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Storia dell’umanità e dell’uomo che le insegnò a sognare: grazie Luis Sepúlveda
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Storia dell’umanità e dell’uomo che le insegnò a sognare: grazie Luis Sepúlveda

Arianna Latini

Ha compiuto il suo ultimo volo, quello che lo ha portato più in alto di tutti. Luis Sepúlveda, scrittore, sceneggiatore, regista, giornalista e intellettuale cileno, poi naturalizzato francese. Lascia un vuoto incolmabile in tantissime giovani e adulte gabbianelle, che ora dovranno imparare a volare da sole.

Ha tenuto compagnia, educandole, almeno a quattro generazioni, mostrando loro con sincerità i numerosi volti che l’umanità stessa può assumere. Volti che per lui sono tutti validi, tutti riconoscibili, tutti narrabili.

Chi era Luis Sepúlveda?

Difficile descriverlo. Sicuramente non era una persona facile da etichettare. Nipote di un nonno anarchico, nacque in Cile da genitori costretti a fuggire a causa di motivi politici e trascorse buona parte della sua vita da esule, accolto e respinto dal mondo.

Si schierò politicamente sin da ragazzo ma non si cristallizzò mai in maniera totalizzante e immutabile nel suo credo. Continuò invece, instancabilmente, a ricercare la giustizia, la verità e l’essenza dell’umanità, militando in diversi partiti e unendosi agli attivisti di numerosi Paesi: dalla Gioventù Comunista in Cile all’Esercito di Liberazione Nazionale in Bolivia, dal Partito Socialista cileno alle Brigate Internazionali in Nicaragua, dalle spedizioni UNESCO tra gli Indios alle missioni di Greenpeace.

Nel frattempo viaggiò e scrisse quasi ovunque. Non solo in America Latina, che attraversò in lungo e in largo: studiò da giovanissimo a Mosca, visse in Svezia dove ebbe asilo politico, si trasferì in Germania per amore della letteratura tedesca, quindi si stabilì in Francia ottenendone la cittadinanza, per morire infine a 71 anni in Spagna, avendo contratto il Covid-19. Il lavoro da giornalista lo spinse fino in Africa, le persecuzioni politiche, invece, lo fecero naufragare (fortunatamente per noi) dappertutto.

A causa delle sue convinzioni politiche e della sua vicinanza a Salvador Allende, sotto il regime di Pinochet fu denunciato, catturato, torturato e incarcerato più volte. Grazie all’intervento di Amnesty International riuscì a scampare all’ergastolo, oltre che alla morte. Solidarizzò con i dissidenti politici di mezzo pianeta, ascoltò i nativi americani, fu espulso anche dai partiti in cui militava.

Per la vita che condusse, ci riesce davvero difficile credere che fosse una persona sola.

Perché è così importante ricordarlo?

Non solo per la persona che era, per le sue infinite battaglie e per la sua incredibile resistenza. Ma per le persone che ci ha fatto diventare. Le sue opere letterarie e teatrali sono state tradotte e rappresentate in tutte le lingue del mondo. Ha raggiunto gli angoli più remoti del pianeta e si è rivolto a chi spesso era dimenticato, dandogli voce e coraggio. Ha parlato ai bambini e alle bambine, non solo a quelli effettivamente piccoli, ma anche e soprattutto a quelli che vivono in ogni adulto.

Con le sue storie ci ha ricordato l’importanza di valori come l’amicizia, il rispetto, la solidarietà, la gentilezza, la condivisione, la vicinanza. Con la dirompenza dei suoi racconti ci ha dimostrato quanto possa essere semplice perseguirli, un gioco davvero alla portata di ciascuno di noi. E, così facendo, ci ha privato di ogni scusa contro la nostra disumanità.

Se hai letto Sepúlveda e sei comunque una brutta persona, allora sai benissimo di non aver proprio nessuna giustificazione.

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Cosa ci ha regalato?

Quando una figura del suo calibro se ne va per sempre, ci si interroga sulla portata del suo lascito. La vera domanda che dobbiamo porci però non è cosa Sepúlveda ci lascia, bensì cosa ci ha regalato. E cosa, a nostra volta, ci ha permesso di regalare.

Ci ha regalato tanti sorrisi, anche amari e faticosi, anche tra le lacrime. Con essi la speranza che ci sia ancora dell’umanità tra noi e che possa continuare o tornare o iniziare ad esserci. Ci ha regalato il coraggio di affrontare le nostre vite, così piccole eppure così impegnative, e ci ha messo davanti all’esigenza di rispettare le vite altrui, anche quelle più lontane dalle nostre, soprattutto quelle più lontane dalle nostre.

Ci ha spiegato come sognare. Come sognare in grande, partendo dal nostro piccolo. Come sognare l’impossibile, iniziando dal possibile. Come sognare di volare, facendo volare gli altri.

All’uomo che ha insegnato all’umanità a volare, l’umanità augura il volo più bello. Buon viaggio Luis Sepúlveda e grazie per essere passato di qui. Ci vediamo nei sogni, quelli che hai dipinto per noi.

Photo by Paolo Benegiamo on Flickr

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