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Identità ed espressione di genere: cosa sono e perché è importante parlarne
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Identità ed espressione di genere: cosa sono e perché è importante parlarne

Redazione
Articolo di Natasha Vagnarelli

Cos’è l’identità di genere? E cosa si intende per “espressione di genere”? Esiste una relazione tra i due concetti? Scopriamolo insieme.

Identità di genere Vs Espressione di genere

Per identità di genere si intende il genere a cui ogni persona sente di appartenere. Non bisogna confonderlo con il sesso biologico che si basa sui cromosomi dell’individuo. Il genere invece riguarda la sfera psicologico-sociale ed è l’insieme di comportamenti, di situazioni, di immaginario che la società e il singolo ha di un certo genere.

Quando una persona sente di avere un’identità di genere corrispondente al sesso biologico, si definisce cisgender; quando una persona si identifica con il genere opposto al proprio sesso biologico, si definisce transgender; quando una persona non si sente a proprio agio con la binarietà uomo/donna, si sente entrambi o nessuno, può scegliere di definirsi con il termine ombrello non binary.

Per espressione di genere, invece, si intende come ci presentiamo alla società. Dobbiamo sempre tenere a mente che il concetto di genere è un fenomeno psicologico-sociale, consolidato nel tempo, che molti cercano il più possibile di abbattere. Ad oggi, però, ci sono determinate caratteristiche fisiche, comportamenti, a volte persino ruoli che vengono associati a un certo genere piuttosto che a un altro. Farò esempi che potrebbero sembrare banali, ma che nell’immaginario comune sono ancora vivi. Secondo una visione binaria della società, che incastra i generi in ruoli e schemi predefiniti, le donne portano i capelli lunghi, gli uomini corti; le donne possono indossare le gonne; gli uomini no; le donne si truccano; gli uomini cercano di avere i muscoli e giocano a calcio; le donne sono delicate e aggraziate; gli uomini sono più rozzi; le donne hanno il seno e la vagina; gli uomini hanno il pene e i testicoli.

I generi non binari non vengono considerati in questa struttura, il che è grave e fa capire come il genere sia un costrutto sociale che fa acqua da tutte le parti. Definire il proprio genere e la propria espressione di genere è importante, proprio perché evidenzia questi problemi. Si tende a dare tutto per scontato, si tende a cadere negli stessi stereotipi e, purtroppo, non siamo ancora in un mondo ideale in cui il concetto di genere è superato. Dare voce alla propria identità di genere è un modo per dire “io esisto”.

Il rapporto tra espressione e identità di genere

Solitamente, per abitudine, scelta e/o pressione sociale, si tende a far corrispondere la propria espressione di genere con la propria identità di genere. Una persona cis, ad esempio, sarà sempre stata abituata a certi comportamenti e si troverà bene in essi; una persona trans, al contrario, si sentirà più compatibile con l’espressione di genere opposta al proprio sesso biologico, ed è probabile che voglia adottarla per essere riconosciuta come uomo o donna dalla società. Le persone non binary potrebbero adottare entrambe le espressioni, in dosi differenti, in modo differente.

Tuttavia, non è detto che tutti facciano coincidere la propria espressione di genere con la propria identità di genere.

Una donna cisgender, ad esempio, potrebbe sentirsi a proprio agio, per una questione estetica e/o gusto personale, con abbigliamento tipicamente maschile. Un uomo potrebbe amare truccarsi pur sentendosi completamente uomo. Una persona trans e/o non binary potrebbe non avere disforia fisica ma solo sociale.
Esatto. La disforia di genere, ovvero il conflitto che vive una persona che non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita, può manifestarsi in disforia fisica e/o disforia sociale. La disforia sociale è il disagio e malessere che una persona prova in relazione al genere con cui è socialmente riconosciuta; la disforia fisica è il disagio e malessere che una persona prova in relazione al proprio corpo. Non è assolutamente scontato, infatti, che una donna trans voglia per forza voler fare una vaginoplastica o che un uomo trans voglia fare una mastectomia: le forme in cui si manifesta la disforia di genere sono collegate tra loro, ma non necessariamente sono tutte presenti in una persona.

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E ancora, una persona genderfluid (ovvero l’identità di genere non binaria per la quale un individuo può identificarsi con un genere o un altro a seconda del momento, detta per questo motivo “fluida”) potrebbe voler mostrarsi più “maschile” o più “femminile” a seconda dei giorni, mantenere uno stile più “androgino” oppure preferirne uno specifico.

Le combinazioni sono tante, quasi infinite, ed è fondamentale ricordare che sono tutte valide.

Mi piace pensare che, un giorno, questo articolo non sarà più necessario. Mi piace pensare che, prima o poi, il concetto di genere, di “maschile”, di “femminile”, venga superato. Forse eviteremo di sentirci male con il nostro corpo, forse eviteremo di essere giudicati per un taglio di capelli diverso da un altro, forse vivremo in un mondo migliore. Non è ancora arrivato quel giorno ma intanto spero che questo articolo possa essere servito a fare chiarezza e, chissà, ad avvicinarci un pochino di più a quel mondo ideale.

Leggi i commenti (1)
  • maschile e femminile continueranno a esistere perchè esistono in ogni epoca e cultura, non sono (solo) costruzione sociale, uomini e donne esisteranno sempre ovviamente i ruoli di genere rigidi sono una cavolata: una donna e un uomo possono avere i capelli di qualsivoglia lunghezza, truccarsi o no, vestirsi in qualunque modo e restano uomini o donne perchè non è una costruzione sociale ma è ciò che siamo nella nostra interiorità, uomini o donne sia quando ciò corrisponde al nostro sesso biologico (maggioranza dei casi) sia quando non corrisponde come nella minoranza trans

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