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“Più raccontiamo storie più sappiamo che sono realtà”: intervista alla Croce Atroce
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“Più raccontiamo storie più sappiamo che sono realtà”: intervista alla Croce Atroce

Valeria Lucia Passoni

La Croce Atroce è la drag queen e co-fondatrice del Toilet Club di Milano, luogo iconico della scena queer milanese. Il Toilet al momento è chiuso ma lei non si dà per vinta e, tra la fine del 2020 e febbraio 2021, ha creato un progetto musicale. Insieme ai dj LoZelmo ed Erik Deep – anche loro ben noti dai clubbers milanesi – è infatti nato “Alda Merinos”, un disco pensato per tuttə e un “audiolibro di filastrocche elettroniche” per rappresentare a 360° la bandiera rainbow e chi avvolge.

In anteprima oggi presentiamo il video di “Spazio Libero”, brano estratto da “Alda Merinos” – qui in una nuova veste ad opera di Mem & J., autori del “remix-denuncia” del discorso omofobo di Giorgia Meloni – e dedicato alla vita notturna, al mondo drag e agli spazi che permettono alla comunità LGBTQ+ di incontrarsi, esprimersi, essere se stessi.

Abbiamo parlato con la Croce e i dj LoZelmo ed Erik Deep e abbiamo fatto qualche domanda sulla musica, sul concetto di inclusione e sulla vita e il futuro dei club.

Per presentarvi: ci indicate tre dischi che vi portate nel cuore e nelle orecchie più o meno da sempre e cosa avete imparato su di voi come singole persone, in bene e in male durante questo anno di lockdown, Covid-19, rottura con le dinamiche a cui eravamo abituatə?

Ciao, sono la Croce e rispondo io per tuttə, assumendomi la piena responsabilità di quel che sto per dire (Erik e Zelmo, non odiatemi). Tre dischi: “Homework” dei Daft Punk, “Confessions on a dancefloor” di Madonna e “The teaches of Peaches” di Peaches. La Dance, il Pop e l’Electro che ci piacciono, i suoni che non ci fanno star fermə né zittə, tre album che in ordine rappresentano Erik, Zelmo e la Croce, tre successi davvero iconici. Saltando di palo in frasca, questo anno e passa di lockdown ci ha messə davvero alla prova, ma credo di poter dire che, parlando della nostra amicizia a tre, l’abbiamo superata alla grande. Insieme abbiamo fatto cose che mai avremmo pensato di fare: dal disco alla radio (ogni giovedì alle 21 conduciamo “Vodkaiconic” su www.radiostonata.com), dallo sviluppo di idee che forse mai prenderanno vita al continuare ad alimentare la piccola grande community del Toilet con input e contenuti che la riguardassero, cercando di intrattenere e dar speranza di un futuro migliore a tuttə quellə che ci seguono. E in tutto ciò non abbiamo mai scazzato: incredibile!

Croce Atroce feat due dj professionisti: scopo del gioco, dite, è quello di dire cose che “non trovano spazio negli spartiti della musica contemporanea del nostro Paese”… Cioè? Chi oggi nell’arte e in particolare nella musica, è unə reale supporter della comunità LGBTQ+ e fa/dice davvero qualcosa che fa la differenza e sostiene la causa?

Ci siamo dettə: “Qualsiasi cosa facciamo deve essere in nome della comunità arcobaleno”. Ci piacerebbe, anche con la musica, continuare a comunicare le idee e i valori che cerchiamo di veicolare con i nostri eventi e, ora, anche con i social. Ossia parlare del nostro mondo, delle nostre questioni, delle nostre battaglie e dei nostri traguardi. Nostri, ovvero del mondo arcobaleno, non strettamente personali, temi e argomenti che non ci risultano essere spesso affrontati nel canzoniere della musica italiana. Sono davvero rari i casi in cui si canta di accettazione, alleanza, attivismo, diversity, eccetera. Non riesco a farti un nome mainstream, perché è quello su cui vorrei porre l’attenzione. Ci sono diversə artistə, ma sono troppo dentro i nostri circuiti: mi piacerebbe riuscire a fare un nome fuori dal nostro coro e poter dire “Ecco, è quella la persona che sta parlando in modo corretto di e per noi a un pubblico che non ci conosce!”

“Alda Merinos” è il titolo del disco d’esordio: che cosa rappresenta Alda Merini per voi? Quali sono altrə artistə che negli anni hanno avuto un valore simbolico, inspirational?

Nel contesto del disco, Alda Merini è stata il riferimento per la sua denominazione. I testi delle canzoni, all’inizio, avevano la forma di poesie ingenue, inoltre nel drag si usa riscrivere nomi celebri per battezzare artistə, quindi, se è vero che 1+1 fa 2, ci è sembrato più che logico intitolare il nostro album “Alda Merinos”. Per quanto pensiamo che ad Alda dovrebbero continuare a intitolare vie e alzare monumenti, non possiamo dire che la nostra musica sia un tributo alla sua persona. Mi chiedi chi ci ha ispiratə, ti rispondo Giuni Russo, Donatella Rettore, Klaus Nomi e David Bowie. Giocando in casa, ci ispirano e guidano i confronti costanti che abbiamo con tutte le persone dello staff del Toilet Club, ma anche col pubblico che ci segue, col quale non solo c’è dialogo e confronto ma anche nutrimento e suggestione.

Per quale motivo “Alda Merinos” è “atipico”? Quali sono le sfumature della bandiera rainbow che rappresenta? Cosa quando si parla della comunità LGBTQ+ non si dice e che andrebbe detto? E di cosa invece nella comunità LGBTQ+ non si parla ed è invece?

Crediamo che “Alda Merinos” sia atipico perché raccoglie canzoni e non-canzoni, quelle che ci piace chiamare “filastrocche elettroniche” perché, pur non essendo cantate, hanno in sé della musicalità. In questo contesto di forma, abbiamo parlato, ad esempio, di transessualità e asessualità, di religione e BDSM, di inclusività e accettazione: anche queste sono le tinte che colorano la nostra vita. La LGBTQ+ community è fatta delle lettere che compongono l’acronimo seguite da questo “+” meraviglioso che apre mondi infiniti: è proprio di questi che non si parla abbastanza. Essere pansessuali va bene, essere ragazze che fanno drag va bene, essere persone trans non binarie va bene, insomma, va bene tutto e se se ne parla va ancora meglio, perché più raccontiamo storie più sappiamo che sono realtà.

Il Toilet è fattore comune tra voi e uno di quegli spazi di riferimento per la night life, come si legge nel comunicato che accompagna il brano “Spazio Libero”, “senza i quali non potremmo essere noə stessə”: perché nel 2021 un membro della comunità LGBTQ+ non può ancora essere se stesso ovunque? Cosa le persone etero e cis, a parte le foto con scritto sul palmo della mano frasi a favore del DDL ZAN, possono fare per fare stare bene, vivere bene, “far sentire se stessə ovunque” chi fa parte della comunità LGBTQ+?

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Non possiamo essere noi stessə ovunque perché spesso abbiamo mille occhi addosso che ci giudicano, perché la testa a cui appartengono quegli occhi ragiona per pregiudizi e associa il nostro modo di essere a stili di vita o abitudini malsane, secondo la loro visione delle cose. Il mondo maschio, bianco, etero e cisgender, dovrebbe aprirsi ad altre provenienze e non vedere la sessualità come un tabù. Forse dico una cosa ridicola, ma per qualcuno il fatto che un ragazzo indossi lo smalto, significa che la priorità della sua vita sia quella di prenderlo in culo. Il mondo maschio, bianco, etero e cisgender è bravissimo ad attuare scarti mentali davvero intersezionali quando analizza le cose col filtro del pregiudizio, e a quanto pare sembra sempre che non veda l’ora di farlo. Essere alleati e alleate vuol dire correggere le altre persone quando sbagliano a esporsi o comportarsi, anche a costo di rovinare il mood conviviale di una bella serata tra amici e amiche.

La pandemia ha chiuso non solo temporaneamente (ma in alcuni casi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha portato a chiudere per sempre) posti centro di aggregazione, fucine della cultura e dell’arte quanto i luoghi della vita notturna, del clubbing: come si rialzerà il settore specifico? Alla luce delle previsioni di questi giorni sui nuovi piani/delle nuove regole per gli eventi estivi, come sarà possibile riprendere le attività, e al contempo collaborare a non far nuovamente ridegenerare la situazione pandemica? Cosa un clubber si deve aspettare non appena il Toilet e gli altri posti potranno riaprire?

Se avessi le risposte a queste domande diventerei la Presidente del Consiglio. Potreste mai immaginare la Croce a Palazzo Chigi? La gente non vede l’ora di uscire, ə sopravvissutə del settore si rialzeranno immediatamente, perché il pubblico c’è ed è lì che aspetta che partano le luci del dance floor. Non so come potrà essere gestito il passaggio che ci porterà alla nuova normalità, dico solo che i club riapriranno con la formula pre-Covid solo quando ce lo si potrà permettere, ovvero quando saremo tuttə vaccinatə e ci sarà quella che viene chiamata l’immunità di gregge. Il clubber si deve aspettare da noi grandi cose, musica nuova, una galva collettiva inarrivabile e un entusiasmo nel fare il nostro lavoro davvero mai visto. Noi non abbiamo aspettative dal pubblico, se non che continui a popolare il Toilet con l’allegria, la creatività, la vivacità e l’orgoglio di sempre.

Ci sarà un seguito ad “Alda Merinos”? Professionalmente dal/nel 2021 cosa vi aspettate o cosa vi sperate che accada?

Ci sarà sicuramente un seguito ad “Alda Merinos”. Mese per mese rilasceremo video, remix e collaborazioni. Le canzoni che abbiamo scritto continueranno a vivere e spero che il pubblico continui ad ascoltarci e a streammare. Professionalmente preferiamo non aspettarci nulla, così quello che arriva è tutto grasso che cola. Chiudendo il cerchio e riaprendo la risposta alla prima domanda, purtroppo la pandemia ci ha moralmente disarmatə, come tutte le persone d’altronde. Il nostro settore è stato uno dei più colpiti: brutalmente non monetizziamo da febbraio 2020. Lo Stato ha speso pochissime parole per noi e potrei andare avanti col merdone, ma non voglio. Noi vogliamo guardare avanti e far tesoro di quello che abbiamo imparato e creato in questi mesi. Non vogliamo rovinarci le giornate pensando a ciò che abbiamo perso, vogliamo migliorarle sognando che quello che abbiamo creato possa essere stato apprezzato e magari essere di ispirazione a qualcunə.

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