di studio e posto letto, ovvero coloro i quali hanno per legge un diritto ma a cui la Regione non riesce a garantirlo per scarsità di fondi. In questi anni ci siamo presi/e cura dello spazio, lo abbiamo fatto fiorire, lo abbiamo ripulito ed abbellito e sappiamo che a testimoniare ciò ci sia una moltitudine di persone che hanno vissuto, insieme a noi, la fatica nel ridare vita ad un posto abbandonato dagli enti preposti.”

La situazione dei consultori in Italia: perché “Mi cuerpo es mio” è uno spazio fondamentale per la comunità

Dopo l’occupazione studentesca, l’edificio diventa anche sede del consultorio autogestito “Mi cuerpo es mio”. Spazi come questo rimediano in modo gratuito tramite volontariato all’assenza di servizi che dovrebbero essere forniti dallo Stato: sportelli antiviolenza, percorsi di accompagnamento all’interruzione volontaria di gravidanza, un laboratorio permanente di educazione alla sessualità e all’affettività, ma soprattutto uno spazio fisico e una comunità in cui costruire l’autonomia delle donne.

Ho parlato con Valentina, una volontaria di “Mi cuerpo es mio”, che mi ha raccontato il loro strenuo lavoro per offrire questi servizi: per legge dovrebbe esserci un consultorio ogni 20.000 abitanti, ma a Catania – in realtà, in tutta Italia – non è così.

Secondo l’Indagine nazionale sui consultori familiari 2018-2019 pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) i consultori in Italia sono 1.800, uno ogni 32.325 abitanti, quindi il 60% in meno di quelli che servirebbero (fonte: Ansa).

Nonostante l’urgente necessità di spazi che offrano i servizi sopraelencati, il 5 dicembre 2023, mentre a Padova si celebravano i funerali di Giulia Cecchettin, a Catania il centro antiviolenza è stato sgomberato con un grande dispiego di Forze dell’Ordine.
L’accostamento dei due eventi è tristemente ironico: il femminicidio che ha risvegliato la coscienza popolare sul tema della violenza di genere viene accompagnato dallo sgombero di un centro formato proprio per combattere – gratuitamente – questo stesso fenomeno.

Valentina racconta le modalità dello sgombero e il disinteresse del Comune per salvare le attività offerte dal centro: “Il Comune di Catania non ha cercato alcuna mediazione, ma è arrivato subito a sgomberare con un impiego di forze dubbio: lo sgombero è stato abbastanza dubbio per la modalità in cui è avvenuto, con telefoni sequestrati e 50-60 poliziotti. Ma soprattutto non è stata cercata alcuna trattativa prima dello sgombero per tutelare quelle che sono le attività svolte in quello stabile. Sono settimane che tutta la politica istituzionale si è svegliata scoprendo che esiste la violenza di genere quando da anni movimenti femministi e transfemministi, associazioni e centri antiviolenza provano a porre l’attenzione sul fatto che c’è un’effettiva emergenza a tutti gli effetti”.

Lo sgombero di questo centro antiviolenza non è un caso isolato, visto che da alcuni mesi a Roma si è tornato a parlare dello sfratto della Casa delle Donne e Centro Antiviolenza autogestito “Lucha y Siesta”.

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Abbiamo bisogno di spazi per costruire l’indipendenza delle donne

Realtà come queste dovrebbero essere preservate e sovvenzionate soprattutto visto il momento storico in cui viviamo, che vede sì un aumento dei casi di violenza di genere ma anche della consapevolezza generale sul tema.

Valentina conferma questa tendenza alla consapevolezza – specialmente nelle giovani ragazze – e racconta che “dopo la pubblicazione degli audio di Filippo Turetta a Giulia Cecchettin, molte ragazze ci hanno detto “vorrei parlare di questa cosa, perché anche il mio fidanzato mi invia messaggi simili””. Non a caso dopo i dettagli emersi sul femminicidio di Giulia Cecchettin e le denunce della sorella Elena e del padre Gino, le richieste di aiuto al 1522 sono aumentate fino a toccare le 400 telefonate al giorno (fonte: La Repubblica).

Quello che sfugge alla maggior parte delle persone è che un consultorio autogestito come “Mi cuerpo es mio” non solo sopperisce alla mancanza di strutture e risorse statali, ma ha soprattutto un impianto autonomo basato sul sostegno e la relazione tra donne: questa è l’origine dei consultori femministi fin dagli anni ‘70, che non si sono mai limitati alle visite mediche o al supporto psicologico, ma hanno costruito dei veri e propri spazi dove creare indipendenza e informazione, due elementi fondamentali per uscire da dinamiche di violenza di genere.

Oltre all’importante funzione del Centro, non è da sottovalutare la presenza di un luogo simile in pieno centro città.
Durante la nostra conversazione Valentina, si solleva un’altra questione:
“Ora c’è una raccolta firme (che si trova a questo link, nda) per chiedere l’assegnazione dello stabile a noi, sulla base dei progetti che c’erano. Una cosa che faremo nel caso in cui scelgano di non affidarcelo è monitorare cosa verrà fatto dello stabile: non ci sta bene che un posto animato e riqualificato per sei anni venga semplicemente adibito all’ennesimo hotel, o ad un’altra struttura ad uso e consumo di pochi”.

La questione femminista si interseca con la gentrificazione delle città, sempre meno pensate per offire servizi aə propriə cittadinə e sempre più improntate al turismo e quindi a prezzi inaccessibili. La rilevanza di questo spazio è quindi anche nella sua funzione di “rottura” rispetto ad un centro città sempre più appannaggio di pochi benestanti e dei turisti.

Fonti:
https://www.ilpost.it/2023/12/08/mobilitazione-contro-sgombero-consultorio-catania/
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2022/07/13/iss-in-italia-ci-sono-1.800-consultori.-il-60-in-meno-del-fabbisogno_d306859d-f2af-4a89-96bb-b7f90b0dea25.html#:~:text=In%20Italia%20ci%20sono%20circa,meno%20di%20quanti%20ne%20servirebbero
https://alleyoop.ilsole24ore.com/2023/11/09/violenze-sessuali-costante-aumento/?refresh_ce=1
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Foto di Pavel Danilyuk: https://www.pexels.com/it-it/foto/donne-frustrazione-tenendo-testo-8553146/
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