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Star Trek: beyond feminism

Star Trek: beyond feminism

Articolo di Lenny Melziade

Per chi non lo sapesse (e apparente ha vissuto sotto i sassi….) Star Trek è uno dei franchise televisivi e cinematografici più noti al mondo, che compie 50 anni proprio nel 2016.

Si tratta di una serie TV nata negli anni ’60 che ha successivamente dato vita a 12 film e un fandom che rasenta (ma nemmeno troppo) la religione.
E no, non parlerò della rivalità con Star Wars, perché è come paragonare una Guinness con una Vodka. Due cose diverse. Ficchiamocelo in testa.

Sorry, we have Klingons

Breve riassunto per chi ha vissuto sotto ai sassi: Star Trek narra di un futuro in cui uomini e razze aliene vivono in pace –ok, circa pace; Klingon sto parlando anche con voi- sotto la Federazione dei Pianeti Uniti, la cui flotta spaziale è dedita alla ‘ricerca di nuove forme di civiltà e vita, fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima’
Le varie serie televisive e film narrano dei viaggi di una determinata navicella e del suo equipaggio, lungo diverse linee temporali.

Star Trek si distacca dalle altre serie fantascientifiche per la sua connotazione futurista ma non distopica: siamo in un futuro in cui i maggiori problemi della società sono quasi del tutto stati superati, non c’è odio razziale, classismo e (almeno in teoria) sessismo.

Proprio per questa sua idea utopista di fondo, Star Trek si pone fin dalle prime puntate apparse in televisione come un precursore per i temi importanti sopracitati.
Non è una serie escapista bensì di commento sociale: creando un nuovo mondo con regole diverse, vengono messe in discussione le regole che diamo per scontate.
Star Trek è sempre stato un franchise progressista, ma nonostante ciò, serie e film sono stati spesso oggetto di critiche e controversie, che hanno evidenziato negli anni la presenza di alcune lacune.

‘’Star Trek come visione utopista ci mostra come si spera possa evolversi l’umanità nei prossimi due o tre secoli. Ma ci sono sono ancora dei rimasugli di sessismo, razzismo e omofobia’’

secondo Jarrah Hodge, per un articolo apparso su Daily Dot.
Jarrah Hodge è la creatrice di un progetto a mio avviso molto interessate: Trekkie Feminist su Tumblr è un blog che si occupa di femminismo in senso stretto, applicato al mondo di Roddenberry.
Partendo dal concetto di ‘femminismo come movimento volto a porre fine a sessismo, sfruttamento sessuale e oppressione; spesso interconnesso con razzismo, omofobia, transfobia e diritti LGBT in generale’, questo blog analizza le puntate di Star Trek per meglio comprendere fino a che punto è davvero ‘andato dove nessun uomo è mai giunto prima’…. Uomo appunto….
Non a caso il motto del blog è ‘where no feminist has gone before’, rifrasando la storica frase di apertura della serie.
Trekkie Feminist, tratta principalmente della Serie Originale, in quanto possiamo considerarla la base referenziale per tutte le serie successive, colei che ha istituito i pilastri della ‘filosofia trek’

La Hodge si avvale del Bechdel test, che va ad analizzare il gender bias: c’è almeno un dialogo tra due donne che parlano di argomenti non strettamente legati alla sfera maschile? Dalle analisi di Trekkie Feminist notiamo che mano a mano che avanziamo con le serie questo bias cala. Riflesso degli anni che passano? Si arriva anche a un capitano donna in Star Trek: Voyager, ma serviranno 30 anni di attesa

Ma quindi, Star Trek è femminista?

Sì lo è. O meglio, è nato dalle ceneri di qualcosa non proprio femminista e addirittura un pochino sessista. Fin dalla prima puntata della Serie Originale, andata in onda a partire dal 1966, possiamo infatti vedere che una parità tra i sessi sul lavoro, cosa che per l’epoca era davvero rivoluzionaria. Le donne presenti sull’Enterprise non sono le solite cuoche, cameriere o infermiere, ma vere e proprie professioniste, luogotenenti, ingegneri etc; tutte al pari degli uomini.

Ma inizialmente lo scenario era differente: la puntata Pilot della serie originale (intitolata ‘The Cage’) fu infatti respinta dalla NBC per via della presenza di un personaggio femminile – ‘Numero uno’, quindi il comandante in seconda- che risultò essere odiato da tutti, sia donne che uomini. Il personaggio era dipinto come assillante e irritante, la cui unica ambizione era farsi accettare dagli uomini che la circondavano.
Queste qualità ‘mascoline’ non erano gradite negli Anni 60 e i produttori furono caldamente invitati a reinventare l’universo femminile di Star Trek.
Come se non bastasse, l’Enterprise finisce su un pianeta (Talos VI) per salvarne la popolazione: assieme ai vari sopravvissuti troviamo Vina, affascinante e giovane ragazza bionda che si rivelerà un’illusione creata da Talosiani per sedurre il Capitano Pike e ripopolare il pianeta.
La puntata fornisce anche dei temi che non ci fanno stupire del fatto che la NBC si sia lamentata: davanti ad affascinanti donne la crew spesso perde apparentemente il dono della parola, la non troppo celata cottarella che ogni donna sull’Enterprise prova per il Capitano, la classica donzella in pericolo da aiutare, e appunto la figura di Numero Uno.
Insomma, c’era ancora da lavorare.

Dalla prima puntata ‘ufficiale’ della serie originale ci viene mostrato un equipaggio dell’Enterprise con delle quote rosa, i due quindi della plancia per essere precisi.
Un importante cambiamento effettuato tra il pilot scartato e la successive puntate della Serie Originale sono le divise della Flotta: inizialmente uomini e donne indossavano divise unisex per poi donare alle donne dell’Enterprise vestiti fascianti e corti, che enfatizzassero le curve, slanciandole con stivali con tacco e collant trasparenti.

Ho detto unisex

Probabilmente, furono effettuate queste scelte stilistiche per ridare ‘femminilità’ a quei personaggi che in questo contesto occupavano posti di lavoro socialmente impensabili per gli anni in cui Star Trek veniva trasmesso. Questa ultra-femminilità veniva attuata sia sul piano dell’immagine e degli abiti ma anche dai rapporti interpersonali che spesso includono una certa dipendenza romantica e sentimentale dagli uomini.
Gli americani, e le americane, non erano ancora pronti all’idea che uomini e donne potessero lavorare assieme sullo stesso piano.
Inoltre, in varie interviste le attrici hanno sempre ammesso di non vedere alcun sessismo nei loro costumi, anzi le minigonne erano indossate con orgoglio e simbolo di liberazione (siamo pur sempre negli Anni 60!)

Nonostante questa sorta di dualità, da un lato una rivoluzionaria parità dei sessi e dall’altra un piccolo sessismo ‘di compensazione’ a livello visivo, i personaggi femminili dell’universo Trek furono fin da subito presi come modello dalle ‘trekker’ (o ‘trekkie’ che dir si voglia) femmine.
Non erano donne relegate in cucina, a cercare disperatamente un marito per mantenersi o chiuse in casa a crescere i figli. Erano comandanti, ingegneri, competenti professioniste che aspiravano a una carriera all’interno della Federazione.
Le Trekkie giocarono anche un ruolo fondamentale nella massiva opera di convincimento da parte dei fans, a suoni di migliaia di lettere alla NBC, quando la casa di produzione decise di chiudere la serie dopo la terza stagione. Molte donne scrissero di come Star Trek le abbia ispirate a intraprendere studi e carriere scientifiche.

Sulu e Uhura

Tra tutti i personaggi femminili, in questa prima serie, spicca una favolosa Nichelle Nichols, nei panni di Uhura, tenente dell’Enterprise a partire dal 2266, ufficiale delle comunicazioni e ottima xenolinguista fondamentale per missione quinquennale con il capitano James Tiberius Kirk.
Uhura non è solo una donna che riesce a ottenere successi professionali nel corso degli anni e viene trattata al pari dei suoi omologhi uomini, ma è anche uno dei primissimi personaggi di colore che appaia in TV senza essere dipinta come cameriera o schiava. A Star Trek e Uhura dobbiamo anche il primo bacio interrazziale trasmesso sul piccolo schermo (episodio ‘Umiliati Per Forza Maggiore’, trasmesso il 22/11/1968 negli Stati Uniti).

Il personaggio di Uhura è interessante sotto molti punti di vista: è la quarta in linea di comando (dopo Kirk, Spock e Scott) ma dimostra spesso di essere una brillante risorsa in plancia, con capacità di problem-solving che fanno tremare le orecchie a punta del logico Spock.

Uhura invece non fu solo importante in quando forte figura femminile a bordo dell’USS Enterprise, ma anche in quanto donna di colore. Uhura ha origine africane, viene a volte presentata con vestiti tipici e decora la sua stanza con oggetti di artigianato africano. È proprio la presenza o meno di attori di colore che fornisce lo spunto per un’altra critica.

Se davvero Star Trek, a differenza di altre serie sci-fi, incoraggia i viaggi verso l’ignoto e la scoperta della diversità, perché questo ideale non viene sempre rispettato quando si tratta di persone di colore o di donne?
Per quanto ci sia stata un’innegabile evoluzione a riguardo (con magari qualche piccola sbavatura con alcuni personaggi femminili di The Next Generation), i detrattori dei reboot di J.J. Abrams accusano il regista di Lost di aver fatto piazza pulita di alcuni interessanti progressi. Nella serie originale abbiamo avuto infatti personaggi interessanti sotto il punto di vista ‘provenienza’: immaginate di vedere in TV, negli Anni 60, una donna di colore, un asiatico (vedi Guerra in Vietnam) e un russo (vedi Guerra Fredda) lavorare assieme in plancia.

Abrams è stato addirittura tacciato di ‘whitewashing’ nel momento in cui ha scelto il britannico Benedict Cumberbatch per la parte di Khan Noonien Singh, affidata nel 1982 al messicano Ricardo Montalban. Per quanto Khan sia un personaggio abbastanza iconico, è veramente necessario lamentarsi del fatto che sia stato scelto un britannico?

L’Ira di Khan (io la mattina uguale)

E come non citare le lamentele femministe circa i suddetti reboot, a cui mi sembra necessario dar parzialmente ragione: è necessario, al fine della trama, mostrare Carol Marcus in mutande e reggiseno, mentre si cambia la divisa? No. E’ necessaria mostrarci un giovane cadetto Kirk rimorchiare un’aliena? Beh non proprio. È necessaria la relazione tra Spock e Uhura? Forse, ma possiamo felicemente notare come il personaggio di Nyota Uhura non venga dipinto come dipendente dal mezzo Vulcaniano.

Shipping intensifies

Se i reboot sono stati attaccati dai trekkie più die-hard e dalla critica è forse per la spinosa situazione che si è trovato JJ tra le mani: come rappresentare un futuro che era stato creato inizialmente per rompere gli schemi ma che a noi figli del nuovo millennio pare così ‘datato’? Per noi non è assolutamente strano vedere un’attrice di colore nelle serie TV, per quanto per l’epoca la sola presenza di Nichelle Nichols fu un vero proprio evento. Figuriamoci quando ci scappò il bacio con Kirk!

Non è nemmeno strano vedere donne al comando, ci sono donne nel campo militare perché dovrei stupirmi di una donna su una plancia di una nave spaziale? It was just about time!

Passiamo quindi all’ultima critica e forse quella effettivamente più piena e senza giustificazioni: la totale mancanza di personaggi omosessuali in tutte le serie.

E no, la bromance Kirk-Spock non vale.

Your argument is invalid

Ma come? Non abbiamo detto che Star Trek mostra un futuro in cui i principali problemi sociali sono –quasi- superati? Sì, infatti.
Ed effettivamente le lotte per i diritti LGBT negli ultimi decenni ha avuto un peso… In generale, come per la parità di sessi, Star Trek è stato un precursore per temi quali gender e matrimonio: ci sono state relazioni poligame, interraziali e aliene, alieni con tre generi sessuali, personaggi androgini e persino un personaggio maschile che porta avanti una gravidanza! Ma niente omosessualità. Niente gay nel quadrante delta.

La cosa che più ci si avvicina è la figura dei Trill (The Next Generation) in quanto pansessuali: essi sono tuttavia dei vermi che vivono in simbiosi con il proprio ospitante quindi è ovvio che cambiandolo cambiano anche genere e tendenze sessuali. Al massimo possiamo considerare bisessuali i Tribbles, piccoli animaletti pelosi, incidentalmente anche ermafroditi. Roddenberry ha dichiarato di voler inserire un personaggio queer in The Next Generation ma non è ancora successo.

Il creatore dell’universo Trek fu anche accusato di omofobia:

‘La mia attitudine verso l’omosessualità è cambiata. Non sono mai stato uno di quelli che andava a fare la caccia ai ‘froci’, come li chiamavano per strada ma a volte mi è capitato di fare battute un po’ omofobe ma per l’epoca, per quanto sbagliate, erano considerate divertenti. Ho capito però che è errato, non ero fermamente convinto di quelle cose e apparivo probabilmente scellerato’

In un franchise che ha due attori apertamente gay (Zachary Quinto e George Takei) e altri straight allies (Whoopi Goldberg, il compianto Leonard Nimoy e Kate Mulgrew), appare quasi strana la non presenza di personaggi non eterosessuali.

JJ Abrams, per quanto riguarda i suoi reboot, si è un po’ voluto parare il fondoschiena dicendo che inserire un personaggio omosessuale gli piacerebbe, ed è strano che non ce ne sia stato uno in 50 anni di serie, ma che sarebbe difficile farlo apparire perché si entrerebbe nella sfera privata di un personaggio, mostrandone un aspetto che potrebbe non essere contingente con la trama.
Ci chiediamo quindi se sia contingente la relazione tra Spock e Uhura visto che per ora non ha avuto ancora sostanziali influenze sulla trama…

MA. C’è una ma. Ho scritto questo articolo circa un mese fa, cioè un mese prima l’uscita di Star Trek Beyond. Durante questo mese lo sceneggiatore Simon Pegg (anche attore che ricopre la parte di Scotty), ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno creato un po’di polemiche nel fandom. Pegg ha infatti confermato che in Beyond ci sarà un personaggio omosessuale.
Si tratta di Hikaru Sulu, timoniere dell’Enterprise nella serie classica, interpretato da George Takei e successivamente John Choo, che ha così commentato:

“Ho apprezzato l’approccio, il non farne un evento ma un aspetto del tutto normale. È la direzione che spero stiamo prendendo come esseri umani, di non politicizzare l’orientamento sessuale di una persona”

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John Cho as Sulu

Ma i trekker hanno subito gridato allo scandalo! ”Sulu è padre di una figlia!” : vero. Ma non ci sono mai stati nella serie originali indizi che ci facessero pensare che oltre ad avere una figlia, sia anche eterosessuale. Simon Pegg ha scelto questo personaggio perché nel corso della serie non aveva mai mostrato relazioni sentimentali. Così facendo inoltre non avrebbe creato un personaggio ex-novo che sarebbe stato etichettato come ‘il personaggio gay di Star Trek’

” è spiacevole che un universo così aperto e onnicomprensivo non abbia avuto un personaggio LGBT fino a oggi. Avremmo potuto inserire un personaggio nuovo, ma lui o lei sarebbe poi stato etichettato solo come “Il personaggio gay” e questo non sarebbe stato solo come un rispettare una quota?”

Pegg è stato astuto: mostra che un ‘eroe’ gay nel mondo Trek è una cosa assolutamente normale, a maggior ragione se modellato su un personaggio che conosciamo e stimiamo da 50 anni.

Sinceramente parlando mi viene da pensare che la scelta sia ricaduta su Sulu anche perché il suo primo volto, George Takei è dichiaratamente omosessuale (ha fatto coming out nel 2005) e promotore dei diritti LGBT.

Eppure lo stesso Takei non sembra molto favorevole alla questione.

“Sono deliziato all’idea che ci sia un personaggio gay, ma sfortunatamente è una travisazione della creazione di Gene, sulla quale aveva lavorato approfonditamente.”

Anche in passato fu chiesto a Takei se secondo lui il suo personaggio fosse omosessuale, ma liquidò la cosa con un candido ”all’alba del nostro millennio l’orientamento sessuale di una persona non dovrebbe interessare” 

Stando comunque alle dichiarazioni del cast di Beyond, capiamo che l’unico non a favore è solo Takei. Zachary Quinto (Spock), anch’egli dichiaratamente omosessuale ha commentato:

‘Come membro della comunità LGBT, mi ha deluso sapere che George non abbia approvato la cosa. Capisco che sia molto legato a questo personaggio e abbia con lui un rapporto molto personale, ma sin dal 2009 abbiamo stabilito, con il primo “nuovo” Star Trek, che questo è un universo alternativo rispetto alla serie originale. La mia speranza è che George cambi idea dopo che avrà visto la risposta enormemente positiva, in particolare da parte dei giovani, che verranno rincuorati e ispirati dalla splendida e raffinata raffigurazione di qualcosa che penso che ormai venga accettata sempre di più nelle società di tutto il mondo, come è giusto che sia’

 

 

Simon Pegg ha giocato bene le sue carte, ha ascoltato le richieste dei fans LGBT che da anni richiedevano un personaggio queer, ma non in maniera plateale. Finalmente!

John Cho (Sulu), Simon Pegg (Scotty), Chris Pine (Kirk), Karl Urban (Bones) e Zachary Quinto (Spock) alla premiere di Star Trek Beyond

In conclusione, possiamo affermare che Star Trek è un franchising progressista che ha portato avanti tematiche importanti prima di molti altri, nonostante alcuni piccoli intoppi legati probabilmente al contesto e alla nostra stessa società.

Nel 2016 Star Trek festeggerà il suo cinquantesimo anniversario, sancendo la sua longeva fama con il terzo reboot, Star Trek Beyond al cinema il 21Luglio e una nuova serie tv nel Gennaio 2017.

Possiamo solo sperare che, soprattutto con la serie TV, si riescano a livellare quei problemi citati, dando davvero a Star Trek un’ ambientazione scevra di sessismi ma ricca di parità, femminismo e implementando le tematiche LGBT.

I tempi sono davvero maturi per ‘esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà per arrivare là dove nessun uomo, e donna, è mai giunto prima’.

View Comments (2)
  • la relazione tra spock e uhura è conrua, anche dipingere kirk come un dongioanni ci sta e rende esplicito ciò che era implicito nella serie originale. Quanto a Carol Marcus in intimo..si sono fatte polemiche eccessive

  • il fatto che l’equipaggio femminile indossi uniformi considerate “femminili” non rende questi personaggi deboli

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