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Pascal Brutal e il futuro della virilità
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Pascal Brutal e il futuro della virilità

Davide Genco

“Il futuro è una chiave di lettura del presente decisamente migliore del passato.”

Con questa citazione illustre dell’autore di fantascienza J.G. Ballard si apre il volume del 2013 di Bao Publishing che raccoglie le strisce satiriche di Pascal Brutal.

Pascal BrutalPersonaggio nato nel 2006 dalla penna di Riad Sattouf – fumettista franco-siriano con in curriculum una manciata di prestigiosi premi ad Angoulême e una prolifica collaborazione con Charlie HebdoPascal Brutal è un tamarro di periferia in un futuro distopico che vede la Francia governata dall’ultra-destra e dove l’iper-liberalismo e il darwinismo sociale la fanno da padroni, finendo per influenzare irrimediabilmente le vite dei cittadini.

Sessista, omofobo e violento, il muscoloso Pascal sembra essere in questo senso il figlio di un’epoca in cui l’esibizione di virilità e la sopraffazione del prossimo sono requisiti indispensabili per sopravvivere.
Ora, detta così, il fumetto di Sattouf potrebbe sembrare una lettura ostica.

Invece va chiarito che le “gesta” di Pascal Brutal vengono raccontate in una serie di brevi episodi autoconclusivi dal tono leggero e farsesco, che finiscono per smontare irrimediabilmente lo stereotipo di maschio con cui ci viene inizialmente presentato il personaggio. Parlando nel linguaggio di Internet, potremmo dire che Riad Sattouf è di fatto un troll politicamente scorretto che usa l’avatar di Pascal Brutal per deridere una visione della società che evidentemente dilagava negli anni di Sarkozy. Lo fa costruendo un futuro che è un’esasperazione ridicola del presente, introducendo un personaggio che in apparenza è il perfetto prodotto della sua epoca, ma che poco a poco comincia a contraddire la sua stessa immagine.

Alla voce "costruirsi un'immagine"
Alla voce “costruirsi un’immagine”

Pur essendo infatti un incallito donnaiolo, scopriamo quasi subito che Pascal non sembra disdegnare rapporti occasionali con uomini. A dire il vero sembrerebbe proprio preferirli, anche se ogni sua scappatella omosessuale viene sempre messa a tacere dall’inconscio.

Ma Pascal sa anche essere molto sensibile, come quando ad esempio scoppia a piangere vedendo un gattino sul telefono di una sua frequentazione, e generoso, quando offre incondizionatamente il suo aiuto all’amico Abdel.

L’autore volutamente non allestisce una vera e propria “storyline”, ma sceglie di comporre un mosaico di aneddoti che raccontano ciascuno un aspetto della vita di Pascal Brutal emblematico della persona e del contesto in cui si muove, in un continuo esercizio di stile che comincia introducendo degli stereotipi per poi ribaltarli senza preavviso. In fondo, al netto di tutti i suoi difetti, ne esce una sorta di Forrest Gump che finisce per risultare simpatico al lettore: forse in un altro futuro privo di quell’influenza sociale che lo ha reso il tamarro di periferia che è, Brutal sarebbe potuto diventare la persona che avrebbe davvero desiderato essere, forse addirittura una bella persona.

L’umorismo espresso dalle belle tavole di Sattouf è posato e sibillino: si ride a denti stretti, insomma, anche se rimane il dubbio che alcune battute siano comprensibili al 100% solo da un Francese: in questo senso va comunque fatto un plauso enorme al Povero Traduttore di Bao, che deve essersi davvero districato in una giungla infernale di riferimenti culturali intraducibili.

Spiccano sicuramente alcuni buffi personaggi come Abou Mahmoud – dichiaratosi a Pascal Brutal e diventato fondamentalista islamico dopo essere stato rifiutato – e brillanti episodi come il viaggio in Belgio, che scopriamo essere diventato nel futuro una spietata ginarchia che impone agli uomini di girare avvolti in una speciale “tunica anti-viralità”, pena il diventare immediatamente proprietà della donna che ne reclama il possesso.

Benvenuti in Belgio
Benvenuti in Belgio

“Pascal Brutal” è impietoso nel prendersi gioco degli stereotipi di razza, genere e religione e nel dirci dove rischia di dirigersi la società europea: ad ulteriore conferma che per raccontare una storia che sembra davvero ripetersi come farsa – come diceva quel tale con la barba – la satira può essere l’unico modo di dipanare il Velo di Maya che ci separa dalla comprensione del nostro presente e del nostro futuro.

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