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Essere un papà, essere un femminista: sono quindi un papà femminista?

Mi è capitato spesso che alla fine di una lezione, di un corso, di un incontro, di un workshop, chi era rimasto a chiacchierare mi chiedesse della mia famiglia, dei miei figli. Una volta saputo che sono padre di due maschi, c’è stato chi ha aggiunto: “beati loro, che crescono femministi!”. Bene, è il caso di dirlo, senza polemica, per fare chiarezza: non ci penso neanche a “crescerli femministi”, ammesso che queste parole abbiano un qualche senso.

Credo che la scelta di aderire a una forma di vita sia personale, altrimenti non è una scelta. Io mi sforzo di dare loro strumenti e possibilità in modo che compiano scelte il più libere possibili, perché scelte assolutamente e totalmente libere non sono fattibili. Quindi mi adopero affinché crescano nella maggior misura sensibili a quelle forme di potere che ne limitano le libertà, in modo che sappiano sentirle, nominarle, indicarle e provare a evitarle o a evitarne gli effetti.

Crescere privi di condizionamenti non si può, perché anche le caratteristiche più elementari di qualsiasi identità sono condizionamenti. Il luogo nel quale si nasce, la classe sociale alla quale si appartiene alla nascita, la lingua che si parla, le persone con le quali si nasce e cresce, sono anch’essi condizionamenti. Questi bisogna imparare a riconoscerli prima possibile, in modo che si possa decidere se mantenerli, se cambiarli del tutto o in parte, se rifiutarli, se aspettare il momento o creare le situazioni per poterli sovvertire, per poterne uscire.

Dato che tanti femminismi insegnano a riconoscere poteri condizionanti e oppressivi legati al genere, ecco che allora in questo io sono senz’altro un padre femminista. Lo sono nella misura in cui cerco di insegnare a distinguere quei poteri quando agiscono nelle relazioni che i miei figli vivono, nel linguaggio che usano, nelle immagini che veicolano, nei simboli che immaginano, nella fantasia che esprimono.

Il mio sogno però è un altro: che tutto questo, in un giorno non troppo lontano, non sia qualcosa da insegnare, che nella società nella quale ci si trova a nascere e crescere l’insieme di questi insegnamenti e di questi esempi siano base e fondamenta della cultura quotidiana e non, com’è ora, qualcosa che fortunosamente s’impara e si trasmette tra mille difficoltà.

Quello che spero è che la normale e tradizionale educazione, attualmente eterosessista, sia lentamente trasformata in una cultura del consenso che permetta a tutto ciò che adesso è “di genere” di trasformarsi nel patrimonio comune delle relazioni – così che anche la nozione di “genere” divenga prima o poi superflua.

L’unica strada che mi pare percorribile è quella di un apprendimento comune: padri e figli, padri e figlie, che imparano insieme nuovi linguaggi e nuove forme di relazione, accomunando e condividendo parole, esperienze, strumenti, desideri. È una sfida, certo – perché, essere genitori che altro è?

Commenti (3)
  1. Avatar ned ha detto:

    le scelte libere sono possibili

  2. Lorenzo Gasparrini Lorenzo Gasparrini ha detto:

    Ned, spiace fare sempre la figura di quello che ti spiega le cose semplici, ma: hai scelto da chi nascere? Hai scelto di che sesso nascere? Hai scelto dove nascere? Hai scelto che lingua parlare per prima, hai scelto in quale ambiente culturale nascere? Tutto quello che ti è successo prima che ti rendessi conto di avere delle possibilità, pensi che non ti condizioni affatto? Pensi davvero di essere “libero” da quando tu hai deciso di esserlo? La libertà di agire è condizionata dalle possibilità che hai, che tu te ne renda conto o no. Un numero enorme di caratteristiche che pensi essere “tue”, non lo sono affatto, non le hai scelte tu.
    Se dopo tutto questo pensi ancora di avere scelte “libere”, puoi illuderti come vuoi. La realtà è che quella che chiamiamo libertà è uno spazio tra le possibilità date, che in maggioranza non abbiamo affatto scelto. La prima libertà che dovremmo conquistare sarebbe quella di chiamare le cose col loro nome e non illuderci che sia tutto possibile, che siamo liberi di fare tutto.

  3. Avatar ned ha detto:

    certamente non sono libero di fare tutto, non sono libero di librarmi in aria e volare perchè è fisocamente impossibile, non sono libero di fare acrobazie perchè il mio fisico non è sufficientemente allenato. ma in teoria sono libero di criticare in tutto o in parte la cultura in cui sono cresciuto o i abbracciarla, sono pure libero di innegarla de tutto e abbracciarne una diversa o opposta (se questa fosse la mia intenzione), certo questa scelta avrebbe delle conseguenze ma ogni scelta le ha, siamo animali sociali e la nostra libertà si deve misurare con questo

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