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Ildegarda e le altre: la storia delle donne che non ci hanno raccontato

Ildegarda e le altre: la storia delle donne che non ci hanno raccontato

Articolo di Angelo Serio

Quando si parla di storia delle donne i primi riferimenti che vengono in mente sono le suffragette. A loro le donne devono, e noi uomini dobbiamo, molto. La lotta per il suffragio universale è stata indubbiamente la rivoluzione che ha permesso il cambio di paradigma per eccellenza nella lotta contro il patriarcato, ha portato al graduale riconoscimento di diritti civili e politici, ha più semplicemente acceso il fuoco della lotta e della passione.

Ma molti non sanno, o non riescono a immaginare, che vi sia una storia delle donne prima del movimento per il suffragio. Una storia sommersa, cancellata dall’enciclopedismo e dai manuali in cui gli uomini avevano un potere esclusivo. Erano donne che nelle Corti e nei conventi trovavano quell’ossigeno per l’ingegno che nei luoghi di istruzione pubblica non potevano trovare.

Insomma, le donne erano intelligenti anche prima di Emmeline Pankhurst, solo che non ce lo hanno mai raccontato.

Parliamo di questo con una studiosa di Sociologia delle Arti e di Studi di genere, Milena Gammaitoni, ricercatrice di Sociologia Generale presso l’Università di Roma Tre. Insegna discipline sociologiche presso Università Jagellonica di Cracovia, Ecole Nationale Supérieure des Arts Decoratifs di Parigi. Tra le sue opere possiamo ricordare Storie di vita di artiste europee, dal Medioevo all’età contemporanea;  La funzione sociale del musicista; L’agire sociale del poeta. W. Szymborska nella vita dei lettori in Polonia e in Italia; ha curato i volumi, Per una sociologia delle arti. Storia e storie di vita e Le Arti e la politica.

Angelo. Cosa si intende per storia delle donne? Non basterebbe parlare semplicemente di storia, senza citare il dato di genere? O c’è, forse, il bisogno di ricollocare la figura della donna, il suo portato?

Milena. Non si può ignorare il retaggio culturale del silenzio storiografico sulla presenza delle donne come soggetti attivi nella storia. Il lavoro esegetico non può neutralizzare le differenze per mezzo di un discorso monologico, che impone stereotipi alla socializzazione delle nuove generazioni. In particolare nei manuali di storia, di letteratura, delle diverse arti e specialmente della musica raramente troviamo, le presenze femminili. Spesso considerata marginale rispetto alle altre arti, la musica sembra condividere le sorti della donna, anch’essa lasciata ai margini della storia. La mancanza di consapevolezza delle proprie origini storiche sociali indebolisce ogni essere umano che si trova di fronte al proprio futuro e alla strutturazione della propria personalità. In particolare la storia delle donne nelle arti è l’indicatore di un’identità sociale cancellata dalla storiografia affermatasi nell’Europa dell’800. L’analisi dei percorsi biografici infatti, rileva come, a partire dal Medioevo, le donne siano state attive e protagoniste nelle arti, presenti nelle recensioni, autorevoli e stimate, attente testimoni della società a loro contemporanea.

L’ambizione è che non si debbano più pubblicare libri sulla storia delle donne e che le loro presenze, attive nella storia, nella politica, e nei diversi ambiti artistici, diventi parte omogenea e integrata del sapere universale.

A. Quando pensiamo alla storia delle donne, pensiamo alle loro conquiste recenti: i primi riferimenti che vengono in mente sono le suffragette, Emmeline Pankhurst o il femminismo radicale, quello un po’ arrabbiato. Ma è davvero così? C’è una storia delle donne che non conosciamo, legata meno al dato politico?

M. Parlando di suffragette e di femminismo, al quale dobbiamo riconoscenza, perché solo grazie al coraggio di queste donne abbiamo acquisito diritti civili e politici, vorrei anche ricordare che nell’ultimo film “Suffragette” non è stato scritto nei titoli di coda che la nota marcia fu composta da una donna: Ethel Smith. Questo dato rivela quanto un mondo dato per scontato, anche quando si affronta la storia delle donne e del loro agire politico, non arriva a porsi alcune domande sulla presenza creativa delle donne nella storia. Le donne furono attive in ogni ambito della vita sociale, pensiamo alla pedagogista e scrittrice Mary Wollstonecraft, e alle centinaia di scrittrici, alle libere pensatrici, filosofe, archeologhe, artiste, che innovarono stili, ma influirono contemporaneamente sulle consuetudini sociali, testimoniando, attraverso la propria vita, che si poteva essere autonome e creative. La presenza delle donne nei diversi ambiti della vita sociale è un dato antichissimo, presente anche nei Testi Sacri… Miryam accompagnò la traversata del Mar Rosso suonando un tamburello e incitando le altre donne a suonare con lei…

A. Lei ha studiato, tra l’altro, Ildegarda di Bingen, la cui biografia rimanda a competenze quali la musica, la cosmologia, la filosofia, la politica, l’erboristeria. Quale è stato il contributo di Ildegarda come musicista? Perché pensa che sia poco nota al grande pubblico?

M. Hildegard von Bingen oggi è più conosciuta perché recentemente proclamata Santa e Dottore della Chiesa, assai meno conosciuta è la sua attività artistica, di composizione musicale e di rappresentazione iconografica nella miniaturistica medievale, per esempio l’uomo vitruviano viene rappresentato da Ildegarda ben prima di Leonardo da Vinci.

Come accennavo pocanzi, spesso le donne hanno proposto il superamento di tradizioni artistiche/intellettuali, creando nuove espressioni artistiche unite spesso a una vita privata e sociale ribelle ai costumi dell’epoca: è anche il caso di Ildegarda di Bingen che fonda un monastero di sole donne, scrive delle sue visioni e fa eseguire musica cantata, proibita dalla Chiesa.

Ildegarda_Von_Bingen

A. Ci sono altri esempi di donne poco note, ma altrettanto geniali? Quale significato hanno dato all’arte?

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M. Ne abbiamo centinaia e in ogni ambito artistico…! Nel mio libro, Storie di vita di artiste europee, ho scelto di narrare le storie di vita di alcune artiste vissute in periodi storici differenti, ma accomunate tutte da caratteristiche sociali uniformi. Ognuna di loro raggiunse il proprio apice artistico e intellettuale: Ildegarda di Bingen mistica, profetessa, esperta di medicina, di astronomia, musicista; Francesca Caccini compositrice, rappresenta alla corte Medicea la prima forma del dramma in musica; Mary Wollstonecraft che pubblica trattati sui diritti sociali e politici delle donne, arriva all’indipendenza grazie ai proventi dei suoi scritti politici e letterari; George Sand che è la prima scrittrice a pubblicare la sua autobiografia in vita, romanziera di successo, anche lei vive grazie alle vendite delle sue opere; Lou Andreas Salomé, filosofa e romanziera è la prima donna ad esercitare professionalmente la psicoanalisi, anche lei vive grazie alla propria attività intellettuale; Elke Mascha Blankenburg tra le prime e ancora rare direttrici d’orchestra in Europa, spetta a lei il compito di riscoprire e diffondere le opere di molte compositrici.

A. Cosa rispondere a chi obietta che se queste donne sono poco note è perché, evidentemente, non sono meritevoli di fama?

M. Bisogna chiarire che la maggior parte delle donne impegnate nella vita intellettuale e artistica furono conosciute e note ai loro contemporanei, famose in vita, ma cancellate dell’Enciclopedismo e dalla manualistica, da un potere esclusivo maschile. Paradossalmente, la democratizzazione del sapere, l’universalismo, l’apertura delle Accademie e delle scuole pubbliche, per le artiste non furono un miglioramento e una strada di maggiore emancipazione. Avevano più spazio nelle Corti e nei conventi, rispetto a scuole che precludevano l’entrata di una donna e la sua ascesa a ruoli che divennero sempre più maschili. Nel ‘700 Mozart pensa a Jaquet de la Guerre per la direzione delle sue Opere, nel ‘900 i direttori d’orchestra sbarrarono l’entrata delle donne nei corsi di direzione d’orchestra aperti nei Conservatori… e ancora oggi si sente dire che le donne non siano portate per la composizione musicale…

A. Lei conosce bene il mondo dell’università. A che punto sono gli studi di genere in Italia? C’è davvero bisogno di coltivarli? Se sì, perché?

M. I corsi di storia delle donne e di approfondimento sulla questione del genere scarseggiano nelle Università, l’utilità è data dal fatto che nei corsi di storia, di letteratura, di musica e arte, così come nelle altre discipline, raramente troviamo la presenza di donne importanti e decisive per l’evoluzione del pensiero e della creatività. Direi che viviamo in un periodo di recessione e di oscurantismo, dove le veline e l’apparente libertà di utilizzare il proprio corpo come vetrina di una società opulenta e moderna, non sia altro che la reificazione della donna, divenuta oggetto di se stessa. Era più libera Mary Wollstonecraft nel 1700, libera di non sposarsi, libera di studiare e di pubblicare in vita A Vindication of the Rights of Woman (1792), in dialogo con Edmund Burke, rispetto ad oggi, in cui una direttrice d’orchestra viene nominata dai giornali per la sua giovinezza e bellezza fisica, piuttosto che per la sua bravura.

 

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