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La bellezza della diversità e di essere punk: intervista alla Babbutzi Orkestar
Dark Light

La bellezza della diversità e di essere punk: intervista alla Babbutzi Orkestar

Valeria Lucia Passoni

Dirompente e stravagante, dal 2007 la Babbutzi Orkestar ha portato il suo turbinio di atmosfere su palchi nazionali e internazionali – dall’Alcatraz di Milano all’Hidrellez Festival a Istanbul, passando per Parco Tittoni a Desio, l’I Am Art Festival in Umbria, il Bloom di Mezzago, il BalkanbeatsLondon a Londra e il Laborbar a Zurigo – condividendoli con artisti del calibro di Modena City Ramblers, Dubioza Kollectiv, Boban & Marko Marcovic, Goran Bregovic  e Motel Connection.

Rivoluzionari della balkan music che con loro prende l’accezione di balkan sexy music, contagiata con (quasi) tutti i generi musicali, oggi pubblicano Pornopunk, il nuovo disco, anticipato nei mesi scorsi dai singoli “Pornoamore” e “Il ballo di Cha Cha“.

“Pornopunk” è un titolo provocazione, il tentativo estremo di uscire dagli schemi ed essere liberi, oggi più che mai, anche di contaminarsi con idee, suoni e generi musicali che normalmente si guarderebbero con sospetto. E così, tra le sue dieci tracce che sanno di amore, tormenti, sesso, libertà, festa e balli si viaggia tra il punk e il pop, con picchi di ballad blues, trap, surf, pop, ritmi balcanici e reggaeton.

Del loro nuovo disco, della bellezza della diversità e di punk ne abbiamo parlato con loro.

Attivi dal 2007, siete un mix di atmosfere balcaniche, pop, punk, rock, tzigane: chi di voi porta quale background musicale? Ci fate una playlist di pezzi che parlano delle radici, della storia della Babbutzi?
Nella banda si fanno tanti ascolti diversi. Ognuno porta idee nuove soprattutto influenzato dalla musica, l’artista, la band che al momento lo prende di più. Pertanto non c’è qualcuno in particolare che porta un background musicale. Lo facciamo tutti, sia per come suoniamo il nostro strumento sia per quello che ci piace ascoltare. Sicuramente la radice comune da cui partiamo in fase creativa è quella balcanica, che manteniamo in ogni brano anche se contaminiamo con molti altri generi.

Una probabile playlist delle nostre origini vedrebbe al suo interno artisti come i Bratsch, Saban Bajramovic, Mostar Sevdah Reunion, The No Smoking Orkestar, La Caravane Passe, Kultur Shock, Boom Pam, Balkan beat Box, Shantel. Ma anche Tom Waits, Vinicio Capossela, Nick Cave, Firewater, Johnny Cash, Raoul Casadei, Renato Carosone. Se dovessimo pensare a una playlist di quello che è oggi la banda sarebbe sicuramente diversa. Tenetela come spunto per una domanda nella prossima intervista.

Come riuscire a fare andare d’accordo tante teste, gusti, e al contempo far convivere questo mash up di influenze differenti quando poi scrivete i pezzi?
Ottima domanda, ma non sappiamo rispondere, soprattutto per quanto riguarda “l’andare d’accordo”. diciamo che siamo degli ottimi conviventi ma siamo tutti delle teste di… Però negli anni abbiamo trovato un equilibrio e un metodo di lavoro che ci permette di chiudere i brani in serenità.

“Pornopunk”, il vostro disco, parla di amore, tormenti, sesso, libertà, festa e balli, della bellezza nella diversità: ma cosa significa oggi, nel 2021, essere diversǝ?
Quando parliamo di diversità ci riferiamo alle personalità e alle idee. Noi viviamo seguendo un concetto di collettività, denominato dalla bellezza di essere tutti uguali ma allo stesso tempo con personalità e idee diverse. Questa diversità è bellissima, ed è quella che ci permette di scrivere un disco liberi di mischiare, osare e proporre più personalità in un unico messaggio.

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Ed essere punk? Chi è unǝ punk oggi? Cosa fa nella sua vita quotidiana?
Punk per noi è una idea, un concetto. Punk è la libertà di esprimerci. Punk è la voglia di andare oltre. Punk è evitare le etichette. Punk è sognare. Chi è punk per noi? Chiunque vive seguendo le proprie idee. Perché oggi, in un mondo dove è già domani, è veramente difficile poterlo fare. Punk è chi percorre la sua strada senza farsi limitare. Cosa fa nella sua vita quotidiana? Può fare qualsiasi cosa: alzarsi la mattina per andare a lavorare, fare sport, fare arte, occuparsi dei figli… Punk è un’indole. Un modo per affrontare la vita.

La Babbutzi è ormai una teenager: in questi oltre dieci anni di attività di band estremamente atipica, avete mai vissuto momenti di sconforto, critiche, difficoltà? Come li avete superati?
I momenti di sconforto fanno parte di qualsiasi percorso. Negli anni la banda ha visto cambiare diversi membri della formazione originale. Sicuramente i periodi di transizione determinati da questi cambiamenti non sono mai stati facili. Vedere un fratello o una sorella allontanarsi è sempre triste e di conseguenza devi anche costruire una nuova relazione con chi entra. Ristabilire gli equilibri, imparare a conoscersi, condividere. Questi momenti non sono mai stati facili, ma allo stesso tempo sono stati anche costruttivi. Perché hanno sempre portato nuove energie e nuove idee che hanno fatto maturare il suono della banda.

In questi anni avete anche condiviso con tantə artistə nazionali e internazionali: qual è il ricordo più bello che avete di un vostro live? Con chi invece vi piacerebbe collaborare/condividere il palco?
Non c’è un ricordo più bello, ma tantissimi. Tantissimi per ogni palco calpestato. Ogni concerto ci ha lasciato qualcosa sotto la pelle, energie, vibrazioni. In questi anni abbiamo avuto la fortuna di incrociare moltə artistə, e sono sempre esperienze bellissime e importanti. Oggi forse ci piacerebbe condividere il palco con una banda, per certi versi opposta a noi, come per esempio gli Extraliscio. Per citare un nome italiano. Una banda che dà al “liscio” una nuova interpretazione. Un po’ come facciamo noi con la musica balcanica. Potrebbe venirne fuori una festa divertente.

Nel mondo della musica dal vivo ai tempi di Covid-19 oltre a un adattamento della modalità con cui fruire dei live, stiamo assistendo a una sparizione, a un congelamento e nei migliori dei casi a una difficile resistenza dei posti più piccoli dove esibirsi. Come da musicisti, vedete il futuro di questo settore? Più che chiedervi che cosa sognate, cosa vi aspettate/vi preparate a vivere?
Da musicisti viviamo il momento con speranza (non è un riferimento al ministro, anche se il fraintendimento ci sta). Ci aspettiamo che le attività possano riprendere al più presto anche per i club più piccoli; perché questo accada è necessario non limitare gli ingressi; per non limitare gli ingressi è necessario che ognuno di noi faccia la sua parte; perché ognuno faccia la sua parte è importante ricordarci che la collettività è più importante del singolo. La nostra aspettativa è quella che si ritornerà a una normalità ma ci vorrà ancora un po’ di tempo; per ora la nostra speranza è quella di riuscire a portare “Pornopunk” nelle case di tuttə e dopo anche su ogni palco che ci darà asilo.

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