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Boys don’t cry: Ted Lasso e Bell Hooks sono d’accordo?

Boys don’t cry: Ted Lasso e Bell Hooks sono d’accordo?

Disclaimer: l’articolo riprende la schematizzazione binaria di genere riportata nel saggio di Bell Hooks, La volontà di Cambiare. Pertanto c’è una semplificazione evidente che punta a contrapporre e far dialogare il genere maschile e femminile, perseguendo una polarità che esclude le identità fluide. Spero che si riconoscano le motivazioni dietro questa scelta.

Mio padre da giovane giocava a calcio. Quando mi parlava delle partite avevo accesso alla sua emotività, un mondo nel quale a nessuno era permesso entrare. Lo vedevo tornare bambino, ridimensionarsi fino a confondere i suoi desideri con i miei. Sapevo che ad accomunarci era un bisogno, quello di essere visti. Un ragazzo con le scarpe chiodate che corre sull’erbetta quasi divorandola vuole vincere, dominare, come gli viene insegnato, ma soprattutto essere osservato. Il lato più umano che mio padre mi abbia mai mostrato è quello del bambino che disperatamente voleva che suo padre, a sua volta, dagli spalti tenesse d’occhio ogni suo movimento. Ma mio nonno non ha mai amato le gradinate e temo che qualcosa abbia suggerito a quell’adolescente stretto in maglietta e pantaloncini sintetici che fosse ora di crescere, e che questo più o meno coincidesse con non desiderare più di essere amati.

Al di là degli ovvi daddy issues, sono sempre finita a frequentare dei calciatori. Quegli stessi uomini mi hanno ferita e umiliata, hanno dipinto come infantili i miei comportamenti e i miei pensieri poiché non li comprendevano. E incrociando per l’ennesima volta un sedile vuoto nella platea ho deciso che anche per me fosse arrivato il momento di crescere e, come avevano fatto loro, rinunciare a essere vista. Ho odiato mio padre e molti uomini nella mia vita per avermi portato via tanti anni di amore, ma ho odiato ancora di più me stessa per non essere riuscita mai ad odiare fino in fondo nessuno di loro. In prima battuta, il femminismo mi ha insegnato la rabbia verso le ingiustizie subite e le cicatrici emotive fisiche infertemi da coloro che a lungo ho considerato nemici, ma poi mi ha mostrato un’altra via: una strada comune per la guarigione, poiche anche essi avevano delle ferite, seppur diverse dalle mie.

Se è vero, come ogni profilo di blanda psicologia su tik tok suggerisce, che non si può decidere come e in che misura cambiare le persone, allo stesso tempo l’amore funge da catalizzatore per la crescita. L’amore ricevuto darebbe agli uomini la possibilità di raggiungere l’età adulta senza sentirsi disconnessi dal mondo e disposti ad accettare la propria vulnerabilità. Infatti, nonostante la rabbia, la depressione derivante dalla vergogna di provare sentimenti e dall’incapacità di saperli vivere, il senso di impotenza per non avere ottenuto tutto quello che gli era stato promesso, c’è una possibilità per loro: l’amore che possono ricevere e, quindi, dare a loro volta.

Un’interpretazione sbagliata del femminismo, inteso come una crociata contro il genere maschile piuttosto che come un tentativo di scardinare il sistema patriarcale, ha allontanato generazioni di uomini, isolati in un guscio di mascolinità che, in seguito alla rivoluzione sessuale, compresa quella nel mondo del lavoro, si è svuotata ormai di ogni pratico significato. Se il patriarcato aveva allontanato gli uomini dalle donne, l’emancipazione di queste li ha resi degli esseri sconosciuti ai loro occhi, di cui si sa veramente poco se non gli aspetti più violenti. Questo, per sommi capi, è quanto sostiene bell hooks nel suo libro La volontà di cambiare.

Come lei, mi sono chiesta a un certo punto come sopperire a questa mancanza, reale e dolorosa in me, di conoscenza e amore degli uomini. Per tutto quel tempo la risposta era stata davanti ai miei occhi, illuminata da luci al neon e avvolta in un sommesso brusio di voci: tornando su un campo da calcio. Per essere più specifica, uno calpestato da un americano baffuto, un suo amico dedito alle droghe allucinogene e da una dozzina di inglesi. Ted Lasso è una serie prodotta da Apple Tv arrivata alla terza stagione quest’anno, ma non solo: è uno spiraglio aperto su uno dei mondi più maschili e maschilisti che esistano, quale appunto quello del calcio, non con il mero intento di mostrarne le criticità e le fragilità, ma anche di proporre un cambio di paradigma, o come sarebbe più giusto dire, di tattica. Viene dimostrato, sicuramente in chiave ottimista e talvolta didascalica, che gli uomini, e anche le donne vittime allo stesso modo del patriarcato, possono riposizionarsi in un orizzonte comunitario, in cui la gentilezza, ma soprattutto la vulnerabilità e la condivisione empatica sono posti in primo piano rispetto ai valori derivanti da un’etica machista di dominazione. Ogni personaggio, compreso lo stesso Ted Lasso, che ha il ruolo di allenatore e maestro nello sviluppo emotivo dei membri della sua squadra, segue un percorso verso una maggiore integrità.

Uno sport di squadra è un terreno fertile in questo senso, dal momento che costringe al rapporto con l’altro e può fungere da microclima in cui simulare e osservare quello che accade nella società della iper-connessione in cui viviamo. Lungi da essere di per sé vantaggiosa, lo sviluppo della relazione con chi ci sta accanto va regolata. Così mentre il coach novellino impara le regole del calcio, allo stesso tempo ne suggerisce altre per la socialità. Il controllo esercitato dal concetto di mascolinità, al quale i ragazzi sentono a tutti i costi di dover aderire, è evidente nelle dinamiche degli spogliatoi: non tutti i discorsi, non tutti i gesti sono accettati. Un passato doloroso, come nel caso del personaggio di Jamie Tartt, o le ansie di Roy Kent vengono approfonditi lentamente durante il corso delle stagioni, restituendo la verità di un iter in cui successi sono raggiunti non senza difficoltà e spesso accompagnati da una lunga serie di fallimenti. Ted Lasso smaschera i meccanismi della loro trappola autocostruita e la disinnesca rivelando come la conoscenza empatica possa renderli solo probabilmente dei grandi calciatori, ma sicuramente degli uomini buoni.

Se è vero che le narrazioni plasmano il modo in cui leggiamo e scriviamo il mondo, proporne una per un pubblico maschile in cui il protagonista non vince è rivoluzionario. Nessuna prova di coraggio, nessuna sconfitta in cui l’eroe grondante di sudore dimostra di essere cresciuto quando è disposto al sacrificio, insomma, nessuna retorica simile è riconoscibile in questa serie dove i personaggi perdono, segnano goal strepitosi, cadono e si rialzano. Non è questo che importa: quello che viene richiesto loro è di essere umani, non di essere virili. E nel farlo non sono mai soli. Una volta mi è stato chiesto se credessi che gli uomini possano sopravvivere senza le donne. Probabilmente, ma a che prezzo? Gli uomini hanno abitato senza donne a lungo nel mondo dell’arte e dell’intrattenimento e nella maggior parte dei casi ne sono usciti infelici, richiusi su loro stessi, impenetrabili anche dal loro stesso sesso. Erano supereroi tormentati, amanti infedeli, padri di famiglia rabbiosi, artisti incompresi, tardo-adolescenti soli aggrappati al mondo dei videogiochi, erano uomini intelligenti che non riuscivano però a gestire le loro emozioni. Erano degli Hulk che, come scrive hooks, dovevano isolarsi per regolare la propria interiorità, incapaci di rispondere ma solo di reagire. Ho perso il conto delle volte in cui un ragazzo ha giustificato le sue azioni, etichettandole come delle semplici reazioni al comportamento di qualcun altro. Tali reazioni, spesso aggressive, sembrano le uniche vie praticabili in un momento di crisi, ovvero nel pericolo, davanti al bisogno delle donne di una risposta emotiva, che si possa perdere il controllo che la mascolinità tossica impone. Ma se il timore di sbilanciarsi rivela una consapevolezza della propria instabilità, allora un cambiamento è possibile.

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Eppure se c’è una cosa che i miei partner atleti mi hanno insegnato è che dietro ogni miglioramento ci sono due elementi e uno di questi è la forza di volontà. Come suggerisce la stessa hooks fin dal titolo del suo libro, gli uomini devono voler cambiare per farlo, anche se questo vuol dire intraprendere un percorso che porterà dolore prima che sollievo, anche se si dovranno riscrivere le storie con le quali si è stati cresciuti, anche se vuol dire rinunciare alla sensazione di controllo che altro non è che potere, anche se vuol dire confessarsi come complessi, sofferenti, impotenti. Ma soprattutto anche se l’amore comporta una responsabilizzazione, una presa di coscienza delle proprie azioni, delle conseguenze e delle motivazioni che ne sono alla base. In uno dei miei episodi preferiti di Ted Lasso viene detto: «Being accountable matters». È fondamentale riconoscere che si può scegliere e non solo reagire, riconoscere di provare dei sentimenti e avere bisogno di aiuto nel gestirli, riconoscere che si ha la necessità di essere amati e di amare in modo sano.

Spesso mi sono scoperta sola in un campo enorme, illuminato male, con nessuno degli uomini che amavo ad applaudirmi. E nonostante ogni sforzo, ogni gesto, ogni discorso, sebbene strepitassi o mi arrendessi all’erbetta in silenzio, non riuscivo a essere vista o forse loro non riuscivano a vedermi. A lungo ho riflettuto se fosse peggio amare qualcuno che non sa amarti o non riuscire ad amare qualcuno che ci ama. Non c’è modo di classificare la sofferenza che accompagna il senso di solitudine e di incomprensione derivante da tali situazioni. Talvolta il cambiamento sembra eccessivamente faticoso ed è confortevole ritirarsi in una narrazione che giustifichi la propria arrendevolezza. In quei momenti cruciali è essenziale qualcuno che ci ricordi perché e come andare avanti.

E infatti, se vi steste domandando quale sia il secondo ingrediente per un giocatore perfetto, eccoci qua: Ted Lasso. Tutti abbiamo bisogno di uno come lui nella nostra vita, ossia una persona che ci faccia notare i nostri errori, ci incoraggi a correggerli, ci rispetti per la fatica che questo richiede, tenga a noi e ci guardi con amore quando siamo a terra o al gradino più alto del podio. Se il patriarcato ha insegnato alle donne a servire, il femminismo ci ha allenate alla cura, ma nessuna vittoria sarà mai significativa senza riconoscere l’altra squadra sul campo. E se saremo abbastanza fortunate, un uomo baffuto dalla panchina avrà già iniziato il lavoro.

Fonti:
Bell Hooks, La volontà di cambiare. Mascolinità e amore, traduzione di Bruna Tortorella, Milano, Il Saggiatore, 2022.

 

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