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Diversi materiali, diversa sostenibilità: parliamo dell’oro

Diversi materiali, diversa sostenibilità: parliamo dell’oro

Ciclicamente soprattutto in periodi di festa ci si ritrova a parlare di gioielli e sostenibilità. Di tutti i materiali applicati in gioielleria e contraddistinti come preziosi, che sia più o meno vero, oggi vorrei soffermarmi sull’oro.

L’oro è un metallo nobile che viene estratto da miniere in forma all’incirca simile al suo utilizzo a causa appunto della sua nobiltà. In parole povere, ciò vuol dire che a differenza di metalli meno nobili come l’alluminio non viene estratto un minerale da cui si ricava il metallo ma si estrae più o meno direttamente l’oro. Questo potrebbe farci immaginare un’estrazione pulita e quasi più semplice e invece purtroppo le cose non stanno esattamente così. Le miniere da cui si estrae l’oro sono nella maggior parte dei casi aperte in cui si scavano le montagne verso l’interno, e per estrarre dalla roccia e dai minerali intorno all’oro vengono utilizzati grandi quantitativi di cianuro e mercurio. In pratica viene preso un pezzo di montagna che viene sciolta nell’acido e poi sciacquata via. L’oro, che è un materiale molto nobile, resiste al bagno e viene setacciato.

Estrarre oro, dunque, è particolarmente impattante. Parliamo di ingenti modifiche del paesaggio, acidificazione dei suoli e delle acque e distruzione di suolo. Senza nemmeno toccare l’argomento dello sfruttamento della manodopera locale, dell’esproprio di territori e dello sbilanciamento di potere collegato al possesso di una cava. A livello geopolitico, i Paesi ricchi di preziosi vivono come su un vulcano a causa delle tensioni generate dagli interessi sul controllo di quelle risorse.

Tornando all’ottica sostenibile, molte persone come prima ipotesi utilizzano lo stesso schema a 5R utilizzato per qualsiasi altro materiale e suggeriscono di usare oro riciclato. Questa purtroppo è la prima fallacia argomentativa in cui è facile cadere. Per capirlo bisogna analizzare meglio per che cosa viene utilizzato l’oro. L’oro viene utilizzato per le sue proprietà chimico-fisiche in numerosi catalizzatori in nanoparticelle. Nell’elettronica, in ambito aeronautico, in medicina e odontoiatria. Viene poi utilizzato per un motivo legato alla sua preziosità culturale in gioielleria, produzione di monete, valuta di riferimento. Data la lavorabilità e la resistenza a corrosione è davvero il miglior materiale di cui farsi fare un anello durevole, per esempio. Inoltre, l’oro è un materiale prezioso che nella cultura dominante viene associato alla ricchezza, al benessere e al potere. L’oro utilizzato non viene buttato se non quello usato in elettronica, perché contenuto in piccole parti per cui sarebbe troppo costoso separarle dal resto. Si tratta però di una parte molto piccola rispetto al totale, al punto che in un singolo rifiuto elettronico ci sono al massimo microgrammi di oro.

L’oro insomma possiamo dire sia il bene rifugio per eccellenza il cui valore cresce costantemente e al massimo si disperde, ma non torna a essere minerale quindi quello presente in una generica discarica deve solo essere estratto nuovamente. Quando questo sarà conveniente, verrà fatto.

Il significato poi di valuta di riferimento è da considerarsi quando pensiamo ad esempio che una banca o uno Stato hanno delle riserve auree che garantiscono il patrimonio totale. Anche i privati possono investire in oro, che aumenta sempre di valore, per garantirsi ad esempio un patrimonio di emergenza. Questo patrimonio di emergenza richiede tanto più oro quanto più ingente è il patrimonio che abbiamo il potere di garantire. E in gioielleria? Il gioiello nasce come ornamento testimone di ricchezza e costituisce anche lui di per sé un patrimonio, una forma di ricchezza di emergenza. Inoltre, essendo un metallo dolce, ovvero duttile e troppo morbido per mantenere la forma, viene legato ad altri metalli preziosi. Perché preziosi? Per non svalutarne il valore.

Tornando invece alla questione del riciclo, questa pratica potrebbe essere tenuta in considerazione in un mondo in cui l’oro venisse buttato. Ma l’oro, lo abbiamo visto, non viene (quasi) mai buttato. C’è un però in questa visione ovvero la sempre più diffusa pratica del plating di oro praticato su materiali non preziosi, come la plastica. Questo rischia sì che quegli oggetti vadano persi (la plastica non è durevole, si rovina e si butta) e l’oro diventi parte di un qualsiasi bene di consumo. Anche se la sua dispersione nell’ambiente non è dannosa in generale.

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In un’ottica sostenibile, quello che penso possiamo fare è:

  • Cercare di non consumare eccessivamente prodotti elettronici, rivolgendoci il più possibile al ricondizionato. (Nella componentistica elettronica lo spreco d’oro è il minore dei mali ma questa è un’altra storia)
  • Mantenere l’oro in un circuito di materiali preziosi.
  • Valutare l’opzione dell’oro fair trade

L’oro fair trade è un mondo a sé: arriva da miniere che garantiscono un’estrazione a impatto ambientale ridotto e il rispetto di chi lavora che è il focus più importante. La provenienza è principalmente australiana e da giacimenti di deposito alluvionale in cui non è necessario utilizzare sostanze estremamente tossiche. Non è quindi cosa applicabile a tutti i giacimenti. Le filiere fair trade sono rigidissime e ogni passaggio viene certificato per avere certezza che l’oro non venga mischiato con oro di provenienza sconosciuta. Questo, se da un lato può essere lodevole, genera un valore accessorio dell’oro fair trade che non viene quindi riciclato con la stessa facilità del resto dell’oro.

Riflettere sulle questioni etiche e sulla sostenibilità di ogni aspetto della nostra vita è fondamentale ed è quello che ho provato a fare anche oggi qui, riflettendo sull’utilizzo e sul ruolo che l’oro ha nella nostra società. Spesso infatti le scelte più consapevoli arrivano non tanto da alternative, quanto da una conoscenza più approfondita di ciò che già abbiamo. Tutta questa mia riflessione infatti nasce e prosegue proprio in questo senso, non con l’intento di offrire soluzioni precise, quanto nell’ottica di invitare chiunque ad andare in profondità e meravigliarsi e indignarsi, ma di provare anche e soprattutto a capire che ogni cosa si inserisce in un percorso specifico nel complesso intreccio della società che abbiamo costruito e nella sua storia. Se non possono esserci risposte semplici, sarà però molto bello cercarle insieme.

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