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Avvocate e femministe, come difendono le loro idee nel quotidiano?

Avvocate e femministe, come difendono le loro idee nel quotidiano?

Ci sono i grandi processi e le violenze coniugali, riportati dai media e scrutati dalle reti femministe. E poi c’è la realtà pratica, quando si è al timone. Come conciliare nel quotidiano il mestiere di avvocata con le proprie convinzioni femministe? Inchiesta.

Quando si assiste a un’udienza al Tribunal de grande instance (Tribunale civile di primo grado, NdT) di Parigi, da femminista, fanno male le orecchie. La giudice viene chiamata “Signora presidente” (in francese viene anteposto l’articolo determinativo declinato al maschile, NdT) e le avvocate sono “avvocati”. Se nel 2018, quasi il 55,6% degli avvocati all’ordine di Parigi erano donne, le idee femministe fanno ancora fatica a diffondersi in tribunale. E bisogna spesso agire con passo felpato per far muovere l’istituzione giudiziaria. Dal familiare al penale, le questioni relative ai diritti delle donne sono tuttavia trasversali. Fino a risvegliare qualche volta le coscienze, a contatto con la realtà. “All’inizio della mia carriera, non mi sarei mai definita femminista. Ma confrontandomi con le questioni di violenze sessuali e coniugali, sono diventata più sensibile alla posta in gioco che queste comportavano”, spiega Marion Ménage, avvocata dell’ordine di Pontoise.

Scegliere i propri clienti e le proprie clienti

Per far avanzare le idee femministe in tribunale, certe avvocate fanno la scelta di dedicare la propria carriera ai diritti delle donne. È il caso dell’avvocata Carine Durrieu Diebolt, che ha deciso di difendere esclusivamente le parti civili. “Mi sono specializzata in diritto delle vittime dopo più di 20 anni. Difendo più precisamente la ‘causa’ delle donne e dei bambini vittime di violenze sessuali perché trovo che il nostro diritto e la nostra procedura siano ancora arcaici”, spiega.

“Non si può difendere qualcuno di cui si ha paura.”

Una presa di posizione politica, che non è per forza la più condivisa tra le avvocate sensibilizzate alla questione femminista. Per la maggior parte di loro, la posta in gioco si pone in maniera diversa: arrivare a esercitare una difesa, globalmente femminista, qualunque sia il dossier trattato o il lato della sbarra. Molte avvocate scelgono così di difendere contemporaneamente autori e vittime di violenze. “Tutti, compresi gli aggressori, hanno il diritto di essere difesi. Non è perché si difende qualcuno che si appoggia”, stima Sophie Soubiran, avvocata dell’ordine di Parigi. Allo stesso tempo, si riservano anche qualche volta un diritto di veto, per i dossier con i quali non si sentono a proprio agio. “Mi sono già rifiutata di difendere qualcuno che mi sembrava troppo pericoloso. Non si può difendere qualcuno di cui si ha paura”, spiega Zoë Royaux, avvocata penalista a Parigi.

Difendere gli aggressori con un prisma femminista

Quando si hanno convinzioni femministe, difendere un presunto aggressore può sembrare come interpretare un ruolo che non ci si addice. Allo stesso tempo, gli avvocati e le avvocate sensibilizzat* alla causa hanno una conoscenza dei meccanismi di violenza di genere che può essere utile per comprendere la psicologia dell’aggressore. “Il mio impegno femminista è molto ancorato. Si difende necessariamente con le proprie risorse”, valuta Zoë Royaux. Anche nel caso in cui difendano un presunto autore di una violenza, tentano così di adottare un punto di vista femminista. Ma in tribunale, i giudici sono ancora spesso molto tentennanti sulle questioni di violenze sessiste e sessuali. Utilizzare riferimenti sociali collegati al #MeToo è, per esempio, spesso controproducente.
Con l’esperienza, gli avvocati e le avvocate impegnat* in questa causa sviluppano strategie dolci per decostruire gli immaginari, come se nulla fosse. Questo accade quando vengono presentate nuove prove, anche quando ci si ritrova nella posizione di difendere un presunto autore di una violenza. “Non siamo obbligate a difendere in qualunque modo. Non direi mai, per difendere il mio cliente, che il ceffone è partito da solo”, spiega Sophie Soubiran. Istituire una difesa femminista passa anche dai gesti di attenzione nei confronti delle querelanti. “Quando difendo il dossier di un presunto autore di violenza, io non aggredisco le vittime. E loro vengono a dirmi ‘arrivederci’ alla fine dell’udienza”, spiega Zoë Royaux.

“Non decido niente al posto della mia cliente. Ascolto i suoi bisogni.”

Lavorare dai due lati della sbarra dà anche delle risorse per fare un lavoro pedagogico. “Essendo sensibilizzata al diritto delle vittime, posso fare toccare con mano agli autori le conseguenze dei propri atti”, spiega Marion Ménage. “Ciò lascia tempo per lavorare e portare l’autore dei fatti a riflettere”, vuole credere l’avvocata penalista. È anche un mezzo per agire sulle sanzioni favorendo un trattamento attraverso la cura, per limitare i rischi di recidiva.

Contribuire all’empowerment delle proprie clienti

Dal lato della difesa, esercitare il proprio femminismo può sembrare più naturale. Si tratta innanzitutto di applicare un metodo non-paternalista. “Non decido niente al posto della mia cliente. Ascolto i suoi bisogni. A volte, dei colleghi pensano di aver vinto un processo, mentre quello che hanno fatto non era quello che la loro cliente voleva”, spiega Hansu Yalaz, avvocata specializzata in diritto familiare. La missione dell’avvocata resta molto spesso quella di preparare le donne querelanti al non luogo a procedere o alla possibilità che il loro processo non abbia esito positivo. “Una vittima può aver avvertito un rapporto sessuale come stupro, in tutta buona fede, senza che giuridicamente, si possano qualificare i fatti accaduti come stupro”, spiega così Carine Durrieu Diebolt.

Al di là delle strategie di udienza, il grosso del lavoro resta oggi quello del rimaneggiamento della legge e, in particolare, del codice penale. Alla forza giuridica volontaria della Fondation des Femmes (Fondazione delle donne, NdT), Zoë Royaux, Sophie Soubiran e 151 delle loro omologhe cercano di modificare i testi della legge attraverso proposizioni e appuntamenti politici. Dalle udienze ai gabinetti ministeriali, la difesa femminista pone le proprie basi.

Fonte
Magazine: Cheek magazine
Articolo: Avocates et féministes, comment défendent-elles leurs idées au quotidien?
Autrice: Manon Walquan
Data: 9 gennaio 2019
Traduzione a cura di: Gloria Spagnoli
Immagine di copertina: Tim Gouw

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