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Le voci silenziate: la letteratura femminile italiana tra Sette e Ottocento

Le voci silenziate: la letteratura femminile italiana tra Sette e Ottocento

Più o meno tutti abbiamo frequentato la scuola superiore. Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Foscolo, Leopardi… I nomi di questi grandi artisti che abbiamo studiato per anni non possono essere contati sulle dita di cento mani.
Ora però prendiamo i nostri libri di letteratura italiana e facciamo un tuffo nel passato con una (non così) veloce ricerca: vi sfido a trovare ed elencare i nomi di tutte le autrici donne (romanziere, poetesse…) che compaiono nei nostri libri di testo fino alla metà del novecento.
Poche – pochissime – non è vero?
Pensate che dalle Origini al Rinascimento, su 98 paragrafi, nel mio libro solo 2 sono quelli dedicati ad autrici donne. Si tratta di Caterina da Siena – ricordata più per la sua importanza storica che come scrittrice – e la principessa Ippolita Sforza, la quale assurge al ruolo di “principessa oratrice” con la sua “piccola orazione”. Se poi andiamo avanti, su un totale di 210 nominativi del Settecento ed Ottocento, periodo in cui la letteratura italiana fu – come vedremo tra poco – costellata da autrici, quelli di donne sono solo 35, ed eliminando i nomi di regine, mogli, madri ed amanti, le poetesse sono 6, a 3 delle quali è dedicata solo una misera menzione. Si tratta di: Faustina Maratti Zappi, Corilla Olimpica e Caterina Percoto, che insieme non raggiungono le 40 righe di approfondimento.
Nella maggior parte dei casi, la linea della tradizione misogina ha portato a focalizzare l’attenzione dei letterati più sui ruoli “altri” di queste donne che non su quanto hanno scritto: la musa, la santa, la cortigiana, l’aristocratica…

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Attenendoci a quanto ci hanno insegnato a scuola dovremmo giustamente pensare che le donne non scrivessero, o che quelle capaci di scrivere fossero davvero poche.
Tutto ciò sta davvero a significare che, come ci spiega Virginia Woolf, nessuna donna avesse “una stanza tutta per sé” dove coltivare quella passione – la letteratura – così importante per tanti uomini?
Niente affatto.

Il XVIII secolo fu principalmente il secolo dell’Accademia dell’Arcadia e della scrittura femminile. Ma chi sono queste poetesse? Se ci attenessimo ai nomi dei libri di antologia non riusciremmo a comprendere quanto il genere femminile sia stato importante ed influente in questo periodo.
Le più fortunate da essere ricordate sono la già citata Faustina Maratti Zappi e Petronilla Paolini Massimi, ma non possiamo limitarci a questi due nomi se pensiamo che la banca dati online Donne in Arcadia (1690-1800) censisce oltre 450 socie all’Accademia.
Le pastorelle arcade si inserivano in un contesto più o meno numericamente paritario con gli uomini, con la possibilità di creare una vera e propria sorellanza con le altre scrittrici, cantare i loro versi e pubblicarli liberamente.
È con l’obiettivo di diventare, da passive ispiratrici a protagoniste attive che scrivono i loro versi le poetesse dell’Accademia, creando nuovi modelli poetici e consolidando una tradizione che si affiancava a quella esclusivamente maschile. Teresa Bandettini, Fortunata Sulgher Fantastici, Rosa Taddei, Teresa Gnoli, Elena Montecchia, Gaetana Passerini, Diodata Saluzzo e Luisa Amalia Paladini sono solo pochi dei 450 nomi.
Nelle raccolte delle Rime dell’Arcadia pubblicati tra il 1716 e 1722, l’8% è costituito da poesie di donne; ciò significa che oltre un quarto delle autrici riuscì a pubblicare i propri testi. Risultato che, se paragonato al numero degli uomini presenti nell’Arcadia nello stesso periodo, è sicuramente di grande rilevanza.
I temi più a cuore alle scrittrici arcade erano:
la maternità, vista come eros e tanatos, generatrice di vita e quindi antagonista della morte
la solidarietà femminile tra poetesse
il dolore femminile, inteso in maniera particolare come senso di inadeguatezza nei confronti dell’arte, pratica generalmente considerata priorità maschile.

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Tra il 1821 ed il 1824, periodo in cui le nazioni iniziano ad interessarsi seriamente alla cultura di altri popoli, viene pubblicato Italy, romanzo della scrittrice irlandese Lady Morgan tra le cui pagine le donne italiane vengono aspramente criticate per 1) mancanza d’istruzione 2) poco sentito affetto materno e 3) condotta immorale. La risposta all’opera di Lady Morgan viene pubblicata tre anni dopo dall’autrice ferrarese Ginevra Canonici Fachini, la quale crea un vero e proprio catalogo informativo contenente i nomi e le biografie di 468 autrici ed erudite studiose italiane dal XIV secolo in poi. La risposta alle accuse di Lady Morgan mostra quanto differente sia, nello stesso periodo, l’idea di emancipazione delle due scrittrici. La Fachini, che ricordiamo fu anche a capo di un istituto a dichiarata impronta religiosa, dice che «perché una donna possa dirsi perfettamente educata, egli è quindi necessario, ch’ella sia messa in istato di poter rendere felice tutta la famiglia della quale dovrà far parte, coll’adempimento esatto d’ogni dovere di figlia verso li suoceri, di moglie e d’amica col marito,di tenera e saggia madre con i figli […]»
Anche se oggi non chiameremmo mai “emancipazione femminile” quella di Ginevra Canonici Fachini, la sua opera fu comunque di grande impatto ed importanza per mostrare che sì, le donne italiane hanno sempre scritto ed erano anche molto brave. Ma in quale oscuro antro della storia sia finita tutta la produzione letteraria di cui lei parla, non ci è dato saperlo.

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È impensabile che un laureato in lettere conosca vita, morte e miracoli di Dante ma non abbia idea di chi sia, tra le tante, Christine de Pizan, femme italienne ed autrice de La citè des dames, romanzo in cui – già nel 1400 – ella immaginava una società non discriminante nei confronti del genere femminile.
È impensabile che La nobiltà et l’eccellenza delle donne, co’ diffetti e mancamenti de gli uomini di Lucrezia Marinella sia stato tradotto negli Stati Uniti nel 1999 ma non ripubblicato in Italia dal 1621.
Da questi pochi dati appare irrinunciabile procedere ad una riscrittura della storia della letteratura italiana che veda coinvolti un 50 per cento di autori ed un altro 50 per cento di autrici. Quando tutto questo avverrà, sarò tra i primi a gioire.

Per approfondire: La Donzelletta che nulla temea di Tatiana Crivelli

Leggi i commenti (1)
  • Vi seguo tanto, apprezzo e condivido (non solo su fb, ma a che con la coscienza) la maggior parte dei vostri articoli. Ma questo in particolare occuperà in posticino nel mio cuore. Ho sempre pensato che, sí è vero, magari le donne non ricevevano dalla società gli stessi stimoli degli uomini, ma anche che è nostra colpa aver dimenticato quei coraggiosi spiriti liberi che volavano nonostante tutto.

    Consiglio di lettura.
    ISABELLA MORRA, meravigliosa poetessa cinquecentesca vittima di una doppia discriminazione: donna e meridionale (di Valsinni, in Basilicata). Scoperta con enorme entusiasmo da Benedetto Croce, viene ignorata dalla maggioranza dei libri di testo, oppure solo frettolosamente menzionata.

    Davvero, troppe poche donne, ma quanti autori meridionali contiamo nei nostri libri di testo?

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