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32 anni di etica e punk rock: intervista ai Propagandhi
Dark Light

32 anni di etica e punk rock: intervista ai Propagandhi

Valeria Lucia Passoni

Canadesi, formatisi nel 1986 e “scoperti” da Fat Mike dei Nofx con la cui etichetta Fat Wreck hanno pubblicato i loro dischi per più di un decennio prima di andarsene a causa di divergenze artistiche, i Propagandhi in oltre 30 anni di carriera non hanno mai firmato per una cosiddetta major e hanno comunque lasciato un segno importante nel panorama punk rock.

La loro formazione dagli anni Ottanta a oggi è cambiata mentre la mentalità, l’attitudine e la fedeltà alla propria etica e ai propri ideali sono rimaste le stesse, nonostante le posizioni che nel tempo hanno sostenuto non li abbiano aiutati a integrarsi nel music business patinato che conta.

Pur essendo dei ragazzotti – ormai quarantenni – con una gran voglia di suonare e divertirsi (un po’ come tutti quelli che tirano su una band…), già dagli esordi si sono piazzati ben distanti nel modo di porsi e di scrivere dalle band con le quali condividevano l’etichetta e la scena.

Antisessisti, antirazzisti, anticapitalisti, antifascisti, femministi, animalisti, sostenitori della comunità LGBT, i loro testi da sempre parlano di tematiche politiche e sociali.

Al momento sono impegnati col tour di promozione del nuovo disco Victory Lap, uscito per la Epitaph Records, e intanto il Punk Rock Holiday li ha annunciati come primo headliner dell’edizione 2019. In occasione della seconda data italiana del loro tour a Bologna lo scorso 8 novembre, abbiamo intercettato Chris Hannah, fondatore, chitarra e voce della band e lo abbiamo tempestato di domande.

Come sei cambiato dall’esordio coi Propagandhi? Da sempre siete etichettati come attivisti, oggi ti senti di ricoprire un qualche ruolo?

In questo momento di vita, se ho un ruolo, credo che sia solo quello di aiutare i miei figli a imparare a stare al mondo, tutto il resto per me è secondario. Non prendo più la musica così seriamente come facevo probabilmente una volta.

Hai qualche rimpianto di gioventù?

Ovviamente!

C’è una canzone che non avresti voluto scrivere? Qual è il verso di cui sei più orgoglioso?

Ci sono tante piccole cose che ho fatto circolare e che preferirei non esistessero… Ma questa è la vita! Non so se sono davvero “orgoglioso” di un particolare verso. Forse trovo i testi degli ultimi dischi un po’ più interessanti/intriganti di quelli più vecchi?

Refusing to be a man chiude Less Talk More Rock del 1996 così “I fight against their further attempts to convince a kid that birthright can bestow the power to yield the subordination of women” (“Combatto contro i loro tentativi di convincere un bambino che il diritto di nascita possa conferire il potere di cedere la subordinazione delle donne”, ndr). Come siamo messi a misoginia? La supereremo?

Penso che possiamo essere d’accordo sul fatto che ogni aspetto della nostra società si sia formato nell’ottica di un’ideologia uomo-suprematista e che oggi ciò stia mettendo in pericolo la prospettiva della vita umana sulla terra. Ma non so come nel tempo possa essere messa la parola fine a questo meccanismo.

La vostra new entry Sulynn è stata scelta tra oltre 400 candidati: com’è andata la selezione? Com’è stato integrarla nella band?

Tutto quel che c’è da dire è che Sulynn è una vera rocker e una grande musicista: ci ha mandato il suo footage mentre suonava i nostri pezzi e, tra tutti quelli che abbiamo ricevuto, per noi è risultato essere il migliore, il più emozionante. Perciò, ciò che ne è seguito è stato un gioco da ragazzi!

Qual è il tuo set sul palco?

Per motivi prettamente pratici uso una Gibson SG passando in un multieffetto fractal fx8. Il tutto arriva a una testata Marshall jcm 2000 dsl attaccata a una cassa Mesa 4×12 che monta coni v30. Ci portiamo in giro roba compatta facile da trasportare. Poi il resto è facile da noleggiare quando siamo all’estero.

A ogni attacco terroristico mi ritorna in mente la vostra Haillie Sellasse, Up Your Ass. Che rapporto avete con quel pezzo dopo tanti anni?

Non lo suoniamo più molto e quando lo facciamo canto parole differenti.

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L’Occidente – al di là degli aspetti religiosi – è esente dal radicalismo estremo e sta smettendo di credere in qualcosa, di avere dei valori più o meno sani? Che rapporto hai con la religione?

L’Occidente laico ha il suo insieme di fondamentalismi e ideali estremi ben radicati! Io non ho credenze religiose, ma allo stesso tempo non mi interessa più evangelizzare l’ateismo.

“Knowledge is power. Arm yourself” è un vostro motto: perché usiamo Internet per rimbambirci davanti a Netflix o per perderci dietro ai profili di personaggi famosi al posto di sfruttarne il potere devastante che ha per acculturarci?

Perché è più facile, rispetto al pesante e forse inutile tentativo di provare a metterci del proprio per evitare e scongiurare il collasso globale.

32 anni di Propagandhi: qual è il segreto di resistere insieme così a lungo?

Stay alive e non avere altre competenze spendibili.

Quale suggerimento daresti a un ragazzino alle prese con la sua prima band?

Mi viene da pensare solo a una cosa: divertirsi!

Programmi per quando il tour sarà finito?

Buttarmi a capofitto nella stagione di hockey dei miei bambini.

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