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“Club Godo”: la cartografia del piacere inclusiva di cui avevamo bisogno
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“Club Godo”: la cartografia del piacere inclusiva di cui avevamo bisogno

Virgina Cafaro

“Club Godo, una cartografia del piacere” di Jüne Plã (Ippocampo Edizioni) è quel tipo di libro che vedi una volta da qualche parte (si tratti di una storia di Instagram, un post Facebook, o nella vetrina di una libreria), e sai subito di dover prendere. O almeno sfogliare. Però principalmente prendere, divorare, e regalare a chiunque tu conosca.

Questo non solo perché i disegni presenti nel libro sono pazzeschi, così come decisamente utili le tecniche illustrate, ma perché fin dalla prima pagina è evidente che il terreno su cui si muove l’autrice è inclusivo al 100%, pronto ad accogliere chiunque voglia piazzare la propria tenda per rimanerci un po’, apprendere quello che deve apprendere, porsi domande, sradicare concetti normati e riemergere nella vita quotidiana con moltissima consapevolezza in più (sia di sé che degli altri).

Nato da un percorso di (ri)scoperta che l’autrice ha prima condiviso su Instagram (tramite l’account @Jouissance.club), “Club Godo” illustra con dovizia di dettagli sia l’anatomia umana che le zone erogene e le tecniche per focalizzare l’attenzione sul piacere, senza dimenticare di passare prima per una dettagliata descrizione sul consenso e sull’importanza della comunicazione e dell’ascolto.

Questa premessa, doverosa e non sempre presa in considerazione quando si parla di sesso, sottolinea ancora di più la necessità di spostare la narrazione concentrandosi sul piacere anziché sull’atto sessuale di per sé (qui da intendersi come unicamente penetrativo tra un pene e una vagina), educando le parti intente nell’atto (che siano una, due, tre o più), a una pratica consensuale, curiosa e veramente piacevole.

Per esplorare nel migliore dei modi la cartografia di “Club Godo”, abbiamo direttamente scambiato quattro chiacchiere con la sua autrice, Jüne Plã. Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è iniziato il tutto? Dalla condivisione dei primi disegni su Instagram, passando per il consolidamento di una community partecipe e curiosa, e infine arrivando alla pubblicazione del libro.

Tutto è iniziato il giorno in cui un mio ex mi ha chiesto dove si trovasse una zona particolare nella vagina. Non ne avevo mai sentito parlare, così ho fatto delle ricerche. Dato che non erano disponibili illustrazioni decenti, ho avuto io stessa l’idea di fargli un disegno di una mano che toccava questo punto misterioso. In quanto illustratrice, ciò mi è apparso in seguito naturale! Mi sono resa conto di poter spiegare così alcune cose ai miei partner uomini che non sarei riuscita a esprimere con le parole. Non mi sentivo affatto appagata dalla mia vita sessuale.

Da eterosessuale (quale mi ritenevo) trovavo che i miei partner fossero ossessionati dalla penetrazione, mentre io, che soffrivo per altro di dispareunia, subivo, per così dire, la mia sessualità. Il primo disegno ha fatto scaturire l’impulso di farne degli altri e di esplorare il mio corpo come mai prima di allora. Il successo è stato pressoché immediato poiché le persone che hanno iniziato a seguirmi condividevano più o meno le mie stesse problematiche. Dolore, noia, pressione, paura del dialogo, paura di dire “no”, timore di non rientrare nella “norma”… A mano a mano che postavo, le persone reagivano dandomi al contempo delle informazioni che non avrei mai potuto reperire se avessi svolto questo lavoro per conto mio. Ho provato a tenere in considerazione ogni aspetto che potesse rendere il mio discorso il più inclusivo ed esaustivo possibile. Il libro è la continuazione del progetto nato sul profilo Instagram, pur essendo più completo, specie per ciò che concerne l’anatomia dei sessi, i loro meccanismi, i pregiudizi…

A quale tipo di contenuti pensi sia più reattiva la tua audience su Instagram? Ci sono delle tematiche o dei contenuti specifici che scatenano più reazioni?

Il pubblico adora le tecniche che utilizzo nel mio disegno perché ritraggo gesti che non vediamo mai da nessuna parte quando consumiamo del porno mainstream. Ma il soggetto che più attrae è il problema dell’orgasmo, quasi inesistente presso la donna eterocisgender. Queste persone sanno come raggiungere l’orgasmo da sole ma non con un partner… Sul mio profilo si prova a sradicare tutto questo e a far comprendere che non è una loro colpa e che l’amore si fa in due. Se capisci quello che intendo dire…

Bene, “Club Godo” sta per essere tradotto in moltissime altre lingue. E poi, che succederà?

Mi piacerebbe moltissimo che questo lavoro avesse un più ampio respiro rendendo in questo modo l’educazione sessuale accessibile a tutte e a tutti. Renderlo possibile ad esempio nelle scuole medie e alle superiori sarebbe meraviglioso! Purtroppo non so ancora bene come…

Com’era l’educazione sessuale prima dello scoppio di Internet e, in generale, prima che ne parlassero, scrivessero e raccontassero liberamente le persone?

Per quanto mi riguarda, direi il “nulla”. Non ho appreso nulla a scuola e ho imparato poi tutto attraverso i porno mainstream. Non si può comunque dire che non vi fossero fonti prima di Internet. Libri sulla sessualità e saggi femministi su queste tematiche ce n’erano anche prima. Semplicemente non era facile reperirli, spesso non erano tradotti in francese o magari per nulla inclusivi.

Cosa speri cambi nell’educazione sessuale e nel modo in cui viviamo il sesso, nel prossimo futuro?

Spero sinceramente che le ragazze oseranno di più non voler fare le cose che non hanno voglia di fare. Mi auguro inoltre che i ragazzi saranno educati a rispettare il consenso e il corpo altrui. Spero che le persone trans, non-binarie, intersex si potranno sentire più al sicuro negli spazi pubblici. Confido che le generazioni future potranno discostarsi dalla norma che ci costringe in ruoli assai riduttivi. Dal momento che nessuno può costringerci a essere etero, né tantomeno a farci piacere il sesso o la penetrazione. Esistono centinaia di modi di amarsi e di fare l’amore.

Una delle cose che più ho apprezzato del libro è la sua inclusività. Ogni parola, terminologia, descrizione… tutto è stato selezionato con cura per permettere a chiunque di sentirsi rappresentat*. Ti sei sempre sentita rappresentata? Ma soprattutto: come si fa ad accertarsi che tutt* si possano sentire rappresentati, quando si parla di sesso?

Grazie! Sono contenta quando qualcuno solleva la tematica poiché questo ha comportato del lavoro al fine di cambiare il mio modo di scrivere e di ragionare. Non mi sono mai sentita non rappresentata, dato che dall’infanzia mi sono definita come eterocisgender: sono da sempre rientrata in quella che chiamiamo “la norma”. Infatti è grazie a due ragazzi trans che seguivano il mio profilo che ho realizzato l’importanza della scrittura inclusiva. Loro infatti non si sentivano rappresentati sulla mia pagina e si sono proposti di insegnarmi le basi della scrittura inclusiva.

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Devo dire che all’inizio mi sembrava qualcosa di insormontabile, ma alla fine è diventato piuttosto semplice una volta che ci ho preso la mano. Questo richiede certi riarrangiamenti di frasi, per il fatto che spesso sono stata tentata di affrontare le cose secondo la mia prospettiva. In seguito, mi sono fatta leggere e rileggere da persone queer per essere certa di non stare commettendo disparità.

Sesso e ruoli eteronormati: come e perché ci fanno male, quando si tratta di provare piacere?

Ebbene, il problema è che siamo tutte/i costrette/i a rivestire ruoli ben distinti. Giusto per riassumere grossolanamente il quadro: la donna dev’essere docile, altruista e misteriosa mentre l’uomo deve avere un’erezione potente e duratura. Mi sembra che stiamo un po’ ignorando il fatto che siamo miliardi di individui e che ogni essere è unico. Mi sembra quindi naturale che ci siano delle persone che soffrono per via di questi ruoli che vengono appiccicati loro. Non tutti gli uomini gradiscono essere martelli pneumatici, non tutti loro hanno peni giganteschi, alcuni possono benissimo non possederne alcuno ecc. Ritenere che i nostri corpi debbano reagire nella stessa maniera sulla base del genere che ci è stato attribuito costituisce una pressione enorme per moltissima gente. Per non parlare dei provvedimenti inibitori nei confronti delle donne… Bisogna farci uscire dalla testa il pensiero che si debba essere “così” o comportarsi “cosà”, e non solamente nel sesso ma in qualsiasi contesto.

Com’è cambiata la tua nozione del sesso, negli anni?

Non mi sento più obbligata a farlo, per l’appunto. Trovo riposante potersi dire che se non se ne ha voglia, beh, non è grave! Inoltre non sono più eterosessuale e, guarda caso, ho un orgasmo (per non dire diversi) a ogni rapporto. Pazzesco, no?

Qual è il più grande luogo comune, quando si tratta di sesso?

Per ciò che mi riguarda, è l’aver creduto che la penetrazione potesse provocare l’orgasmo a tutte le persone dotate di una vulva. Cosa che è falsa nella maggior parte dei casi. Soltanto il 6% di noi possono provarlo in tale modo. È ridicolo continuare a vedere film dove una coppia gode allo stesso tempo durante una penetrazione.

E infine: che cosa dovremmo tutt* sapere, del sesso?
Che non ci sono regole!

“Club Godo” è il libro che abbiamo scelto questo mese per Sinossy, il nostro book club che si tiene su Instagram. Ne parleremo sul nostro account il 27/11! 

Artwork di Chiara Reggiani
Con immagini di Virginia Cafaro
Leggi i commenti (1)
  • la penetrazione fa godere entrambi i partner nel rapporto eterosessuale nella maggioranza dei casi, anche nel rapporto penetrativo si può stimolare il clitoride. Questa non è eteronorma, è realtà. la penetrazione da’ orgasmi anche alle donne etero in molti casi, i rapporti sessuali mostrati nei film non porno in cui godono entrambi con la penetrazione sono realistici. esistono uomini e donne cis e trans, vanno rispettati

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