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Giornata mondiale contro l’AIDS: numeri, ricerca e prevenzione

Giornata mondiale contro l’AIDS: numeri, ricerca e prevenzione

Come ogni anno l’1 dicembre 2021 ricorre la Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS, il cui simbolo universale è il fiocchetto rosso. La giornata è stata istituita nel 1988 dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per sensibilizzare le persone sulla sindrome da immunodeficienza acquisita. L’obiettivo è rendere la collettività più consapevole, divulgando informazioni, condividendo dati e statistiche, promuovendo la prevenzione, agevolando l’accesso alle cure ed esplicitando i diritti e i doveri delle persone affette dalla patologia.

HIV e AIDS in Italia

L’AIDS è una malattia del sistema immunitario causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV). È importante sottolineare che l’infezione da HIV può restare a lungo asintomatica e causare la comparsa della malattia AIDS soltanto dopo molti anni. In Italia a raccogliere i dati relativi alle notifiche di AIDS (dal 1984) e alle nuove diagnosi di infezione da HIV (dal 2008) è il Centro operativo AIDS (CoA) dell’Istituto Superiore di Sanità. Questi dati dal 2012 sono a copertura nazionale.

  • HIV. Grazie a questi sistemi di sorveglianza sappiamo ad esempio che nel 2019 sono state riportate 2531 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a un’incidenza di 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti e che l’84,5% di tutte le segnalazioni è attribuibile a rapporti sessuali non protetti: più della metà di queste diagnosi è avvenuta in una fase avanzata della malattia.In Italia, poi, la trasmissione del virus è sempre stata più frequente tra persone che avevano avuto rapporti eterosessuali e solo nel 2019 si è raggiunto un sostanziale pareggio tra diagnosi attribuibili a rapporti eterosessuali e MSM (“Men who have Sex with Men”). Tra le diagnosi che risalgono a rapporti eterosessuali, il 59,6% riguarda uomini e il 40,4% riguarda donne.L’incidenza di nuove diagnosi di HIV è comunque in continua diminuzione dal 2012.
  • AIDS. Analogamente la sorveglianza dell’AIDS riporta i dati delle persone con una nuova diagnosi di AIDS. Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati 71.204 casi di AIDS, di cui oltre 45mila deceduti fino al 2017. Nel 2019 sono stati diagnosticati 571 nuovi casi di AIDS pari a un’incidenza di 0,9 nuovi casi per 100.000 residenti: solo il 27% delle persone diagnosticate con AIDS ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Sempre nel 2019 è diminuita la proporzione delle persone con nuova diagnosi di AIDS che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere HIV positiva nel semestre precedente la diagnosi di AIDS. Anche l’incidenza di AIDS è in costante diminuzione.

Prevenzione e tempestività

Il virus HIV si trasmette mediante rapporti sessuali non protetti, l’inoculazione di sangue infetto e tramite via verticale (madre-figlio). Il successo delle terapie può essere fortemente compromesso dal ritardo con cui le persone decidono di sottoporsi al test per la sieropositività al virus dell’HIV. Nel 2019 il numero più frequente di nuove diagnosi è stato registrato nella fascia d’età 25-29 anni e, in generale, il 60% delle persone diagnosticate con infezione da HIV erano positive da diverso tempo. Nel 2020 sono state 6.664 le telefonate arrivate al Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore di Sanità: la metà degli utenti ha dichiarato di non aver mai effettuato il test. Questi dati devono allarmare: una maggiore consapevolezza, sia nella prevenzione dell’infezione e della malattia che nella tempestività della diagnosi, è una misura di contrasto che fa davvero la differenza.

Lo stigma

La gravità della malattia e la serietà dei rischi che essa può comportare rendono necessarie e urgenti tutti gli interventi possibili per contrastarne la diffusione. La giornata dell’1 dicembre però risponde anche all’esigenza di accrescere la consapevolezza collettiva contro lo stigma nei confronti delle persone con AIDS. Per comprenderne la portata, basti pensare che, quando nel 1981 la malattia fu rilevata per la prima volta, a seguito della registrazione di casi sospetti di polmonite in persone appartenenti alla comunità omosessuale da parte dei CDC di Atlanta (Centers for Disease Control and Prevention), la stampa coniò il termine “GRID” (Gay-Related Immune Deficiency). Da quel momento, nonostante l’affermazione della corretta dicitura, l’AIDS è stata da sempre associata, in forma fortemente negativa, all’omosessualità.

Tuttora permangono dei pregiudizi che possono incidere fortemente sulla vita di chi ha contratto l’infezione e chi vi è indirittamente coivolto, ma anche sulla prevenzione. Nello specifico, l’infezione da HIV risente infatti ancora oggi di ampie implicazioni sociali, psicologiche e culturali, che ne condizionano lo screening e la gestione terapeutica, limitando i diritti e la vita delle persone interessate direttamente o indirettamente. Uno dei modi per combattere lo stigma è ovviamente l’informazione: una politica che si occupi delle persone, di sostenere la ricerca e di diffondere informazioni accurate, i progressi in ambito scientifico e sanitario resi accessibili e un’educazione sessuale che sia ampia e puntuale nelle scuole sono strade indispensabili se vogliamo davvero contrastare il pregiudizio. Perché è il pregiudizio oggi che genera paura e marginalizzazione e favorisce la diffusione del virus.

L’importanza della ricerca

L’attuale trattamento farmacologico dell’infezione da HIV è altamente efficace sia perché impedisce che il virus si replichi sia perché permette di tenere sotto controllo l’infezione e di annullare la possibilità di contagio. Questo porta anche a un altro risultato importante: l’aspettativa di vita di una persona HIV positiva in terapia è analoga a quella di una persona non infetta.

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Tuttavia, la lotta contro l’AIDS è ancora aperta e occorrerà continuare a studiare il virus e la malattia per comprenderne ogni aspetto e circoscriverne gli effetti. Non solo la nostra conoscenza attuale non è ancora completa ma, essendo il fenomeno oggetto di studio ancora in corso, sono richiesti dei continui aggiornamenti. Nel 2021, ad esempio, durante la Conferenza Mondiale della Società Internazionale AIDS, sono state approfondite le implicazioni e le conseguenze dell’emergenza Covid-19 rispetto all’AIDS: dai rischi ulteriori a cui sono esposti i pazienti, agli effetti delle mancate o ridotte campagne di prevenzione, ai contraccolpi dovuti alla diminuzione degli screening.

Ci sono poi da considerare tutti quei fattori che incidono sull’efficacia delle terapie rispetto alle diverse tipologie di pazienti che le ricevono: a questo proposito si studiano nuovi trattamenti che ne migliorino la tollerabilità o che possano agire su infezioni da ceppi HIV resistenti. A completare lo scenario si aggiunge l’esigenza di una maggiore tempestività delle cure: è importante che queste risultino efficaci quanto prima, non a caso la sfida della scienza è proprio la negativizzazione in tempi brevi; così come è fondamentale che i piani terapici consentano a ogni paziente di condurre la migliore esistenza possibile, riducendo la frequenza delle somministrazioni e al tempo stesso il quantitativo di farmaci da assumere.

La ricerca è insomma indispensabile: la comunità scientifica necessita di continui sostegni per poter proseguire nel suo percorso di studio e analisi. Ogni passo in avanti della scienza costituisce una conquista fondamentale per le persone. Per questo è importantissimo che l’attenzione resti viva e che il problema non rimanga una questione di pochə.

Come diceva la campagna 2020 dell’OMS:
“Solidarietà globale, responsabilità condivisa”

Per approfondire
Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, Vol. 33 N° 11 Novembre 2020 – Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2019
Legge 5 giugno 1990, n. 135 (Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS)
Contatti utili
Telefono verde AIDS e IST dell’ISS: 800861061
Uniti contro l’AIDS
Portale del Ministero della Salute
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