“Siamo tutti folli,
ma chi riesce ad analizzare la propria pazzia
è chiamato filosofo.”

Fra le citazioni più o meno illustri che inaugurano i 10 capitoli di Motor Girl, credo che quella dello scrittore statunitense Ambrose Bierce sia la più efficace nell’inquadrare i toni e le intenzioni di questo graphic novel.

Ma andiamo con ordine: fra le tante cose belle fatte da Bao Publishing, si aggiunge anche quella di pubblicare in un unico volume proprio Motor Girl, l’ultima miniserie scritta e disegnata da Terry Moore uscita negli USA a cavallo fra il 2016 e il 2017.

Per chi non conoscesse l’autore, possiamo tranquillamente dire che si tratta di un autentico fuoriclasse del mondo dei comics. Noto soprattutto per le sue produzioni indipendenti, i più si saranno imbattuti nel suo Strangers In Paradise, fortunato ciclo di storie su un triangolo poliamoroso che negli anni novanta gli è valso persino l’Eisner Award.

Bravino, il ragazzo.

In questo senso, Motor Girl non tradisce affatto le aspettative sia per la qualità del disegno che dello storytelling. L’intreccio si svolge in una calda e desolata landa della provincia americana, concentrandosi sulle vicende di Sam, una ragazza ex-marine che gestisce uno sfasciacarrozze per conto dell’anziana e vispa Libby. Di fatto tutto ruota intorno al tentativo di un ricco signore della zona di ottenere il terreno su cui Sam lavora, in una girandola di situazioni grottesche e buffe visioni extraterrestri.

Già nella prima tavola ci viene introdotto l’amico di Sam, un gorilla parlante. E qui sta la potenza del fumetto come mezzo espressivo che Moore, conoscendo alla perfezione, sa gestire col massimo acume: su carta, tutto sembra legittimo. Stiamo leggendo un fumetto, perciò in quanto lettori non ci poniamo il problema della plausibilità effettiva di quanto stiamo vedendo, decidendo così di stare al gioco dell’autore. Gioco che, come si capirà proseguendo con la lettura, verrà portato avanti con sempre maggiore inventiva fino al climax finale, durante il quale tutti i nodi verranno al pettine.

Ora, per non rovinarvi il piacere di immergervi in quest’opera, non vi rivelerò altro. Personalmente ho amato questo fumetto per la sua capacità di delineare dei personaggi profondamente umani, capaci di suscitare una tenerezza fuori dal comune. La sospensione di incredulità che la dimensione onirica della storia ci impone non intacca mai l’urgenza dell’autore di raccontare una parabola ben precisa, un percorso di crescita e di salvezza in cui risolvere se stessi passa tanto da noi, quanto dall’aiuto degli altri. A conti fatti, Motor Girl è una fiaba moderna, sospesa nel sogno, ma al tempo stesso ancorata saldamente al reale.

Ecco, più o meno così.

Sul piano stilistico, Terry Moore è al solito impeccabile. Anziché ripiegare su una comoda narrazione fuori campo, l’autore affida ai dialoghi, decisamente brillanti, il compito di portare avanti la storia. Il tratto ormai maturo riesce, dal canto suo, a dare consistenza agli eterogenei personaggi, miscelando abilmente realismo e caricaturale col solo uso del bianco e nero.

Un racconto del genere ha necessariamente bisogno di una protagonista con cui empatizzare e in quest’ottica il ritratto di Sam è riuscitissimo: completamente al riparo dallo stereotipo urlato della “donna forte”, ne esce fuori una persona consapevole, ferita, ma dall’animo lieve, che pur avendo attraversato momenti terribili non ha mai perso umanità e ironia. Un po’ le doti che tutti noi dovremmo riuscire a mantenere nei nostri momenti peggiori, consapevoli che saranno proprio quelle a farci superare l’inferno.

Al netto dei temi forti trattati, Motor Girl è una lettura spassosa che vi inonderà di buonumore, che personalmente ho divorato e che vi consiglio caldamente, se avete voglia, come lettura in questi caldi giorni, perché sarà in grado di scaldare anche il vostro cuore.

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