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Leggi anti-Lgbt: cosa sta succedendo in Nord Carolina (e Mississipi)?
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Leggi anti-Lgbt: cosa sta succedendo in Nord Carolina (e Mississipi)?

Giulia Lanfredi

Il sottotitolo perfetto per questo articolo sarebbe: la Bible Belt colpisce ancora.

Per chi non lo sapesse la Bible Belt è un’area comprendente diversi stati meridionali degli Stati Uniti, caratterizzati da una forte e diffusa fede religiosa e da un orientamento politico iper-conservatore . Ve ne avevamo già parlato quando alcuni fondamentalisti cristiani volevano impedire ai Foo Fighters di esibirsi in concerto a Kansas City, in quanto i contenuti della musica non si confaceva ai principi della loro morale religiosa.
Questa volta però i fatti sono ben più gravi, purtroppo.
Lo scorso mese due stati della Bible Belt si sono resi protagonisti delle cronache per aver attuato dei provvedimenti legislativi fortemente discriminatori nei confronti della comunità LGBT.

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Nord Carolina

Il 23 Marzo è stata approvata dall’Assemblea Generale della Carolina del Nord (l’organo legislativo a livello statale) una legge chiamata “Public Facilities Privacy & Security Act”. In pratica nascondendosi dietro il fatto di voler creare regole più rigide per permettere ai cittadini di vivere in condizioni di maggiore sicurezza, questa legge viola una serie di diritti della (già per altro molto sofferente) comunità LBGT dello stato.
In particolare viene esplicitamente vietato a chiunque di utilizzare un bagno pubblico destinato al genere diverso da quello che compare sul proprio certificato di nascita. Questo provvedimento è fortemente discriminatorio nei confronti delle persone transgender, alle quali viene sostanzialmente impedito per legge di essere riconosciute come appartenenti al sesso nel quale si riconoscono.

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La legge inoltre cancella il diritto delle persone LGBT a fare causa quando sono vittime di discriminazione, negando così a numerosi cittadini la tutela legale. Viene infine proibito alle autorità locali di tutto lo stato di approvare provvedimenti anti-discriminazioni, creando una riserva di legge a livello statale per quanto riguarda queste tematiche.

La gravità di questa legge sta nel fatto che sia, appunto, una legge: le discriminazioni non sono più qualcosa da evitare ma diventano perfettamente legali, anzi si tolgono alle persone i mezzi per combatterle.

Numerose proteste si stanno susseguendo in tutta lo Stato, ma soprattutto al di fuori di esso. Negli ultimi giorni infatti si sta parlando di questa vicenda persino dalle nostra parti, in virtù del fatto che molti personaggi del mondo della musica hanno preso posizioni forti contro questa legge. Bruce Springsteen e Ringo Starr hanno deciso di annullare i loro rispettivi concerti in Nord Carolina in segno di protesta. I Mumford and Sons invece hanno annunciato di non voler rinunciare a suonare a Charlotte, ma di destinare invece il ricavato della serata ad un’associazione LGBT locale (il concerto si è svolto lo scorso 14 aprile). Un atteggiamento analogo sarà quello degli Against Me!, capitanati da Laura Jane Grace (della quale vi parliamo sempre volentieri), che ha fatto coming out come donna transgender nel 2012.

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Questi ultimi suoneranno in Nord Carolina a maggio, e devolveranno gli incassi del concerto ad un’associazione giovanile queer-friendly. Laura ha infatti dichiarato di voler utilizzare la serata per portare l’attenzione pubblica sul problema, invitando diversi attivisti locali ad allestire stand informativi all’interno del locale. La Grace ha dichiarato l’intenzione di non boicottare la data in segno di solidarietà verso tutte le altre persone transgender, che in quanto residenti non possono boicottare il loro stesso stato.

Mississipi

Sempre lo scorso mese lo stato del Mississipi ha approvato una legge chiamata “Religious Freedom Act”, che per citare Ellen Degeneres:

<<Sembrerebbe una bella cosa, perchè contiene la parola “libertà” nel nome, invece non lo è>>

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Analogamente a quanto accaduto in Nord Carolina, questa legge istituzionalizza pesanti discriminazioni nei confronti delle persone LGBT, in questo caso nel nome della libertà religiosa. Infatti ogni cittadino che si senta urtato nella propria sensibilità cristiana, può rifiutarsi di sposare persone LGBT, di concedere loro adozioni (pratiche già da tempo legali negli Stati Uniti, per volere della Corte Suprema che ha reso i matrimoni legali per tutti in tutti gli stati), di prestare loro servizi di cura, di assumerli alle proprie dipendenze – è anche possibile licenziarli per le stesse motivazioni – o semplicemente di affittare o vendere loro qualsiasi tipo di bene, solamente a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Di nuovo discriminare le persone diviene un’azione perfettamente legale. In una sola legge sono stati cancellati anni e anni di lotte per diritti civili egualitari, creando una situazione che è stata definita come “segregation by sexual orientation”.

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Anche in questo caso non sono mancate le proteste. Tra le voci più influenti che si sono schierate contro questo provvedimenti c’è senza dubbio la già citata Ellen, che in un breve ma efficacissimo monologo (di cui vi consigliamo caldamente la visione se avete familiarità con l’inglese) ha denunciato la profonda ipocrisia che si cela dietro questo presunto diritto di libertà religiosa raccontato di essere stata lei stessa licenziata perché gay. Anche Sharon Stone ha annullato la proiezione di un film in Mississipi in segno di protesta, e numerose aziende hanno preso posizione contro questa legge, tra cui MGM Resorts International, Nissan, Toyota, Tyson Foods, AT&T, IBM and Levi Strauss & Co.

Queste due storie sono solamente i fatti accaduti più recentemente: situazioni analoghe esistono da qualche tempo anche in altri stati dell’area, come la Georgia e l’Indiana. Noi non possiamo fare altro che augurarci che questo tipo di discriminazione istituzionalizzata finisca al più presto, perché come dice Ellen: <<Non si tratta di una questione politica (o religiosa), si tratta di diritti umani>>.

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Fonti: CNN, CNN

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