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Donne transgender nelle carceri maschili: una pena crudele
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Donne transgender nelle carceri maschili: una pena crudele

Redazione

Un certo numero di casi di spicco ha fatto luce sulle donne transgender che vengono mandate nelle carceri maschili con tragici risultati. Paris Lees, una donna trans che è stata dietro le sbarre, spiega perché c’è bisogno immediatamente di riforme e di maggiore conoscenza

Lo scorso anno Tara Hudson, all’epoca 26 anni, si è dichiarata colpevole per l’accusa di aggressione. Doveva scontare dodici settimane nella prigione tutta maschile HMP Bristol. Hudson è nata maschio, ma fin dall’adolescenza si è sempre presentata come una ragazza. All’epoca, dice adesso, “Ero quasi cieca perché lo trovavo così surreale.” Dopo la sentenza, è stata portata in un furgoncino con degli uomini. “È stato in quel momento che ho capito che ci sarebbero stati dei problemi. I ragazzi sul bus erano molto confusi, è stato spaventoso. Le guardie non sapevano cosa fare.” Quando il furgoncino arrivò al carcere, Hudson fu la prima di cui si occuparono. “D’un tratto, vidi gente gridare e sbattere sulle finestre.” In accettazione gli altri detenuti inizialmente pensarono che si trattasse di un membro dello staff: “Quando mi videro fare il check-in erano confusi, e andarono avanti con grida e commenti vari. Ho un seno grande e non sono riuscita a nascondermi.”

Tara Hudson

“Non appena la notizia si diffuse, iniziarono a urlare da ogni ala della prigione, e certo che si trattava di una prigione grande,” dice Hudson. Descrive la sua esperienza come “spaventosa” e racconta di aver dovuto cambiare cella quattro volte a causa delle molestie, incluso il bullismo sessuale: “Mi costringevano a mostrare il seno in numerose occasioni cosicché loro potessero toccarsi mentre lo guardavano.” A un certo punto, dice, temette perfino che la stuprassero: “Mi lasciarono non sorvegliata con uno stupratore nella sala comune e lui fu molto allusivo. Credo che in qualche modo riuscii a usare tutte le mie abilità per respingerlo meglio che potessi.”

Hudson è tra quelle fortunate. Vicky Thompson aveva 21 anni l’anno scorso, quando perse la vita. Era venerdì 13 novembre e Thompson era da sola nella sua cella a Armley, Leeds, una prigione piena di uomini. Poco prima di Natale venne trovato un verbale di un’altra donna trans che scontava la pena in una struttura maschile. Si era iniettata della candeggina e aveva tentato di rimuoversi lo scroto a causa della disperazione. “Non ce la faccio più” scrisse al ministro ombra delle donne. “Sono una donna in una prigione maschile, non è giusto.” Leggendo la lettera in Parlamento, Smith aggiunse anche che la detenuta era stata vittima di stupro e violenza sessuale durante l’incarcerazione.

Essendo una donna trans ed essendo stata anch’io in carcere, ho seguito questa storia con interesse e ora voglio sapere: cosa sta facendo il Governo per i detenuti trans?

Era già abbastanza brutto essere “gay” in carcere. Sono nata con il pene e, sebbene io sappia dacché ho memoria che sarei dovuta essere una ragazza, non mi ero dichiarata trans quando da adolescente ero stata mandata in prigione per rapina. Per il mondo esterno io ero un ragazzo gay magro ed effeminato arrivato al carcere HMP Glen Parva, Leicestershire, in lacrime. Inconsolabile, mi misero nell’ala ospedale sotto sorveglianza anti-suicidio per tre giorni. Da lì, mi portarono in un’altra ala, dove provai ad avere un atteggiamento sottomesso, ma non riuscii a sfuggire alle offese omofobe. Alla fine, mi mandarono nell’ala dei detenuti vulnerabili che includeva reati sessuali, persone violente, chi aveva tentato il suicidio e un paio di figli di papà che avevano investito della gente accidentalmente e inaspettatamente erano stati dichiarati colpevoli e, dunque, incarcerati. Ero preparata al fatto che mi avrebbero mandata in galera perché, per quanto mi riguarda, se fai una cosa ne paghi le conseguenze. Per questo non sto chiedendo un trattamento speciale per lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Ma so per esperienza personale che il carcere è un’esperienza particolarmente traumatica se sei gay, e mandare una donna trans in un carcere maschile è una pena crudele e disumana.

Paris Lees

“Avevo dato per scontato che mi avrebbero mandata in un carcere per donne,” dice Hudson. Grazie a una campagna di spicco portata avanti da sua madre e dalle attiviste trans, 159.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere che lei venisse mandata in un carcere femminile. È stata portata in Parlamento. Il Ministro della Giustizia alla fine ha ceduto e l’ha fatta trasferire nella prigione tutta femminile HMP Eastwood Park, ma Hudson sostiene che è stato dovuto principalmente al riscontro mediatico: “Mi avrebbero lasciata nel carcere maschile, se non fosse stato per il pubblico.” Quante altre donne trans delle quali non sappiamo niente stanno marcendo nelle carceri maschili?

Hudson inizialmente fu respinta da Eastwood Park perché non volevano accettarla senza un certificato che ne attestasse il sesso (GRC). Nel 2004, dopo anni di campagne portate avanti da attivisti trans, la legge è cambiata permettendo alle persone trans di cambiare sesso legalmente facendo richiesta di GRC. Non c’era molto interesse mediatico al tempo perché la maggior parte dei giornalisti era più che altro interessata alle persone trans solo in quanto persone su cui sfogare la propria rabbia. Nonostante il Gender Recognition Act (legge sul riconoscimento del genere) sia stato un’importate pietra miliare in ambito legale, non è invecchiato tanto bene. Un beneficio di possedere il certificato per il riconoscimento del genere è quello di permettere alle persone trans di mantenere privato il loro status di persone trans, che una volta era visto come il Sacro Graal della transizione di genere. Dato che adesso siamo sempre di più a voler vivere la nostra vita senza segreti e lo stigma sociale sta lentamente allentando la presa, la necessità di segretezza sta diventando meno urgente.

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Infatti nel 2016 molte persone trans non sentono la necessità della GRC. È possibile, per esempio, fare richiesta di passaporto per il nuovo genere senza averne una. Inoltre, fare richiesta di GRC può essere un iter lungo, complesso e costoso. Oltre al pagamento di £140, i richiedenti devono perdere tempo con una modulistica che rende la richiesta di un passaporto non meno difficile di scrivere un biglietto d’auguri. Queste persone hanno diritto a degli aiuti economici, il che significa altri moduli da compilare, e comunque affinché tu possa chiederli devi prima essere a conoscenza del fatto che ti spettano questi aiuti. So per esperienza personale che molte delle persone che sono in carcere vengono da contesti poveri, famiglie separate e probabilmente hanno anche lasciato gli studi presto. La mia esperienza mi insegna che non si tratta di persone nella condizione o con la consapevolezza dei loro diritti. Come mi ha detto Tara Hudson: “Ho vissuto da donna per così tanto tempo che non vedo perché dovrei andare da qualcuno e provare che vivo da donna da due anni.” Non si sarebbe mai immaginata che avrebbe commesso un crimine o che sarebbe stata mandata in un carcere maschile se lo avesse fatto.

Quindi qual è la risposta alle persone trans che sono finite in galera senza prima aver legalmente fatto il cambio di sesso? La recente inchiesta del Governo sull’uguaglianza transgender consiglia di eliminare i marcatori di genere dai documenti ufficiali come i passaporti. Se la società deve diventare più equa e meno segregata per quanto riguarda il genere, sembra più che ragionevole. Ma cosa ne sarà dei detenuti trans?

Una delle soluzioni proposte è quella di introdurre una prigione apposita per persone trans. Jackie Brooklyn, la mamma di Hudson, ha detto al Bath Chronicle che le persone trans, come i gay e le lesbiche, hanno esattamente la stessa probabilità di chiunque altro di trovarsi dietro le sbarre: “Ci sarà sempre qualcuno tra loro che infrangerà la legge. Ma loro sono particolarmente vulnerabili alla vittimizzazione che è parte della vita nelle carceri tradizionali… Il Governo ha detto che avrebbe chiuso alcune delle carceri peggiori e più vecchie e ne avrebbe ricostruito di nuove. Ciò significa che non c’è momento migliore per costruire le carceri per soli LGBT.”

Io non credo che questa sia la soluzione ideale. Da una parte, se dovessi commettere un crimine e mi dessero di nuovo una pena detentiva – che, ci tengo a precisare, è qualcosa che non ho in programma – mi aspetterei di andare in un carcere femminile. Non sopporterei l’idea di dover essere costretta a essere isolata. D’altra parte, finché il servizio carcerario non si sarà messo al passo con i problemi delle persone trans, forse una struttura dedicata esclusivamente alle persone LGBT potrebbe salvare delle vite. Se questo può fermare il fatto che delle donne vengano stuprate e molestate sessualmente nelle carceri maschili – o che altri giovani disperati perdano la loro vita – vale la pena provare. E potrebbe anche essere il luogo ideale per il numero sempre maggiore di persone che si auto identifica come “genderqueer”, che indica la persona che non si riconosce nel binarismo di genere uomo/donna. Anche i genderqueer potrebbero andare contro le leggi, dopotutto.

“Per i primi due o tre giorni, non mi era permesso avere contatti con le donne detenute in quell’ala,” dice Hudson, a seguito del suo trasferimento in un carcere femminile. La misero in un reparto insieme a donne che stavano “davvero male”, così come “un assassino che si trovava lì perché tutti gli altri detenuti volevano aggredirla”. E fu in quel momento, dice, “che diventai una suicida”. La storia di Hudson mostra molte delle modalità in cui le persone trans vengono spesso oppresse: l’abuso, la segregazione, l’idea che le donne trans rappresentano una minaccia potenziale per le altre donne. E, ovviamente, l’essere messe costantemente in dubbio.

Hudson trovò una conversazione con un membro più anziano dello staff a Eastwood Park particolarmente sconvolgente: “Mi sentivo come se stesse mettendo in dubbio chi fossi. In tutta la vita che ho vissuto non mi sono mai messa in dubbio. E questo mi ha fatto chiedere a me stessa: ‘Chi sono? Il Governo è contro di me. Che ne è dei miei diritti umani? Mi sentivo diversa. Mi sentivo discriminata e non mi era mai successo prima. Non da parte del Governo, ad ogni modo.”

“Quando finalmente mi consentirono di stare tra le altre detenute, non mi era permesso andare nelle loro camere. Pensavano che avrei potuto aggredirle o, che ne so, turbare le altre detenute. Così mi trattavano in maniera diversa. Era orribile.” Nonostante ciò, le altre detenute la accettarono completamente: “Ognuno delle donne con cui parlai pensava che il modo in cui mi stavano trattando era assolutamente ridicolo.”

Quindi chi è che pensa che le donne trans dovrebbero essere messe nelle carceri maschili? A quanto pare, le femministe radicali che escludono le donne trans (terfs). Il significato sta nel nome stesso, sebbene molte femministe radicali che vogliono escludere le persone trans non gradiscano la descrizione. Confusi? Sicuramente. Soprattutto a causa della loro ossessione per i peni. Come twittò una di loro durante la campagna affinché Hudson venisse trasferita, “Non credo che mandare un individuo violento con un pene in una prigione femminile sia una cosa buona.” Questo ragionamento è pretestuoso. È prevenuto e ingiusto insinuare che Hudson o qualsiasi altra donna trans sia una potenziale molestatrice sessuale solo perché ha ancora il pene. L’idea che le donne trans rappresentino una minaccia, mentre le altre donne no, è intollerante e non suffragato da prove.

Non c’è nessuna prova che le donne trans abbiano recato danni alle altre donne all’interno del carcere. Ci sono, al contrario, numerose prove del fatto che le persone trans sono vulnerabili alle aggressioni delle persone non trans. Cercate su Google “aggressione donna transgender” e troverete pagine e pagine di notizie. Come quella di due donne trans che sono state “lapidate in strada” in Germania. O della donna trans picchiata nei bagni del McDonald’s. Da due donne. O della donna trans di colore picchiata e sparata da un gruppo di uomini. Aveva 19 anni. Esiste un elenco orribile di violenze nei confronti delle donne trans, ma niente che suggerisca che le donne trans rappresentino un certo pericolo per le altre donne.

Ci sono anche prove solide secondo cui in generale sono le donne a rappresentare un pericolo per le altre donne, almeno in carcere. Secondo il Dipartimento della Giustizia americano il tasso di violenza sessuale tra detenuti è almeno tre volte maggiore per le donne rispetto agli uomini in America. Le donne abusano di altre donne in prigione. Più di quanto gli uomini abusino di altri uomini.

Invece che perdere tempo a preoccuparsi della minaccia immaginaria rappresentata dalle persone trans, i sostenitori della parità dovrebbero guardare ai problemi reali che le persone trans si trovano ad affrontare. La negazione di assistenza sanitaria, per esempio. La scrittrice e attivista politica Jane Fae sostiene che il servizio carcerario è fuori controllo e che ignora tanto gli obblighi giuridici quanto le linee guida del Ministero della Giustizia: “Più indaghiamo, più scopriamo storie ripugnanti. Non solo le guardie carcerarie, ma anche i governatori che negano semplicemente la realtà del mondo trans: funzionari che negano agli individui l’accesso a un abbigliamento appropriato o al make-up; funzionari che operano dei tagli sui farmaci essenziali, inclusi gli ormoni, nonostante questo sia un rischio per la salute del detenuto; e quando i detenuti provano a lamentarsi, i funzionari che impediscono loro di parlarne ai loro rappresentanti parlamentari.”

La disforia di genere è una condizione medica internazionalmente riconosciuta, ma si preferisce pensare che si tratti di niente di più che un capriccio della vita moderna, a giudicare da alcune fonti. Di recente ho letto su un tabloid un titolo che diceva “Nove detenuti nello stesso carcere per effettuare il cambio di sesso.” Perché questo è così rilevante? E qual è l’alternativa implicita? Rifiutare le cure mediche ai detenuti trans?

Fae pensa che ci vorrebbe una forte spinta da parte di un ministro progressista per far fronte a quei governatori che trattano le carceri come fossero i loro imperi personali: “Sfortunatamente, le carceri sono gestite dal parlamentare Andrew Selous, (il Sottosegretario di Stato alla Giustizia), un parlamentare che si è distinto soprattutto per aver guidato l’opposizione ad assegnare ai detenuti trans il riconoscimento del genere nel 2004. “È duro vedere che le riforme a favore delle persone trans possano essere fatte sotto una tale leadership. Fae non trattiene il fiato: “È probabile che le cose peggiorino prima di migliorare.”

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Ho provato a organizzare un’intervista con Selous per dargli l’opportunità di rispondere ai commenti di Fae, ma mi è stato detto che era troppo impegnato per parlare con me. Al suo posto, mi hanno rifilato un portavoce del sistema carcerario che mi ha detto: “Il ministro è stato molto chiaro riguardo ai detenuti trans, i quali devono essere trattati adeguatamente e umanamente. Lo scorso anno ha chiesto ai parlamentari di riflettere sulle violenze che ancora oggi vengono subite dai membri della comunità transgender e ha chiarito il nostro impegno per assicurare che i detenuti transgender non subiscano discriminazioni.” Si tratta dello stesso discorso, tenuto alla Giornata della Memoria Transgender lo scorso anno, in cui Selous disse in Parlamento: “I detenuti vengono smistati in base al loro sesso legalmente riconosciuto, ossia o in base al sesso che compare sul loro certificato di nascita o in base a quello che compare sul loro certificato per il riconoscimento di genere.” Si è forse dimenticato che aveva votato contro le prime leggi che permettevano alle persone trans di cambiare genere legalmente?

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Il servizio carcerario mi assicura che “ogni accusa secondo cui i detenuti transgender vengono trattati in maniera impropria sarà sempre sottoposta a indagine. Se qualcuno fosse a conoscenza di tali trattamenti, li incoraggiamo a riferirlo alle autorità di competenza.” Essendo a conoscenza dell’infanzia piena di abusi di Vicky Thompson, il suo compagno Robert Steele, fece esattamente ciò. Chiamò il carcere esprimendo preoccupazione per la “vulnerabilità” della sua ragazza, ma non è stato abbastanza per salvarle la vita. Dovremo aspettare il resoconto del medico legale prima di esprimerci ulteriormente sul suo caso, ed è anche in atto un controllo su come il servizio carcerario tratta i detenuti transgender, ma temo che ci saranno ancora altri suicidi prima che si possa vedere un cambiamento.

La morte di Vicky Thompson mi ha molto cambiata, ma la sua storia è indicativa di quanti problemi ci siano nel modo in cui la società ha a che fare con chi non osserva la legge. Le carceri non dissuadono la gente dalla vita criminale, ottenendo in alcuni caso l’effetto esattamente opposto. Con gli insulti che si sommano alle lesioni, ho il sospetto che il servizio carcerario e la maggior parte dello staff siano come il resto della popolazione, ossia miseramente ignoranti riguardo a cosa significhi essere trans. In un mondo ideale, qualsiasi persona a contatto col pubblico – che siano medici, la sicurezza aeroportuale, lo staff delle carceri o poliziotti, per non parlare dei giornalisti – dovrebbe fare formazione sulla consapevolezza trans.

Grazie al mio lavoro in collaborazione con All About Trans so che il solo fatto di incontrare faccia a faccia una persona trans in un ambiente amichevole può avere dei grandi effetti sulle persone.

Solo quando la società guarderà le persone trans come persone, appunto, e non come problemi da risolvere, la nostra esistenza non sarà più un problema.

Press for Change – consulenza legale sulle leggi sulla discriminazione e sui diritti umani per persone trans (pfc.org.uk)

Bent Bars – un progetto di scrittura di lettere a supporto dei detenuti LGBT (bentbarsproject.org)

Mermaids – supporto individuale e per famiglie di adolescenti e bambini con problemi di identità di genere (mermaidsuk.org.uk)

Il report Transgender Equality sulle questioni trans è disponibile su parliament.uk

Fonte: Independent

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