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Amore, musica e stereotipi: intervista alla cantautrice Anna Belle
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Amore, musica e stereotipi: intervista alla cantautrice Anna Belle

Valeria Lucia Passoni

Anima malinconica e cosmopolita, Anna Belle è cresciuta ascoltando Joan Bez, Eva Cassidy, i Beatles, Suzanne Vega, Stan Getz, Lucio Battisti, e all’età di 9 anni ha ricevuto la sua prima chitarra, la stessa con la quale ha scritto tutte le canzoni raccolte nel suo primo progetto discografico“Blue Belle” – pubblicato lo scorso venerdì per Romolo Dischi. “Blue Belle” è un EP dalle atmosfere sognanti, fotografia dei suoi ultimi anni blue, scritto tra Londra, Parigi, Milano e New York.

Con Anna Belle abbiamo parlato di stereotipi, di amore e del brano che dà il nome al disco, di cui oggi presentiamo in anteprima il video.

Anna Belle, hai iniziato a suonare la chitarra a nove anni trasformandoti col tempo in una cantautrice: qual è la figura artistica che negli anni è stata ed è tuttora un riferimento e che ti accompagna come un faro?
Difficile indicarne uno: nel mio universo i riferimenti cambiano costantemente. Piuttosto direi che in questi anni nel mio percorso personale e artistico ci sono stati degli incontri e delle scoperte fondamentali: ogni momento ha aperto la strada per il successivo. Più che di riferimenti la mia crescita è stata segnata da alcune “febbri del momento”, passando da Joao Gilberto a Serge Gainsbourg, attraverso Francis Lai e Stelvio Cipriani. È così che si compone il mio mosaico musicale…

Nel comunicato di lancio del tuo EP si legge che nel disco si fonde il mondo pop alle atmosfere vintage: quali sono i tuoi riferimenti musicali nel pop e quali quelli d’annata in termini di artistə, dischi che hanno influito sulla composizione e ispirazioni intese più a 360 gradi?
Volevo creare un’estetica che sintetizzasse perfettamente il mio romanticismo giocoso e malinconico però allo stesso tempo leggero. Sulla composizione hanno inconsapevolmente influito la bossanova, le mie origini musicali e la melodia italiana, ma anche il brit pop. Nella scelta degli arrangiamenti invece mi sono ispirata alla musica dei film francesi degli anni Sessanta, arricchita con un tocco di elettronica.

Ci parli del tuo nuovo singolo di cui oggi presentiamo il video in esclusiva?
Il singolo si chiama “Blue Belle” e si tratta di una canzone che parla dell’amore nella sua accezione più blue. Volevo cantare l’amore non ricambiato, l’amore a senso unico, quel tipo di amore che lascia un vuoto. Il videoclip, girato e scritto con Giacomo Coerezza, è pensato come un lyric video e allo stesso tempo racconta la storia di una persona sola che cerca amore e attenzioni attraverso messaggi inviati dal telefono. La solitudine purtroppo diventa una cattiva consigliera: non bisognerebbe mai riempire il vuoto con un altro vuoto! Il video-maker ha saputo con grande sensibilità tradurre attraverso immagini e luci l’atmosfera malinconica e romantica di un dolce abbandono. A descrivere l’atmosfera blue, i colori pastello degli arredi, i fiori scomposti che sfioriscono con il lento cadere dei petali, la pioggia, le gocce d’acqua. Vi invito a guardarlo, è molto bello!

L’amore è IL protagonista non solo del brano, ma più in generale dell’EP. Che cos’è l’amore? Parlare d’amore oggi è un atto politico, una presa di posizione?
Parlare d’amore può essere anche un atto politico ma non è questo l’intento del mio progetto. L’amore raccontato in questo EP è sogno, passione, slancio, mancanza e desiderio! Volevo raccontare quello che stavo vivendo e scrivere queste canzoni per me è stato catartico. Ad ogni modo direi che parlare d’amore è sempre un atto di coraggio, un percorso di conoscenza e un momento di scambio. Il titolo infatti è ispirato dal nome del fiore – quasi omonimo per suono – “Bluebell”, noto anche come fiore della condivisione. Per questo motivo, l’EP si presenta come un racconto a cuore aperto pronto per essere condiviso e mi auguro che queste canzoni possano fare il giro del mondo, parlare alle persone superando ogni tipo di barriera: culturale, geografica, anagrafica…

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Stereotipi e diritti civili: quanto e cosa ancora può fare il settore musica per essere un vero ally, non solo durante il mese del Pride, per puntare a un’inclusione reale e concreta? Ci sono artistə che hanno a cuore questi temi e che ci vuoi segnalare?
C’è ancora tanta strada da fare. Credo ad esempio che il mondo della discografia sia fortemente maschilista e che noi donne siamo ancora costrette a subirne i limiti. Poi penso anche che ci siano mondi che nessuno ha mai raccontato e che la musica potrebbe dare voce a storie di donne di cui nessuno parla e questo lo dico sia da fruitrice che da artista. Ci sono molte persone che vorrebbero ascoltare musica o vedere film in cui rivedere la propria esperienza. Ora però non voglio svelare troppo a riguardo perché sto lavorando ad un progetto di questo tipo… Posso dire però che anche in questo caso non si tratterà di una presa di posizione: a me interessa raccontare, trasmettere emozioni, far riflettere, avvicinare, accogliere…

Si parla spesso della necessità di valorizzare le donne nella musica: questa esigenza è reale o il bisogno che dovremmo avere è di iniziare a guardare con i medesimi occhi musiciste e musicisti? Come comportarsi quando si subisce una discriminazione? Come non abbattersi?
Assolutamente si, abbiamo bisogno di valorizzare le donne nella musica! Abbiamo ancora poche interpreti, poche autrici e quasi zero produttrici. Poi penso a noi cantanti: è tutto legato a un discorso di immagine e facciamo i conti con un certo modello femminile che poi in fondo continua a essere imposto dagli uomini. In tutto ciò poi c’è il pubblico che ovviamente non sempre ascolta quello che vuole e possiamo ben immaginare come un mercato addomesticato guardi in maniera diversa musiciste e musicisti. Ma non è solo un problema commerciale, è un problema culturale perché siamo in un Paese sessista purtroppo, ma questo non deve scoraggiarci. Credo che il sistema abbia il dovere di iniziare a dare spazio anche a tutte quelle artiste che fanno parte di un immaginario ancora poco conosciuto, e certo è che noi donne dobbiamo avere davvero tanta determinazione e tanta convinzione per riuscire a farcela. Al di là di discorsi di genere, ad ogni modo io credo nella qualità e mi auguro che il pubblico riesca a riconoscerla in tante donne determinate che ce la metteranno tutta per affermarsi. Per non restare vittime di queste discriminazioni è importante ricordare chi siamo, in cosa crediamo e allontanarsi dal giudizio degli altri. Restare me stessa, credere in me stessa e avere rispetto per me stessa: questa è la mia risposta!

Fino ad oggi, nel percorso umano e professionale, che ti ha portata anche a girare il mondo, qual è la soddisfazione più grande che hai avuto? E il momento più intensamente bello che hai vissuto?
Credo che la cosa più importante sia la strada che decidiamo di percorrere, il percorso fatto di piccoli e grandi passi che compiamo ogni giorno. Ogni momento è fondamentale per sentirsi bene ed essere soddisfattə in un certo senso. Alla base di tutto c’è la libertà di essere me stessa, fare e lavorare per ciò in cui credo! Il momento più bello non saprei, forse devo ancora viverlo.

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