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Quando l’isolamento aumenta il carico emotivo delle donne

Fare da terapeuta, dare prova di empatia, mantenere i legami sociali… Tutti questi compiti e altri ancora costituiscono il cosiddetto “carico emotivo”. In tempo di quarantena, è ormai un peso che grava sulle spalle di alcune donne. Chiuse in casa in coppia o in famiglia, devono assorbire e gestire l’angoscia dei loro familiari. Fino a sacrificare la loro stessa salute mentale.

“Come ti senti tu? Hai bisogno di me? Sono qui per te”. In quarantena avete forse sentito vostra madre, sorella o amica pronunciare queste parole. E, probabilmente, l’avete sentita un po’ di meno dagli uomini che vi circondano. Poiché in molte coppie eterosessuali e famiglie eteronormate, le donne sono spesso ancora le figure che garantiscono il benessere dei loro cari. Gestire gli umori, anticipare i bisogni… Essere l’infermiera e la psicologa di casa, a discapito spesso dello stress personale.

Questo è, in riassunto, il concetto del carico emotivo illustrato da Emma nel suo fumetto pubblicato nel 2018. Meno conosciuto in Francia rispetto al carico mentale, è pertanto un lavoro invisibile, le cui ore di straordinario raggiungono livelli estremi in tempi di epidemia mondiale. Ma allora perché se ne parla meno? “È complicato per le donne distinguere tra ciò che è dovuto al loro modo di essere e ciò che è costruito [socialmente, NdT]”, spiega Coline Charpentier, autrice del libro “T’as pensé à” (“Hai pensato a”, NdT), tratto dal suo account Instagram. “Al contrario del carico mentale – prosegue Coline – che si poggia su aspetti concreti, il carico emotivo è astratto ed è difficile ammettere che le emozioni sono diversificate in base al genere”. In questo momento, il carico emotivo si traduce anche nella pressione di “tenere duro e, soprattutto, non crollare davanti ai bambini”, precisa Coline.

In quarantena con suo figlio di 18 anni e suo marito, Linda, 60 anni, è il soldato della pace in casa. “Preparo loro dei dolci, ho organizzato una proiezione di nostre foto, ho proposto delle sessioni per imparare a ballare insieme”, dice sorridendo. Empatica ed emotiva, assicura che ciò le risulta “abbastanza naturale”. Una tendenza “innata”, fondata in realtà sostanzialmente su costruzioni sociali e stereotipi di genere. Da una parte, l’idea dell’uomo forte e contenuto, dall’altra, la donna dolce ed emotiva. “Per secoli la donna ha sviluppato questa attitudine sensibile che la rende spesso ricettiva ai bisogni e agli umori degli altri”, spiega Florence Escaravage, fondatrice della società di coaching amoroso “Love Intelligence”. “È per questo che lei dovrà prevedere tutto ciò di cui c’è bisogno per creare una coesione durante la quarantena”.

“In questo schema, anche l’uomo si sente responsabile del benessere della famiglia in quanto capo della tribù, ma è più un apporto materiale”, fa notare Evelyne Dillenseger, sessuologa e terapeuta. Secondo lei, alcuni uomini possono permettersi di pensare “lavoro molto per garantire il meglio e sono quindi in posizione prioritaria durante la quarantena per lavorare in un ambiente calmo”.

Lavoro emotivo

Chiamato “emotional labor” in inglese, il carico emotivo è pertanto un’attività a tempo pieno, ma non remunerata. E una volta usciti da casa, gli uomini possono beneficiare di questa divisione per occupare un posto nel mondo esterno.

“Le donne hanno risultati scolastici migliori, ma sono gli uomini ad avere i ruoli più prestigiosi e a essere pagati meglio”, ricorda Evelyne Dillenseger. “Emotivamente disponibili, molte donne si orientano verso lavori di cura e nel sociale, lavori meno valorizzati, e pertanto primari durante questa crisi”. Dietro a questa inclinazione femminile, si nasconde un’educazione diseguale e una socializzazione differenziata a seconda del genere. Sin dalla più tenera età, le bambine sono incoraggiate a esprimere i loro sentimenti, mentre i bambini sono spinti verso l’azione e a reprimere i propri sentimenti. “Il vocabolario delle emozioni di molte bambine è ben accetto, mentre alcuni bambini avranno solo poche parole oltre alla collera”, osserva Coline Charpentier.

“Se gli ormoni hanno un ruolo nella determinazione dei nostri meccanismi, questo sottostrato biologico viene amplificato dal ruolo assegnato alle donne di dare più spazio alle emozioni nel loro spazio mentale”, afferma Nathalie Rapoport-Hubschman, psicoterapeuta e autrice di “Le barriere invisibili nella vita di una donna”. Secondo lei, “la società rafforza questa posizione perché è un collante sociale importante”. Questa funzione sociale è la stessa di quella per cui Linda ricorda al marito di “chiamare sua madre” durante la quarantena. Chiedere nuove notizie, essere all’ascolto degli amici e delle amiche, pensare a lasciare dei bigliettini per i vicini e le vicine, sono tutte espressioni del carico emotivo. “La quarantena aggrava questo carico poiché le donne si sentono responsabili del benessere della loro comunità e spesso reprimono le loro frustrazioni per evitare i conflitti”, prosegue Nathalie Rapoport-Hubschman. E conclude: “Il sesso maschile deve appropriarsi della sfera sentimentale. Si può approfittare di questa quarantena per ispirarsi a queste donne: la società sarebbe più solidale e più femminista”.

Fonte
Magazine: Cheek Magazine
Articolo: Quand le confinement augmente la charge émotionnelle des femmes
Autrice: Bruna Fernandez
Data: 23 aprile 2020
Traduzione a cura di: Charlotte Puget
Immagine di copertina: Cristian Newman
Immagine in anteprima: Emma

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