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Chi è UNA, la musicista queer che non conosce confini

Chi è UNA, la musicista queer che non conosce confini

UNA è dal 2013 il progetto solista di Marzia Stano, già Jolaurlo negli Anni Duemila. Musicista nata a Torino, con base a Bologna, Marzia scrive musica da quando ha sedici anni e nel tempo ha collezionato collaborazioni e condizioni di palco importanti, da Angela Baraldi ai Subsonica passando per Mannarino.

Marzia è una donna grintosa, è parte attiva della comunità Queer e insieme a tre amiche gestisce l’Elastico faART, un collettivo di artiste e musiciste che sperimentano pratiche, linguaggi, residenze e “resistenze” artistiche di produzioni indipendenti. Nella sua biografia si legge che ama la minimal techno, i cani, l’oroscopo, la letteratura beat, mangiare e comprare scarpe.
Il suo terzo disco, AcidaBasicaErotica, è uscito a ottobre per l’etichetta MarteLabel, grazie al sostegno di REGIONE PUGLIA – FSC 2014/2020 – Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro.

AcidaBasicaErotica è un album registrato in analogico su un registratore a nastro Telefunken in cui convergono ribellione, razionalità, romanticismo e rabbia.
Nove tracce in cui punk, elettronica e pop si mischiano e passionalità, eroticità e fisicità sono lasciate libere di esprimersi.

Il risultato è un’affascinante alchimia sonora combinata a liriche che raccontano sentimenti e la realtà in cui viviamo. Come il testo di Marie, brano che parla di femminicidio attraverso la vicenda di Marie Trintignant ed è accompagnato da un video che nasce dal bisogno di esprimere l’indignazione rispetto al modo in cui i media parlano e trattano la violenza di genere, quanta strada ci sia ancora da fare per distruggere l’idea che la donna sia gregaria dell’uomo e quanta le donne ne abbiano fatta per raggiungere una nuova visione di empowerment, per costruire una realtà più equa e più giusta per tutti.

Con Marzia abbiamo parlato della sua musica, del disco e della sua genesi.
Ma anche della musica che ascolta, dei suoi progetti futuri e di come sia possibile farsi comprendere dai propri coetanei ma non solo.

Marzia, la prima domanda è per capire il tuo background “sonoro”: quali sono i primi nomi che hai ascoltato quando ti sei avvicinata all’universo musica? Cosa ascolti?
Sono figlia di un batterista, cresciuta a suon di David Bowie, The Who, Led Zeppelin, Queen. È stato grazie a mia zia che conobbi Madonna. A casa mia pochissima musica italiana, qualche disco di Dalla e Battisti, ma nient’altro. Ho poi recuperato le mie lacune sul cantautorato italiano i primi anni di università a Bologna nelle notti brille di Piazza San Francesco. Ma da adolescente il mio primo mix autoprodotto è stato una registrazione su audiocassette con le migliori canzoni italo disco del momento registrate dalla radio. Erano gli anni ’90! Quando mio padre passava davanti alla porta della mia camera e sentiva la Dance, si disperava… Pensava a un moto di ribellione nei suoi confronti, ma la verità è che “cassa dritta” ed elettronica mi sono sempre piaciute. Poi è arrivata Pj Harvey, i Cranberries e da lì la mia prima punk band femminile a 17 anni. Sono un’onnivora musicale, ma mi innamoro solo di ciò che riesce a emozionarmi: nella mia playlist di Spotify passo da Chopin agli Alt-J, dalla minimal techno alla musica Afro, dub, soul e hip hop. La musica non ha confini di genere per me. Adoro M.I.A. e attualmente consiglio l’ascolto di Madame Ghandi, il mio ultimo innamoramento down tempo, hip hop femminista.

Violenza di genere, coming out, internet e l’ottenebramento che sta generando, razzismo: AcidaBasicaErotica spazia tra le tematiche e lo fa senza mezzi termini. Ci racconti di questi nuovi brani? A quale sei più legata? Quale invece rappresenta maggiormente il disco?
Sono nove brani scritti e scelti tra molti altri. L’idea di AcidaBasicaErotica ha preso forma in tre anni, per cui ogni brano è un frammento rappresentativo e importante del mio modo di interpretare la realtà e di fare musica. Da Baci a Vanvera, che è un brano in due atti sull’amore e sull’odio, a Eretica, che fotografa la realtà politica e sociale dell’Italia di oggi; da Hikikomori, che parla di come ci stiamo lentamente barricando nel più profondo individualismo, a La Chimica, che racconta dell’attrazione tra due donne, fino a Marie, che parla di femminicidio, ho tirato fuori emozioni forti e convissuto per tutta la durata della produzione del disco con la paura, l’euforia, la rabbia, la gioia, cercando di non farmi mai abbattere dal timore di non farcela e di essere giudicata.

Quale tra gli argomenti che hai trattato ti sta più a cuore e/o ti preoccupa come sta venendo affrontato nel nostro Paese?
Mi preoccupa il capillare sentimento razzista promosso da questo governo, ma anche l’apatia e la rassegnazione delle giovani generazioni, la sfiducia nell’altro, la diffidenza verso ciò che non si conosce, l’assenza di curiosità, la pigrizia, un sessismo radicato e profondo che si manifesta in più ambiti e forme, la violenza degli uomini sulle donne perpetrata ogni giorno. Parlare nelle canzoni solo di sesso, droga o amore sicuramente è più facile: non dai fastidio a nessuno. Ma mi sentirei poco onesta con me stessa, perché ho sempre amato la musica che oltre a far ballare e divertire fa anche riflettere e cambiare.

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A livello tecnico come ha preso forma il disco? Ti sei occupata interamente della registrazione della parte strumentale: pro e contro del gestire da soli questo aspetto?
Mi piace lavorare in compagnia, creare e produrre in team come è successo con Gianni Masci con cui ho sempre collaborato. AcidaBasicaErotica però ha un’altra storia, prima di questo disco non riuscivo a credere di poter prendere certe decisioni da sola, di superare numerosi limiti tecnici e di riuscire a mantenere una visione di insieme pur dovendo occuparmi di tutti i dettagli. Devo ringraziare Sergio Altamura che ha curato la produzione artistica con una visione maieutica: mi ha lasciata libera di esplorare soluzioni, non mi ha mai fatto sentire la pressione del tempo e si è sempre affidato alle mie scelte soprattutto a quelle più irrazionali. Per le registrazioni sono partita dalle ritmiche, ho registrato prima tutte le tracce di batteria e percussioni e poi le bassline; solo quando cassa e basso funzionavano davvero passavo ai synth e poi a tutto il resto.

L’album omaggia Madonna, un’icona artistica e sociale, considerato l’impatto che ha avuto a 360°. Quali sono a tuo avviso oggi le musiciste che hanno la sua stessa forza, la sua attitudine?
Quanto ad attitudine probabilmente Lady Gaga, ma in quanto a forza lei è pari solo a se stessa.

Scrivi da quando hai diciannove anni. Come è cambiato nel tempo il modo di esprimerti e comunicare? Come si riesce a parlare a un pubblico tuo coetaneo e al contempo a farti comprendere e a passare i messaggi a generazioni più giovani?
Penso che la cosa migliore sia sempre l’onestà artistica: se non si finge di essere quello che non si è sarà più semplice essere compresi. Per questo scrivo di cose che sento nascere dalla pancia e uso la testa solo per mettere insieme i pezzi. A 19 scrivevo di getto e raramente ritornavo a lavorare su un testo. Oggi invece tratto le parole con più cautela.

Il 2018 si è chiuso con l’uscita del video di La Chimica: qual è il primo traguardo per il 2019?
Oltre alla ripresa del tour che vedrà un ingresso nella band di una musicista davvero speciale, assieme a 12 donne musiciste e cantautrici riporteremo alla luce Donna Circo un album perduto e mai pubblicato del 1974, scritto e cantato da Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino (autrice di numerose canzoni di Lucio Dalla). Donna Circo è il primo disco femminista nella storia della musica italiana. È un progetto ambizioso e rivoluzionario, di condivisione, collaborazione e creazione tra donne, artiste e addette ai lavori per riportare alla luce un’opera che deve essere conosciuta.

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