Now Reading
L’amore (LGBT) al tempo delle serie tv, o la televisione illuminata del terzo millennio

L’amore (LGBT) al tempo delle serie tv, o la televisione illuminata del terzo millennio

Articolo di Benedetta Geddo

La cosa divertente del parlare di serie televisive è che almeno il 90% dei titoli che menzionerò non passa affatto per la mia televisione. Passa per Netflix e lo schermo del computer perché figuriamoci se ho la pazienza di aspettare che arrivi il doppiaggio. Ma tant’è.

Fatto sta che la «series mania» sta spopolando, non è più solo una cosa da nerd. Se ne sono accorti un po’ tutti, produttori esecutivi compresi, considerando l’impennata di qualità che hanno avuto i prodotti destinati alla televisione negli ultimi anni ― potrei nominare un buon numero di serie di qualità infinitamente più alta di molti film che arrivano nelle sale. E se vogliamo proprio dirla tutta in questo confronto televisione/cinema, le serie sono più libere. Sono più aperte. Sono più rainbow? Di sicuro non scappano da tematiche LGBT come se si trovassero davanti un serpente a sonagli. Su certi argomenti, il mondo di Hollywood sembra ancora in un’era glaciale che si sta appena appena sciogliendo in questi anni (basti pensare come i film LGBT siano ancora considerati una sorta di categoria «a sé stante», o come si dica agli attori protagonisti che sono stati «coraggiosi» ad accettare la parte), mentre «quegli sfigati delle serie tv», come si auto definivano Amy Poehler e Tina Fey al discorso di apertura dei Golden Globes del 2015, sono anni luce più avanti. Sono già sulle astronavi che viaggiano a curvatura. Perché? Ecco, forse per questo ci vorrebbe un’analisi sociologica che io non sono per niente qualificata a fare.

Quello che faccio io è macinare serie su serie. E quindi quello che sono perfettamente qualificata a fare è dare uno sguardo all’attuale panorama televisivo (lo ammetto: principalmente anglofono) per consigliarvi le sette serie che sono in prima linea nella lotta all’abbattimento degli stereotipi. Perché sette? Perché è più di cinque, meno impegnativo di dieci, è il numero principe della saga di Harry Potter e anche la misura massima di tutte le cose (fan di Scottecs battete un colpo se ci siete!)

1. How To Get Away With Murder (ABC)

Non solo How To Get Away With Murder (HTGAWM per brevità, tradotto in modo un po’ discutibile in italiano con ‘Le regole del delitto perfetto’) raggiunge dei livelli di qualità impensabili, con un’attrice protagonista fresca fresca di Emmy e una scrittura da lasciare senza fiato alla fine di ogni puntata. No no. HTGAWM, come ogni prodotto uscito da Shondaland, la casa di produzione della Rhimes, ha un obbiettivo molto chiaro: «normalizzare» la televisione, per usare le parole della stessa showrunner.

«Odio la parola ‘diversità’. Suggerisce l’idea di qualcosa di… estraneo. Come se ci fosse qualcosa di speciale, di insolito nel raccontare storie che coinvolgono donne, persone di colore, membri della comunità LGBTQ. Io uso una parola diversa: normalizzare. Sto normalizzando la televisione per renderla più simile al mondo reale. Donne, persone di colore, membri della comunità LGBTQ, sono molto di più del cinquanta percento della popolazione. Il che significa che non sono per niente fuori dal comune», così diceva Shonda all’acceptance speech per il premio ricevuto nel 2014 dalla Human Rights Campaign, proprio per il suo sforzo di includere la più grande varietà possibile nei suoi cast.

E in effetti, HTGAWM è un perfetto esempio di quanto la Rhimes non abbia problemi a far seguire fatti alle parole: lo show presenta scene di sesso gay estremamente realistiche, girate e «trattate» esattamente allo stesso modo del sesso etero; ha una coppia fissa, composta da Connor Walsh e Oliver Hampton, che spesso discutono in modo onesto e sincero sulle loro dinamiche di coppia (dimostrando come siano esattamente le stesse che muovono i personaggi etero della storia). Alla fine della scorsa stagione è stato introdotto il delicato tema dell’HIV. All’inizio di questa (attenzione spoiler!) abbiamo scoperto che Annalise stessa è bisessuale, e che ha avuto storie d’amore con altre donne in passato. Una protagonista! Bisessuale! Eppure ancora non sono scese su di noi le piaghe d’Egitto, quindi forse una protagonista LGBTQ non è proprio la fine del mondo, no?

2. Shameless US (Showtime)

La qualità non manca, in questa lista, perché anche Shameless (remake americano della serie originale inglese, ma stranamente molto più bello di quest’ultima), arrivato alla sua quinta stagione, raggiunge dei livelli di poesia e drama e umanità indicibili. Di una bellezza che quasi fa male a vederli: la storia dei Gallagher, disastrata famiglia di sei fratelli cresciuti tutti dalla sorella maggiore (causa madre assente e padre ubriacone) delle periferie povere di Chicago tocca davvero il cuore. E tra tutte le varie storylines ce n’è una che forse lo fa più degli altri: quella di Ian Gallagher e Mickey Milkovich. Non tanto per Ian, il terzogenito del clan Gallagher, gay dichiarato fin quasi da subito che non ha problemi a scendere a patti con chi è, quanto per Mickey. Gente,raramente ho visto un personaggio meglio costruito e meglio sviluppato di Mickey Milkovich.

Dove lo si trova un altro personaggio nato e cresciuto nel South Side di Chicago, nell’armadio da ancora prima di realizzare di essere gay, che passa dal nascondersi persino da sé stesso a dire «Ian, what you and I have makes me free»? Ed è importante, Mickey, è importante perché è una storia di coming out e di coraggio, sì, ma anche di semplice amore, del sostegno e della forza che lui e Ian si scambiano continuamente. Esattamente come farebbe una qualsiasi coppia etero.

3. Sense8 (Netflix)

Sense8 è stato il fenomeno dell’estate, perché quando il nostro grande overlord Netflix si mette assieme a due pazzi geni come i Wachowski il prodotto non potrà che essere qualcosa di incredibile. Personalmente, credo che Sense8 lo sia stato, eccome.
Con un concept come «otto persone attorno al mondo si ritrovano improvvisamente collegate»sarebbe sembrato ovvio aspettarsi otto individui completamente diversi l’uno dall’altro ― ovvio, ma non scontato, considerando come per certi creators americani ‘diversità’ voglia dire semplicemente presentare personaggi provenienti dai quattro angoli degli Stati Uniti. E invece.

E invece Sense8 non ha deluso nessuna delle aspettative che avevo, e mi ha regalato un cast incredibilmente variegato ― tra cui figurano (cito giusto i più rilevanti per il discorso che stiamo facendo in questo articolo) una coppia di gay messicani, Lito e Hernando, con una storia di internalized homophobia e coming out bellissima, e soprattutto Nomi e Neets, coppia lesbica di San Francisco badass e affiatata e meravigliosa come pochi. Senza contare che Nomi è una donna trans. Interpretata da una vera donna trans, Jamie Clayton. Perché in fondo a rappresentare davvero il mondo per come è ci vuole davvero poco.

4. The Fosters (ABC Family)

The Fosters, rispetto a tutte le altre serie già citate, porta la questione della rapresentation a tutto un altro livello: quello delle cotte nei primi anni dell’adolescenza. Perché, pensiamoci bene, la maggior parte delle relazioni omosessuali attualmente in onda sono tra persone adulte, o sì, anche tra adolescenti, ma che vengono interpretati da adulti perché ovunque vale la regola che al di sotto dei trent’anni puoi comunque essere uno studente delle superiori perfettamente credibile (Glee, mi senti?).

Jude Fosters e Connor Stevens invece sono diversi. Jude e Connor hanno tredici anni (i loro attori non molti di più), sono pieni di dubbi, delle insicurezze tipiche dei primi amori, e sono un passo importante. Sono il passo che serve a mostrare che l’amore davvero non ha età, né per gli etero né per i gay. E la serie tratta la loro relazione con una tale grazia che è davvero impossibile non appassionarsi alla loro storia.

5. Faking It (MTV)

Teen drama in onda su MTV ambientato al liceo. Fin qui, niente di straordinario. Ma Faking It incarna perfettamente quello che secondo me sarebbe il perfetto stato di parità nei media: trame di solito tipiche di una coppia etero, assegnate senza problemi e senza sconvolgimenti a coppie omosessuali.

See Also

La trama in questione è quella degli «amici che fanno finta di stare insieme e finiscono per innamorarsi davvero», e la coppia è composta da Karma e Amy, migliori amiche da sempre che decidono di fingersi fidanzate per guadagnare popolarità e il titolo di reginette del ballo ― se non fosse che Amy inizia davvero a provare qualcosa di più per Karma. Di nuovo, non è così difficile, no? E a quanto pare, i drammi e le gelosie da adolescenti e le amicizie-che-diventano-amori sono uguali per tutti.

6. Empire (FOX)

«Mi sembra che Lee Daniels e Danny Strong non stessero portando avanti un’agenda nel creare questo show, ma che stiano comunque passando messaggi incredibilmente importanti sull’accettazione, sulla sessualità, sui disturbi mentali, e sulla famiglia. Perché il vero nucleo della serie è la famiglia.» 

Così Jussie Smollett descrive Empire, nella quale interpreta Jamal Lyon, uno dei protagonisti. Jamal è omosessuale, e la grande lotta con il padre per farsi accettare rispecchia quella vissuta dal creatore dello show, Lee Daniels. Ma non solo. Rispecchia quella di tantissime persone attorno al mondo, motivo per cui una storyline come quella di Jamal non solo non risulta «noiosa e già vista», ma ancora necessaria. Si spera per poco.

7. Orange Is The New Black (Netflix)

Chiudiamo coi fuochi d’artificio, perché onestamente non penso ci sia ancora qualcuno he non ha mai sentito parlare di OITNB. È diventata quasi un fenomeno sociale, e a ragione. Sarà che le serie di Netflix possono prendersi più «libertà», non essendo legate a un network, ma Orange Is The New Black ha aperto un mondo, e non credo ci sia uno show che descriva meglio le donne, in ogni loro sfaccettatura. Compresa quella rainbow. Con Alex e Nicky e Poussey, Big Boo che difende l’immagine della butch, Piper che non vuole definirsi, e Sophia, donna trans. Ciascuna con la sua storia e le sue lotte e i suoi motivi. E tutte, tutte che abbattono mattone dopo mattone ogni stereotipo possibile.

 

Va bene, la giostra ha finito il giro, si scende. Ovviamente, questi sette show sono solo una selezione di un’offerta molto più ampia, che sono riuscita a minimizzare grazie a ottimi consigli (e un po’ anche le mie preferenze personali, non lo nego). Ci sono tanti altri titoli in arrivo in futuro (come la serie di The Mortal Instruments, o The Real O’Neals, o ancora il film di Looking, completamento della serie cancellata da HBO), quindi insomma, non ci mancherà niente nemmeno nei prossimi mesi.

Se già bazzicate nell’ambiente da telefilm addicted, avrete sicuramente notato l’assenza di grandi nomi, come Queer As Folk o The L Word. Il motivo è semplice: ho scelto serie in onda, serie che stanno lavorando adesso, ma niente toglie a questi titoli la palma di pionieri nel loro genere. Metà dei personaggi che ho citato non esisterebbero senza Brian Kinney o Shane McCutcheon. Quindi a loro va il grazie dell’intera comunità per aver spianato la strada ― ai creativi di oggi, invece, il compito di continuare quello che altri hanno iniziato, fino al giorno in cui articoli come questo non avranno più nessun motivo di esistere.

View Comments (6)
  • Mi viene da pensare come è la situazione in Italia nelle varie fiction. In Caterina e le sue figlie (ebbene sì ammetto di aver visto qualche puntata) c’era una coppia gay (mi pare si sono anche sposati in Spagna). Nei Cesaroni (che invece non ho visto) un bacio omosessuale fece scatenare il finimondo. Poi non mi viene in mente altro.

    • In Italia penso si dovrà aspettare, beh, vorrei dire “pochino” ma realisticamente ci starebbe meglio “un bel po’” prima di vedere qualcosa di simile alle serie tv americane sulle reti nazionali. Basta vedere quello che è successo con How To Get Away With Murder su Rai 2! Sky ha già un po’ più di libertà, ma insomma, ne abbiamo di strada da fare, purtroppo.

  • Questo è uno degli articoli che preferisco, forse perchè sono una grande telefilm addicted, forse perchè è un tema che mi sta particolarmente a cuore, non saprei, però so con certezza che il vostro lavoro è sempre impeccabile e cercate di stare sempre al passo con ciò che succede nel mondo e ci riuscite veramente bene.
    Adoro la vostra redazione e i vostri articoli, sarò sempre la vostra sostenitrice numero uno!
    Continuate così 🙂

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Associazione Bossy ® 2024
Via Melchiorre Gioia 82, 20125 Milano - P.IVA 10090350967
Privacy Policy - Cookie - Privacy Policy Shop - Condizioni di vendita