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HER STORY: un’ordinaria storia non convenzionale

HER STORY: un’ordinaria storia non convenzionale

Tra tutte le lettere della sigla LBGT, la T è senza dubbio quella più mis-rappresentata nei media e nell’immaginario comune. Si tende sempre a dare poco spazio alla realtà transgender, e anche quando lo si fa si finisce quasi sempre per parlarne in relazione a episodi spiacevoli o fatti di cronaca. Ecco perché mi fa particolarmente piacere segnalarvi un progetto che dovete assolutamente conoscere, specialmente se vi piacciono le serie tv e se avete a cuore le nostre stesse tematiche.

Her Story è una web serie statunitense che non solo racconta della comunità transgender, ma è anche stata scritta, prodotta ed interpretata da donne trans. Autrici e produttrici sono Jen Richards e Laura Zak, mentre la regista è Sydney Freeland, già nota per aver diretto Drunktown’s finest. Ha debuttato il 19 gennaio 2016 su Youtube e la sua realizzazione è stata possibile grazie ad una campagna Indiegogo che ha permesso di raccogliere i fondi per ultimarne la post produzione. Non ci sono infatti emittenti televisive alle spalle, si tratta di un progetto indipendente.

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La protagonista della storia è Violet, una donna transessuale che si è da poco trasferita da New York a Los Angeles per iniziare un nuovo capitolo della sua vita. Le vicende hanno inizio quando un giorno viene avvicinata da Allie, una giovane attivista omosessuale che scrive per una rivista LGBT – “Gay LA” – sulla quale vorrebbe pubblicare un articolo sull’ordinaria vita non convenzionale delle persone transgender. Ciò che Allie intende fare è dipingere un ritratto veritiero di quello che le persone di questa comunità affrontano nel quotidiano, come vivono le relazioni interpersonali, com’è la loro vita sentimentale e privata, insomma parlare di chi conduce un’esistenza normale, non di chi è politicamente e socialmente impegnato. Da quando le strade delle due donne si incrociano, la loro relazione si sviluppa ed inizia a crescere intrecciandosi con la storia di Paige, amica e confidente di Violet nonché avvocato di successo. Anche Paige è una donna transgender, e la vediamo impegnata a difendere un’altra donna trans in una causa da quest’ultima intentata contro una casa d’accoglienza per donne vittime di violenza che le aveva negato assistenza nel momento del bisogno.

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Her story si compone di sei episodi di circa 9 minuti ciascuno, per un totale di poco meno di un’ora di video. Sebbene nel complesso la storia sia piuttosto corta e la narrazione concisa, la serie è capace di toccare una serie di tematiche che hanno un ruolo chiave quando si vuole parlare della realtà transgender e offre numerosi spunti di riflessione che proviamo brevemente a proporvi.
Avvertenza: da qui in poi si parlerà nel dettaglio della trama, quindi onde evitare il rischio spoiler vi suggeriamo di correre a guardarvi questo piccola perla audiovisiva prima di continuare a leggere oltre.

Il pregiudizio della mentalità comune nei confronti delle persone transgender

Uno dei temi più delicati relativamente alla realtà transgender è il rapporto con il proprio aspetto esteriore. In alcuni casi esso suggerisce il fatto che queste persone abbiano affrontato un percorso di transizione di genere, mentre in altri la cosa è molto meno palese. Vediamo infatti la contrapposizione tra due dei personaggi centrali della storia: “Violet sembra trans” vs “Paige non sembra trans”. E’ Allie stessa ad esplicitare questa evidenza avvicinandosi a Violet e chiedendole senza giri di parole se sia transessuale, e mostrandosi poi stupita di fronte alla rivelazione che anche Paige lo è.
Allie nella storia incarna la donna media, la mentalità comune: nonostante sia un’attivista lesbica ammette di non sapere quasi nulla sulle persone transgender e si mostra più volte in difficoltà non sapendo come rivolgersi a Violet. Proprio per questo ha sempre cura di domandarle se il suo modo di approcciarsi risulti offensivo, specialmente dopo averle direttamente chiesto informazioni sul suo percorso di transizione. Violet dichiara di non essersi sentita svilita dal fatto che Allie avesse desunto che fosse trans semplicemente osservandola, ma aggiunge “Vorrei che non fosse così ovvio”. Nella brevità di questa risposta sta tutto il peso di una vita passata a fare i conti con il proprio aspetto esteriore, di tanti anni vissuti affrontando il pregiudizio di chi per sincera ignoranza non sa come funzionano le cose ma anche di chi pur sapendo discrimina.

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Ricerca della propria identità

Un concetto che raramente viene spiegato è il fatto che la transizione non sia il punto d’arrivo di un percorso di ricerca della propria identità, bensì quasi un punto di partenza. “Transitare” significa abbandonare una realtà che si conosce ed abbracciare una nuova identità tutta da definire e da scoprire. Per Violet la presa di coscienza della propria femminilità continua ogni giorno e comporta mettere in discussione ogni aspetto della propria vita, a partire dal suo orientamento sessuale. Non è un percorso uguale per tutti, ogni persona è diversa e affronta il cambiamento a modo suo, così vediamo il contrasto tra la personalità forte e decisa di Paige e quella più introversa e riflessiva della protagonista.
Violet dichiara che in passato era principalmente attratta dalle donne, ma che questo suo orientamento pare essere mutato con la transizione. Come lei stessa dice, non è cosa comune che ciò accada, ma non è nemmeno detto che non possa succedere. E’ sempre Violet a confessare che uscire con gli uomini la fa sentire più donna, in quanto la differenza anatomica tra il suo corpo ed il loro è palese, mentre il peso del “confronto” con le donne cisgender quasi la mette in soggezione. Inoltre è come se ci fosse una sorta di sottesa paura che sentirsi attratta da altre persone di sesso femminile la possa rendere meno donna. Violet lotta ogni giorno per la propria femminilità, per farsi riconoscere come donna agli occhi degli altri ma anche e soprattutto ai suoi.

L’accettazione della propria omosessualità

Tutta la serie ruota attorno al rapporto tra le donne transgender e le donne cisgender. L’ambiente in cui la vicenda si svolge è quasi esclusivamente femminile, i personaggi maschili sono ben pochi. Violet si è allontanata da questa realtà con l’inizio del percorso di transizione, ma dopo l’incontro con Allie torna in lei il desiderio di riavvicinarsi ad altre donne, in cerca di complicità femminile, affetto, supporto, amicizia e perché no anche di amore. L’incontro di questi due mondi non è semplice e scontato come si penserebbe, e il punto di forza di Her story è proprio il fatto di sottolineare quanto sia alto il muro che vi sta in mezzo. Una delle primissime scene del primo episodio mostra proprio Violet che cerca annunci per incontri su Craiglist. Quando digita “m4t” (man looking for a transvestite) trova moltissimi risultati, la maggior parte dei quali sprezzanti ed umilianti, mentre quando digita “w4t” (woman looking for a transvestite) il motore di ricerca non riporta alcun risultato.

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Pregiudizi all’interno della comunità LGBT

Se purtroppo ci aspettiamo che la mentalità comune abbia pregiudizi nei confronti delle persone transessuali, Her story mette in luce un’ulteriore problematica che potremmo non aver mai preso in considerazione prima. All’interno della stessa comunità LGBT esistono dinamiche di ghettizzazione – passatemi questo termine piuttosto forte – o comunque persistono pregiudizi piuttosto forti nei confronti della fantomatica lettera T. Lo vediamo nelle scene in cui Allie parla con le sue amiche (lesbiche) del suo recente incontro con Violet. In questa discussione le ragazze si interrogano se sia possibile o accettabile per una donna lesbica essere attratta da una donna transessuale, se questo non sia un comportamento anti-lesbico. Una delle amiche di Allie, Lisa, è particolarmente ostile alla comunità transgender e non riesce a riconoscere Violet come una donna a tutti gli effetti.
Allo stesso tempo quando Allie spiega all’amica che “Gay LA”, la rivista per cui scrive, è un magazine LGBTQ, Violet appare perplessa e diffidente. La sua prima reazione infatti è di rifiutarsi di rispondere ad alcune domande per aiutarla a scrivere l’articolo. I dubbi di Violet sono giustamente fondati, in quanto effettivamente il nome “Gay LA” è rappresentativo solamente di una parte della comunità LGBTQIA.
Ciò ci fa sorgere una domanda spontanea: la comunità LGBT non è accogliente nei confronti delle persone transgender e si occupa invece solo dei diritti gay? Il fatto di non sentirsi parte integrante della realtà LGBT è legato solamente a Violet e alla sua difficoltà ad accettare il suo essere omosessuale (o quantomeno bisessuale), oppure è una sensazione comune ad altri uomini e donne transessuali?

Pregiudizi all’interno del movimento femminista

Le donne trans sono vere donne?” “Le possiamo accogliere tra noi?” “Ci battiamo anche per i loro diritti?” sono alcune delle domande che ritornano di frequente all’interno del movimento femminista. La posizione più ostile, come abbiamo già detto, è qui quella di Lisa che ribadisce le sue idee affermando di non essere d’accordo con il fatto che le donne trans vengano ospitate nelle case d’accoglienza per donne vittime di violenza. La sua motivazione è che chi si rivolge a queste strutture lo fa per sfuggire a uomini violenti, e non sarebbero quindi luoghi sicuri per loro se delle persone che a sua detta sono biologicamente uomini fossero accolte e vivessero insieme a loro. Lisa sostiene che dovrebbero esistere strutture apposite per le persone trans vittime di violenza, esplicitando un pensiero che si ricollega chiaramente a quella che abbiamo prima chiamato una logica di ghettizzazione. Questa è esattamente la mentalità che sopravvive all’interno di molti movimenti che teoricamente dovrebbero battersi per i diritti di tutti gli esseri umani, per la parità delle persone, ma purtroppo a volte sono i primi a decretare “Tu vai bene” e “Tu non vai bene”.
Va detto che non è una posizione condivisa da tutti coloro che si proclamano femministi, probabilmente nemmeno dalla maggioranza di essi, ma è un pensiero che esiste.

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La prostituzione

Una delle immagini che si associano più comunemente alle persone transgender è quella della prostituzione. In Her Story se ne parla sotto forma di un passato che riemerge e che continua a condizionare il presente. Ma la differenza rispetto alle storie che sentiamo ai notiziari o leggiamo sui giornali è che qui se ne parla in modo costruttivo: perché Violet si prostituiva? Perché era sola, in un momento di difficoltà, senza soldi e senza speranze in un mondo che sembrava solo rifiutarla. “Non mi sentivo attraente, ma guadagnare soldi in quel modo era la prova che valevo qualcosa, che a qualcuno piacevo” confessa ad Allie ad un certo punto. Affrontare una tematica così delicata da questo punto di vista è l’unico modo per comprendere davvero ciò che si cela dietro questo fenomeno; fermarsi ad osservare la cosa dall’esterno porta solo a formulare giudizi e a puntare il dito.
Correlato a questo tema c’è anche la questione della violenza sulle donne e delle relazione abusive, che pure vediamo rappresentata nella lori drammaticità: Violet non può sperare di rivolgersi alla polizia per chiedere aiuto quando viene percossa perché riceverebbe solo ulteriori insulti e scherni anche da coloro che teoricamente dovrebbero proteggerla, come già le è successo in passato. Ecco allora che di nuovo ci rendiamo conto di quanto queste persone siano sole e prive di un supporto sia a livello pubblico-sociale che privato. Proprio per questo spesso si trovano coinvolte in relazioni distruttive, da cui non riescono ad uscire.

La difficoltà del “coming out”

Violet, come abbiamo detto, non ha la necessità di spiegare la sua storia alle persone che incontra in quanto il suo aspetto suggerisce la sua transessualità. Guardando Paige invece nessuno si accorge che lei è transgender. Probabilmente è ciò che anche Violet in cuor suo desidera, tuttavia ciò comporta per Paige un grande problema relazionale: quando scoprire le carte in tavola con chi non conosce la sua storia?
Nel corso della serie vediamo Paige iniziare una relazione sentimentale con un uomo da cui è profondamente attratta, e da cui è ricambiata. Ma se gli rivelasse la verità sul suo passato, sarebbe ancora interessato o fuggirebbe? E anche se non fuggisse, questo piccolo grande dettaglio oscurerebbe qualsiasi altro aspetto di lei impedendogli quindi di conoscerla autenticamente per quello che è? Questi dubbi si insinuano nella sua testa, ma convivono con il senso di colpa per non avere il coraggio di svelare questo lato di sé: non dire niente è una mancanza di onestà verso una persona con cui invece desidererebbe condividere tutto.

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Tutte queste tematiche vengono toccate in Her story con una delicatezza senza eguali. Non si tratta di argomenti semplici né leggeri, ma questa serie ha la capacità di sollevare tali questioni con una freschezza disarmante, senza risultare mai pesante, noiosa e soprattutto senza avere la pretesa di essere cattedratica. Va dritta al punto senza giri di parole e senza troppe allusioni, in modo efficace e soprattutto coinvolgente, perché il fine è senza dubbio quello di intrattenere. Non dimentichiamoci che seppur sia ricca di contenuti, Her story è in primis una web serie, una narrazione fittizia, non un documentario sulla vita delle persone transgender. Proprio per questo riesce a comunicare con lo spettatore su un piano emotivo, coinvolgendolo nella narrazione. Al centro di tutto c’è la storia di queste persone, il focus è sui personaggi e sulle loro vicende. E’ facile per chi guarda immedesimarsi con uno dei punti di vista presentati, soprattutto con Allie, la quale come molti all’inizio ha poca familiarità con il mondo transgender e non sa nemmeno quale sia il modo corretto per rivolgersi a queste persone. Lo spettatore impara con lei: proprio come Allie scopre pian piano come funzionano le cose, sviluppa graduale confidenza con la materia.
Il risultato finale è quindi quasi un’ora di video che scorre veloce e in modo assolutamente piacevole: senza che quasi ce ne si accorga ci si ritrova alla fine delle sei puntate a sbottare contro il computer “Ma come, è già finita?! Voglio sapere come continua!”.

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Per ultimo, ma non meno importante, un altro motivo per cui Her story è un prodotto degno di nota è il fatto che attori, produttori e autori siano persone appartenenti alla comunità LGBTQ non solo sullo schermo ma anche nella vita reale. Troviamo quindi attrici transgender che interpretano personaggi transgender e attrici lesbiche che interpretano personaggi omosessuali. E’ importante che a scrivere questa storia siano state persone che vivono ogni giorno sulla propria pelle le problematiche legate all’essere trans in un mondo in cui già solo nominare questa parola è un enorme tabù. Il fatto che loro abbiano avuto la possibilità, o meglio si siano create la possibilità, di prendere la parola e raccontare una storia dal loro punto di vista, partendo dalle proprie esperienze e sensazioni, è un fatto così rilevante perché è ancora cosa rara. Qual è il modo migliore per conoscere una realtà se non lasciare che siano i suoi protagonisti a parlare? E soprattutto, quale modo migliore di questo per ascoltare storie reali e prive di pregiudizi?
Nei media vengono sempre fornite rappresentazioni parziali, fuorvianti, negative, dettate da preconcetti e scarsa conoscenza del fenomeno. Non si parte quasi mai dal presupposto che le persone transgender siano appunto per prima cosa persone. Persone con sentimenti, sogni, paure, speranze e aspirazioni esattamente come tutti gli altri, e che le loro storie di vita quotidiana possano essere raccontate in modo leggero in un format d’intrattenimento.
Come dice Allie in una delle sei puntate:

Il nostro mondo è meno ricco senza le loro storie, le loro risate, le loro voci

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In conclusione quindi, se avete un’ora della vostra vita a disposizione e non avete problemi con l’inglese andate subito a guardare Her story, non ve ne pentirete!
Se invece avete difficoltà con i video in lingua originale restate sintonizzati sui nostri canali. Potremmo stare lavorando a qualcosa per voi. Qualcosa di molto bello.

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