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La rivoluzione in Siria: ne parliamo con Eddi
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La rivoluzione in Siria: ne parliamo con Eddi

Biancamaria Furci

La guerra in Siria, la storia del Kurdistan e del suo popolo, le combattenti delle YPJ, l’ISIS, Erdogan e la Turchia. Ho già provato in passato a raccontare queste vicende, in occasioni distinte (qui, qui e qui), ma non ho mai potuto farlo con una persona che avesse effettivamente vissuto e combattuto in questi contesti.

Conoscerla è stato un onore, parlarle un piacere che voglio condividere con voi: lei è Eddi. Maria Edgarda Marcucci, conosciuta con il soprannome “Eddi”, è una combattente italiana che ha militato nelle YPJ nelle zone liberate del Nord-Est della Siria. Il suo punto di vista è fondamentale per provare anche solo lontanamente a comprendere la portata di ciò che è accaduto e sta accadendo in quei territori. E la sua storia va conosciuta.

Per poter capire meglio le sue parole, però, è assolutamente necessario avere delle basi di conoscenza comuni. Ricapitolare il più attentamente possibile, con parole-chiave e punti su cui focalizzarsi per non perdere di vista il quadro generale. Le ho quindi chiesto quali fossero i concetti importanti da recepire e metabolizzare sulle vicende di cui anche lei è stata protagonista e testimone, per poter meglio comprendere il seguito.

Ho qui di seguito provato a riassumere questa grande vicenda nel modo più conciso e diretto possibile, con la profonda consapevolezza che gli argomenti trattati presentano una storia e un contesto estremamente più vasti e che meriterebbero infinito spazio a disposizione per essere sciolti e spiegati nel dettaglio. Non ne ho la presunzione, ma spero sia ugualmente utile e (per quanto possibile) esaustivo.

Il Kurdistan

Il Kurdistan è un altopiano di circa 450.000 chilometri quadrati situato nella parte settentrionale della Mesopotamia. Il Kurdistan è stato diviso (per ragioni politiche) fra Siria, Iran, Iraq e Turchia (in particolare è la Turchia a comprendere la maggior parte del territorio, il 30% di tutto il Kurdistan). È un territorio strategicamente molto importante, sia per la sua ricchezza di petrolio e risorse idriche che per la sua ubicazione. Queste caratteristiche geopolitiche lo hanno reso una terra ambita da varie potenze, nella storia passata come in quella più recente.

Il Kurdistan è stato per lungo tempo unito, abitato da diversi popoli che coesistevano pacificamente; questo fino all’avvento di pressioni esterne, già presenti con l’Impero ottomano che aveva annesso le popolazioni curde e limitato molto territori e autonomia. Nel 1916 ad esempio c’è l’accordo di Skykes-Picot, in seguito a una serie di incontri segreti tenuti durante la Prima Guerra Mondiale fra diplomatici britannici e francesi, con l’assenso della Russia zarista, per decidere come sarebbe stato spartito il Medio Oriente e quali sarebbero state le rispettive sfere d’influenza.

L’atto finale del sogno di un Kurdistan libero va in scena nel 1923, con il Trattato di Losanna firmato da Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Grecia e Romania, che tradisce le intenzioni in favore dell’autonomia e dell’unità legittimata del Kurdistan espresse dalle principali potenze europee a Sèvres e durante la Conferenza di Pace di Parigi del 1919. Risale a quel momento la spartizione del Kurdistan nei quattro Stati citati precedentemente e la dispersione di 25 milioni di persone curde (discendenti di quelle popolazioni che hanno abitato i territori per tempo immemore, creando alla fine un solo grande popolo), condannate così a subire persecuzioni e genocidi.

La Turchia in Siria

Uno dei Paesi in cui la popolazione curda ha pagato (e paga ancora) il prezzo più alto per la perdita della propria libertà territoriale è stato la Siria, con le persone definite curdo-siriane. La Siria è un Paese profondamente sconvolto dalle continue guerre che lo hanno attraversato: dalla dittatura di Bashar Al-Assad e dalla guerra civile, dall’ISIS, dall’invasione turca. Nel 2011-2012, sulla scia della “primavera araba”, il popolo insorge contro il regime. In questo contesto, nella guerra e nelle rivendicazioni che seguiranno, la popolazione curdo-siriana ha avuto un ruolo centrale e ha dato il via a una serie di mutamenti profondi che hanno presto interessato molte altre popolazioni e molti altri territori.

La Turchia ha avuto un rapporto brutalmente repressivo nei confronti delle popolazioni curde e delle rivendicazioni delle persone curdo-siriane, così come contro tutte le minoranze etniche nel Paese. Forte del proprio potere militare, ha finanziato e portato avanti ogni possibile minaccia contro le mire indipendentiste nei territori a Nord della Siria. Il Presidente turco Erdogan ha invaso la Siria nel novembre 2019, adducendo come motivazione una minaccia dei propri confini (che, di fatto, non c’è mai stata) data dai gruppi di liberazione del Nord del Paese. La Turchia è accusata di aver commesso crimini di guerra in Siria.

Il PYD e il Confederalismo Democratico

Nella Siria sotto il giogo del dittatore Bashar Al-Assad, nasce nel 2003 il PYD (Partito dell’Unione Democratica), un’organizzazione clandestina curda che si prefigge lo scopo di creare il Confederalismo Democratico teorizzato da Abdullah Öcalan (fondatore del PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan che vede la luce in Turchia).

Il Confederatismo Democratico è un modello di autogoverno di partecipazione dal basso, si fonda sull’adesione volontaria e sulla creazione di piccole comunità in cui tutte le decisioni vengono prese in assemblee plenarie. Fra i principi-cardine di questa società ci sono i diritti delle donne e la presenza di comitati femminili in ogni ambito dell’assetto pubblico.

In Siria, il PYD è stato fondamentale nella costruzione della regione autonoma del Rojava, termine che in curdo significa “ovest” e che corrisponde a una regione occidentale compresa fra i quattro Stati in cui il Kurdistan è diviso. Il territorio è stato liberato (ma mai riconosciuto dal Governo centrale) durante la guerra civile siriana contro il regime di Bashar Al-Assad. Dal Rojava, il Confederalismo Democratico si è presto esteso a tutti i territori del Nord-Est della Siria, poi a tutto il nord, poi alla Siria intera. Ha superato anche i confini delle “sole” popolazioni curde, coinvolgendo una pluralità eterogenea di persone.

Vedi anche

YPG e YPJ

Con l’inizio della rivoluzione civile in Siria, fra il 2011 e il 2012, sono sorti dei gruppi di autodifesa, le Unità di Protezione del Popolo curdo YPG e YPJ. Le YPJ sono le Unità di Protezione del Popolo curdo interamente composte da donne. Dal 2015, YPG e YPJ sono alla guida delle Forze Democratiche Siriane, un’alleanza che include anche altre minoranze e contribuisce a rendere sempre più aperta al mondo la lotta rivoluzionaria che portano avanti.

YPG e YPJ sono nate nel Rojava autonomo, ma sono salite agli onori della cronaca per essersi rese assolute protagoniste della lotta all’ISIS. Le Forze Democratiche Siriane hanno fatto parte della coalizione internazionale contro l’ISIS, togliendogli molto terreno. L’ISIS, lo ricordiamo, è un’organizzazione terroristica fondata sul fondamentalismo, divenuta tristemente famosa nel 2014 con la proclamazione del Califfato islamico (che nulla ha a che vedere con l’Islam) e un’avanzata repentina in un territorio molto vasto compreso fra Siria e Iraq.

Liberando i territori occupati, hanno varcato i confini della regione del Rojava, estendendo il modello di autogoverno alle città liberate (sempre su adesione volontaria), spiegando cosa sia il Confederatismo Democratico. La maggior parte dei territori liberati hanno aderito a questo modello, contribuendo alla crescita esponenziale delle società autonome.

Dopo la fine della guerra all’ISIS, dal 2017, le Forze Democratiche Siriane, le YPG e YPJ e tutto il processo di rivoluzione portato avanti hanno subito durissimi colpi dalla Turchia guidata da Erdogan e a farne le spese è stata l’intera Siria. Il tentativo manifesto è quello di arginare un cambiamento culturale e sociale radicale e di portata vastissima.

…E poi?

Ringrazio Eddi Marcucci per la gentilezza mostrata e per l’ardore appassionato che traspare da ogni sua parola. La sentirei parlare per ore, per sapere finalmente la sua storia e la sua visione su questi accadimenti. Ma abbiamo deciso di farlo insieme a voi, in diretta.

Eddi sarà in live sul canale Instagram di Bossy venerdì 26 febbraio alle ore 19:00, intervistata da Irene Facheris.

Artwork di Chiara Reggiani
Con immagini di: Kurdishstruggle

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