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Difficoltà da superare, ricerca stilistica e libertà di essere: l’intervista ai Bastian Contrario

Difficoltà da superare, ricerca stilistica e libertà di essere: l’intervista ai Bastian Contrario

I Bastian Contrario sono una two-man-band campana, composta da Fausto Tarantino e Salvatore Prezioso, nata dopo aver intrapreso un viaggio nel profondo nord europeo.

Dal vivo, in due e con una loop machine, danno vita ad orchestrazioni in cui suonano live batteria, basso, synth, tastiere, chitarra, passando da uno strumento all’altro e creando un live ricco e coinvolgente come una vera e propria band formata da più elementi.

Scoperti e prodotti da Gianni Maroccolo con il primo disco “Due il contrario di uno”, dalla matrice folk-sinfonico, lo scorso maggio hanno pubblicato il nuovo singolo “Come va?” per FreakHouse records, un brano che sancisce un nuovo capitolo del loro percorso artistico, dove con un linguaggio differente dal passato non smettono di fare ricerca e coltivare emozioni che si possono cantare.

Lo scorso 11 ottobre è uscito per SkyTg24 il video di “Se continuavamo così”, una canzone che celebra il Coming Out 2022, raccontando l’amore che non ha genere ma solo un fortissimo richiamo, un tema troppo importante per non essere trattato e discusso tutto l’anno.

Con loro abbiamo chiacchierato di ricerca melodica, diversity e di come superare le difficoltà.

Bastian contrario: contro cosa vi schierate con la vostra musica e nella quotidianità? Quali sono invece i valori che perseguite ed i messaggi vorreste il vostro pubblico?

I “Bastian” sono contrari a tutto ciò che è imposizione, ancor di più se condita da ipocrisia. Purtroppo ci sono troppe correnti politiche e non che vogliono imporre la propria ideologia agli altri e questa è una cosa su cui i “Bastian” saranno sempre “Contrari”. Ma il nostro essere Bastian Contrario ci pone anche in un’ottica positiva e propositiva. In generale ci piace semplicemente incoraggiare atteggiamenti positivi. Quindi appoggiamo qualsiasi forma di libertà che non leda quella altrui.

Musicalmente e a livello di liriche, quali sono i vostri riferimenti nel panorama attuale e del passato? E chi secondo voi invece riesce oggi a esprimere realmente qualcosa, oltre a melodie registrate bene e dal buon tiro?

In questo disco ci siamo tuffati nel cantautorato bolognese degli anni Ottanta: Luca Carboni, Lucio Dalla, Stadio. Abbiamo scoperto quanto la musica anglofona abbia influenzato nel tiro e nei suoni quelle canzoni, anche se la scrittura era tutta orgogliosamente italiana. Oggi troviamo qualcosa di affine al nostro senso di bellezza nella musica di Dimartino, Colapesce, Brunori SAS e Capossela, tutti artisti con una visione molto emotiva della canzone e che in un modo o nell’altro ci raccontano sempre qualcosa.

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Il vostro nuovo singolo celebra il coming out: di diversity e inclusione si parla molto, ma quanto effettivamente credete che le modalità con cui nella musica, sui media e nell’arte si affronta siano efficaci e sincere e non di facciata?

Finché si parlerà con termini quali “coming out”, “diversity” o “inclusione” vuol dire che c’è un problema nel mondo che ci circonda. Le realtà a cui si riferiscono queste parole dovrebbero essere semplicemente delle realtà. Non sempre c’è onestà nel trattare argomenti come questi. Noi nel nostro video “Se continuavamo così” abbiamo semplicemente voluto raccontare una parte di una storia d’amore, senza etichette e senza limiti. Non conosciamo le logiche degli algoritmi dei social, eppure abbiamo avuto un po’ di difficoltà nel pubblicare on-line questo video. Intanto ci sono “artisti” di turno che pubblicano video senza senso con inquadrature ginecologiche dove il corpo viene oggettualizzato senza alcun problema e fanno milioni di views…

Qual è la difficoltà maggiore che avete dovuto affrontare come esseri umani e poi come artisti nel vostro percorso personale e professionale? Come l’avete superata?

Credo che le difficoltà che abbiamo incontrato siano simili a molte altre persone che percorrono questa strada. Ma crediamo che le difficoltà siano parte del cammino e che ti aiutino a correggere il tiro e a ricercare meglio dentro di te, del resto l’artista fa arte e fare arte è ricerca. Sempre più spesso si vedono “artisti” che, grazie alle visualizzazioni ottenute sui canali digitali, si ritrovano su palchi importanti, un po’ come ritrovarsi in pochissimo tempo su una Ferrari senza nemmeno il foglio rosa. Che sia chiaro: non è sempre così, ma l’industria musicale che si è spostata sempre più sulle views e sui followers può generare fenomeni del genere. Per quello che riguarda noi, nei credits del nostro album non scriveremo i “ringraziamenti” ma i “nonostante”!

Potendo esprimere un desiderio che riguarda il vostro futuro, quale scegliereste?

Crediamo che unə artista sia capace di vivere il momento pur avendo una visione del futuro ma non sempre queste due visioni ci sono contemporaneamente. Per adesso il nostro scopo principale è suonare, suonare e ancora suonare. Poi cammino facendo la strada si rivelerà da sé.

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