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Gender reveal party: e se lo sostituissimo con un gender freedom party?

Gender reveal party: e se lo sostituissimo con un gender freedom party?

Credo sia necessario aprire l’articolo con una pacifica dichiarazione di intenti: questo scritto non vuole essere una sterile polemica contro le persone che organizzano i gender reveal party, piuttosto sarà un tentativo di proporre degli spunti di riflessione partendo dall’analisi di una serie di criticità che caratterizzano questa celebrazione.

Ecco, dopo la doverosa premessa, possiamo iniziare! A inaugurare l’usanza del gender reveal party fu la blogger Jenna Karvunidis quando, nel 2008, sul suo blog raccontò di aver rivelato il sesso della sua prima figlia attraverso il taglio di una torta farcita di rosa. Da quel momento tante altre persone, famose e non, l’hanno imitata e la tendenza si è diffusa prima negli USA e poi in altri paesi del mondo. Ma cos’è esattamente un gender reveal party? Si tratta di una festa organizzata da una coppia in attesa di unə bambinə, si tiene dopo il primo trimestre di gestazione, in genere verso metà gravidanza, e ha lo scopo di rivelare a genitorə, amicə e parenti il sesso dellə nasciturə. Di solito funziona così: ə genitorə chiedono allə ginecologə di inserire l’ecografia in cui si evince il sesso del feto in una busta sigillata e, senza aprirla, la consegnano a una persona che dovrà trovare un modo fantasioso e originale di rivelare la notizia il giorno della festa.

Se facciamo una ricerca su Youtube, Instagram e TikTok troveremo migliaia di esempi di gender reveal party: la regola fissa è che il colore rosa è associato al sesso femminile e il blu al sesso maschile, per il resto troviamo una varietà impressionante di modi attraverso i quali si comunica il sesso dellə nasciturə. Chi non vuole osare troppo adotta i metodi più comuni, tra cui il taglio di una torta che contiene all’interno una farcitura di colore blu o rosa, proprio come fece Karvunidis, e lo scoppio di un grosso palloncino con all’interno coriandoli (sempre, ovviamente, blu se si tratta di un maschio e rosa se si tratta di una femmina). Ma su internet l’inimmaginabile diventa possibile, perciò se clicchiamo l’hashtag #genderrevealparty troveremo persone che danno sfogo alla propria immaginazione mettendo in pratica idee stravaganti, che vanno dal fumo colorato che esce da un estintore, all’illuminazione di una gigantesca ruota panoramica, a un alligatore che con le sue fauci rompe un’anguria. L’ultima tendenza in voga è una lotta tra due persone, una travestita da bambina e l’altra da bambino, che si affrontano su un ring fino a quando non resta quella che indossa il costume corrispondente al sesso dellə nasciturə. Insomma, si celebra l’imminente nascita con una grottesca rappresentazione della lotta fra i sessi.

È successo anche che i gender reveal party si siano conclusi in tragedia, provocando gravi danni ambientali e la morte di alcune persone. Per esempio a settembre del 2020, in California, durante una di queste feste delle scintille generate da effetti pirotecnici hanno causato un incendio che ha bruciato 2800 ettari di terreno. Ultimamente, nel marzo 2021, un areo noleggiato per i festeggiamenti è precipitato nella laguna di Nichupte in Messico, davanti agli occhi dei futuri genitori; nel tragico incidente due persone che erano a bordo dell’aeroplano hanno perso la vita.

Al di là di questi spiacevoli eventi e del terribile impatto ambientale, bisogna considerare che l’usanza (così come è concepita) presenta una serie di controversie. La stessa Jenna Karvunidis ha affermato di essersi pentita di aver dato, seppur involontariamente, inizio al trend. Personalmente, di tutti i video che ho visto sui gender reveal party il mio preferito è quello in cui una persona inizia a tagliare una torta al cioccolato contenente al suo interno delle parole che, fetta dopo fetta, compongono una frase. All’inizio si ha l’impressione che l’obiettivo sia quello, appunto, di rivelare il sesso di unə bebè; arrivando alla fine però la frase composta dalla torta è: “The baby’s gender is a social contruct”, cioè “il genere dellə bebè è un costrutto sociale”.

È esattamente così, il genere non dipende dalla biologia, è qualcosa di complesso costruito socialmente, che possiamo definire come la percezione che ogni persona ha di sé (identità di genere) e, contestualmente, come l’insieme di atteggiamenti, comportamenti e inclinazioni che la società associa a una persona in base al sesso che le viene assegnato (ruolo di genere). Dunque la prima criticità sta proprio nel nome. Non è corretto chiamare questo tipo di festa gender reveal party perché ad essere rivelato non è il genere della persona che sta per nascere (che, a meno che non si sappia prevedere il futuro, è qualcosa che nessunə deglə invitatə può conoscere), ma il suo sesso biologico, cioè quell’etichetta assegnata sulla base di caratteri sessuali quali genitali, cromosomi e ormoni. Pertanto il nome corretto sarebbe sex reveal party.

Pur correggendo il nome, però, resta un altro grave errore di fondo che consiste nella mancata contemplazione dell’esistenza dell’intersessualità. Considerando come uniche possibilità il rosa o il blu, i gender reveal party escludono completamente la probabilità che quellə bebè possa essere una persona intersex. La parola “intersex” è un termine ombrello che si riferisce a persone con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni di corpo maschile e femminile (per un maggior approfondimento vi rimandiamo qui). Le persone intersex sono circa il 2% della popolazione mondiale, più o meno la stessa percentuale di persone con i capelli naturalmente rossi, e subiscono un costante processo di invisibilizzazione e marginalizzazione da parte della società. I gender reveal party si inseriscono in questo contesto, contribuendo a svalorizzare le vite e le esperienze delle persone intersex.

Basandosi sulla distinzione binaria uomo/donna e confondendo il sesso con il genere, questi festeggiamenti non solo sono di fatto una celebrazione del binarismo di genere su cui ancora si fondano le nostre società, ma consolidano l’idea che l’unica identità di genere “normale” sia quella cisgender, poiché perpetrano l’ormai obsoleta visione essenzialista del genere, secondo la quale esso è determinato dal sesso biologico. Esistono quindi secondo questa visione delle qualità innate, universali, naturali che caratterizzano gli uomini e le donne in quanto tali e che ne differenziano il comportamento. In un certo senso potremmo definire il gender reveal party una sorta di sagra chic del cisgenderismo dove si festeggiano le rigide norme di genere a cui i corpi sono chiamati a conformarsi ancor prima di venire al mondo e avere la possibilità di autodefinirsi, senza considerare che quelle future persone potrebbero non riconoscersi nelle etichette che parentə e amicə gli hanno cucito addosso. Tutto ciò, in una realtà in cui la comunità LGBTQIA+ e lə loro alleatə si battono giorno dopo giorno per rendere socialmente accettabile l’esistenza di identità di genere non binarie, può avere degli effetti molto negativi, perché contrasta con gli sforzi fatti finora per creare società più inclusive.

In ultima analisi, un altro aspetto critico da non sottovalutare è il rinforzamento degli stereotipi di genere attraverso gli elementi decorativi. Tra i temi più diffusi dei gender reveal party troviamo “Wheels or Heels” (Ruote o Tacchi), “Rifles or Ruffles” (Fucili o Volant), “Guns or Glitter” (Pistole o Glitter), la cui massima espressione sono delle torte piuttosto elaborate che rappresentano tutti i più comuni ruoli di genere costruiti intorno alla polarizzazione maschio/femmina. Perciò il lato “femminile” della torta è spesso decorato con tutù, brillantini, scarpe col tacco, smalti e trucchi, mentre quello “maschile” è di solito un campo da calcio, oppure un arsenale da guerra pieno di fucili e pistole in pasta da zucchero.  Se apparentemente queste torte possono sembrare solo dei dolci molto costosi, in realtà esse nascondo altri significati. Attraverso le decorazioni e gli addobbi genitorə, parentə e amicə preconfezionano l’interiorità di una persona, spianando in qualche modo la strada verso l’identità di genere che loro le hanno attribuito. Decidono per lei chi dovrà essere, cosa le dovrà piacere, che interessi dovrà coltivare. È un condizionamento che potrebbe influenzare e/o limitare il modo in cui quella persona percepirà sé stessa e il suo genere.

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Uno dei motivi per cui i gender reveal party sono diventati così popolari potrebbe risiedere nel bisogno delle persone di condividere le gioie della vita, come può essere la nascita di un figlə, con coloro che amano – e sono sicura che gli intenti dietro queste celebrazioni siano positivi. Il punto è che, se analizziamo il fenomeno nella sua complessità, ci rendiamo conto che contribuisce alla perpetrazione di un sistema binario ed escludente che da decenni si sta cercando di decostruire.

Siccome quando metto in luce un problema mi piace poi proporre anche una soluzione praticabile, voglio concludere queste riflessioni con una proposta.

Se sentiamo forte l’esigenza di celebrare una nascita o semplicemente amiamo le feste, non sarebbe più bello sostituire il gender reveal party con un gender freedom party, col quale festeggiare la libertà della persona che sta per venire al mondo di vivere la sua identità di genere senza il peso delle aspettative deglə altrə?

Artwork di Chiara Reggiani
Con immagini di: Pawel CzerwinskiFrederick Medina,  Sharon McCutcheonKatie Rainbow 🏳️‍🌈Tim Bish su Unsplash e di aprilante.
View Comment (1)
  • l’identità di genere che corrisponda o no al sesso biologico non è un costrutto, e il sesso biologico non è una etichetta, è un fatto. Preso atto che la magioranza numerica delle persone sono uomini e donne cis (e che essere cisgender non significa aderire a ogni ruolo di genere,quello sì un costrutto sociale, associato alla tua identità di genere, sei donna libera e autentica con o senza trucchi, sei uomo liberi e autentico con pantaloni e con gonne e vale anche per uomini e donne trans), bisogna rispettare ogni minoranza intersex o trans

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