Femminismo

Perché lo chiamiamo Patriarcato (e chi sono gli MRA)

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Reinventare il sé: Anna Piaggi
Commenti (14)
  1. Avatar Uddina ha detto:

    Tutto quasi giusto, ma trovo della colpevole ignoranza, in questo articolo, quando si parla di separatismo. Esso è infatti uno strumento culturale e politico spesse volte vitale per le comunità oppresse che permette loro di conoscersi, discutere e poi rendersi attive senza lo sguardo sovratederminante di coloro che detengono il potere e che, nel mondo “normale”, azzerano le esperienze e opinioni di chiunque sia considerat* “minoranza” (anche nel caso delle donne, che minoranza non sono, nel mondo). Quindi donne, omosessuali, persone di colore sono ricors* e ricorrono tuttora al separatismo per autodefinirsi e autodeterminarsi senza essere zittit* dai gruppi dominanti che, quando non apertamente ostili, per il semplice fatto di esistere ed agire lo “sguardo del privilegio” non possono riconscere appieno le loro problematiche, il che, politicamente, può arrivare ad implicare che non riconoscono la loro esistenza (e mi riferisco sia alle problematiche, che ai gruppi oppressi che si riconoscono proprio perché queste problematiche le affrontano).
    Intorbidire le acque e mescolare separatismo femminista e misandria è un modo per promuovere tutta una serie di pregiudizi di cui, verosimilmente, l’autore dell’articolo è vittima. E’ necessario capire, prima di parlare di qualcosa. Avrei accettato una critica (ma solo se informata) su un eventuale uso sbagliato del separatismo, che pure si tratta di un’eccezione, mentre quello che esce dal post è solo errata informazione ed è un peccato, per un contenitore come bossy.it

    1. Avatar Pietro Balestra ha detto:

      Gentile Uddina,
      come può leggere dal mio profilo, sono laureando in Filosofia, la mia specializzazione è la Filosofia del Diritto: ho studiato la Disobbedienza Civile di Thoreau, la Tradizione Radicale Nera negli USA e la Storia dei Femminismi, con separatismi del Secondo Dopoguerra annessi – come può ben leggere nel mio articolo “5 episodi della Storia del Femminismo che tutt* dovrebbero conoscere”. Le assicuro, quindi, che capisco molto bene ciò di cui lei parla. La invito, però, a concentrarsi su due punti:
      1. Come teorico, io conosco i femminismi, le differenze, le contraddizioni… Ma come persona mi sono permesso di riflettere, esprimere dei giudizi di valore e fare una scelta ben precisa: schierarmi dalla parte del Femminismo intersezionale, che trova (come del resto trovo anch’io) superato il principio separatista. Lei ha diritto alle sue opinioni e alle sue scelte, come del resto gli MRA, ma ugualmente dovete rispettare le mie/le nostre;
      2. Sotto questo aspetto, la chiave di lettura del mio articolo si può trovare nel pensiero: «non si può ridurre tutto il movimento femminista contemporaneo al separatismo e alla misandria». Non si può ridurre. Separatismo E misandria – dove la congiunzione E non stabilisce nessun rapporto d’implicazione reciproca. Esiste, oggi, un Femminismo separatista senza misandria? Sicuramente, ma non è questo che gli MRA hanno scelto di vedere, quindi non è questo di cui avevo bisogno di parlare. Era necessario invece stabilire un rapporto tra separatismo misandrico (come scritto, da alcuni non-informati eletto a unico femminismo esistente) e il Femminismo contemporaneo tutto. La misandria è un caso eccezionale nel separatismo contemporaneo? Penso non spetti né a me né a lei stabilirlo, ma dobbiamo ammettere la sua esistenza e farci i conti.
      Credo la sua sia stata una lettura parzialmente faziosa del mio articolo – com’è stata quella degli MRA che mi hanno criticato, invece, l’altra parte dell’articolo – e non la biasimo per questo: anch’io mi muoverei allo stesso modo leggendo un articolo che nega il principio intersezionale. Ma se io scelgo di affrontare un argomento è perché ne ho le competenze (con tutta l’umiltà che queste possono solo che aumentare col tempo, perché non si è mai abbastanza preparati); poi, ovviamente, accanto a queste ho le mie opinioni (informate e ragionate) che vorrei fossero quanto meno rispettate. Se potessero essere anche ascoltate, se non addirittura accolte, tanto meglio, ma alla base di tutto quel che pretendo è il rispetto.

      Spero lei continui a seguire Bossy,
      un abbraccio

      Balestra Pietro

  2. Avatar Angelo ha detto:

    Sta assumendo che le teorie di Engels e Strauss siano in qualche modo corrette nello spiegare la nascita del patriarcato inteso come sistema di oppressione volto alla difesa della propietá privata. Si esclude, ad esempio, una differenziazione dei ruoli di genere non forzata e funzionale alla prosperitá stessa della famiglia/gruppo sociale nell’ambito della proprietá privata. Che la schiavitú sia una degenerazione della stessa é innegabile, ma ne erano vittime sia uomini che donne non appartenenti al gruppo/famiglia. E’ ragionevole piuttosto pensare che si sia giunti a un trade-off in qualche modo ottimale alle esigenze dell’epoca. Esigenze che si sono rilassate nel tempo senza un adeguamento sufficientemente rapido dei ruoli . Spostare il discorso della dialettica materialista al contesto familiare é alquanto discutibile perché é irrazionale che un oppressore sacrifichi il proprio benessere e la propria vita a favore e in difesa dell’oppresso come avverrebbe in un ambito puramente socioeconomico. Onestamente trovo tali teorie decisamente irrazionali e costruite ad hoc per legittimare la tesi che vogliono dimostrare.

    1. Avatar Pietro Balestra ha detto:

      Gentile Angelo,
      ho scritto questo articolo dopo aver avuto una discussione demoralizzante – cui ho fatto accenno – con dei facenti parte il movimento MRA. La conseguenza è stata, purtroppo, che ho dedicato più spazio a definire suddetto movimento, piuttosto che a giustificare le mie fonti e di questo mi pento – a ogni modo, sono tutti argomenti che sto trattando più approfonditamente nella mia tesi di laurea in Filosofia del Diritto, che spero di riuscire a rendere pubblica e diffondere per chiunque sia interessato a un testo più specialistico su questi contenuti, anche sui due autori chiamati in causa.
      Per ora, ci tengo a spiegare che quel che ho trovato interessante è che Mitchell citi parallelamente due autori molto diversi, opposti sotto molti aspetti: fortemente politicizzato e fonte d’ispirazione per il Femminismo socialista Engels; apolitico, interessato all’aspetto analitico e linguistico della questione Lévi-Strauss. Non parto dall’assunto che le loro teorie siano (completamente) corrette, ma è importante notare come in due autori tanto diversi si possa trovare un minimo comune denominatore: l’origine del Patriarcato.
      Per quanto riguarda la divisione funzionale dei ruoli, ripeto che essa non è né può essere stata neutrale, e a tal proposito invito a rileggere Aristotele. Non è citato a caso, non è uno tra i tanti filosofi, ma il Filosofo sul quale si è fondato tutto il pensiero occidentale pre-moderno: i suoi scritti sull’inferiorità naturale della donna hanno avuto un ruolo decisivo nella fondazione della famiglia patriarcale-cristiana. La Modernità avrebbe dovuto rivedere i ruoli di genere, nell’ottica della nuova società liberale fondata con le due grandi rivoluzioni del Settecento (americana e francese), ma d’altro canto tenere la donna in una posizione d’inferiorità era economicamente vantaggioso, perciò biologia e scienze sociali hanno tradotto in termini scientifici (anche qui, non in modo neutrale) quanto detto da Aristotele. Ho scritto molto sull’argomento sempre nella mia tesi di laurea; nel frattempo, consiglio la lettura di Will Kymlicka, “Filosofia politica contemporanea”, cap. VI “I femminismi”.

      Grazie del suo commento,
      Pietro Balestra

      1. Avatar Angelo ha detto:

        Solo due osservazioni: nessuno nega, meno gli MRA che in a partire dalla divisione funzionale dei ruoli non si siano generate e sviluppate teorie in cui la donna non sia stata discriminata e relegata a certi ruoli sociali. D’altra parte ciò non significa che non sia accaduto lo stesso per gli uomini e che tutto ciò sia stato unicamente a vantaggio del genere maschile. In questo mi sembra pure che siamo d’accordo. Il problema è puramente linguistico: l’attribuzione del termine patriarcato ad una configurazione sociolale in cui anche gli uomini sono vittime (in molti aspetti in modo anche più severo delle donne) degli stereotipi di genere porta secondo me ad uno squilibrio sostanziale che degenera nella visione più radicale del femminismo. Chiamandolo patriarcato è facile attribuirr colpe al “patrarca”, tutto il male del mondo deriva dal padre/uomo e si finisce nel dare due pesi e due misure in tutta l’attività politica finalizzata ad ottenere la tanto agognata parità. È ovvio che in questo modo non si potrà mai raggiungere l’obiettivo.

  3. Avatar Uddina ha detto:

    “Ora, che le femministe separatiste sbaglino a dare la colpa a TUTTI gli uomini per uno schema sociale adottato migliaia di anni fa, è molto vero.”
    Veramente questa frase, per citarne una soltanto, indipendentemente dagli studi, master e specializazioni, è esattamente il misciotto ignorante a cui facevo riferimento. Perché quello che dice è che le femministe separatiste TUTTE danno la colpa ecc…ecc…senza distinzioni sull’uso del separatismo o sulle ragioni di tale scelta.
    E, grande sorpresa, parlo da femminista intersezionale che, come tale, riconosce il ruolo fondamentale del separatismo proprio per evitare che il femminismo venga appiattito sul cis-white-rich-western-politically correct.
    Quindi credo che la sua sia stata una lettura parzialmente faziosa del mio commento o, appunto, causata dall’ignoranza delle basi di ciò di cui stiamo parlando. E tutto questo senza chiedere la censura di quello che lei crede dopo i suoi ragionamenti (quindi, sì, sorpresa numero 2: per ascoltare, si ascoltano tutt*), ma facendoglielo “democraticamente” notare, soprattutto quando le opinioni espresse puntano di nuovo verso la promozione di stereotipi dannosi contro cui questo sito dice di lottare.

  4. Lorenzo Gasparrini Lorenzo Gasparrini ha detto:

    Pietro, purtroppo non posso essere completamente d’accordo col tuo articolo. Ci sono dei punti che ritengo fondamentali e che non possono essere trascurati parlando di questi argomenti.
    1) “femministe separatiste misandriche”: ci sono due errori, credo, in queste tre parole. Il separatismo è uno strumento, non una etichetta: anche il mio gruppo maschile antisessista l’ha usato e lo usa, quando necessario, come strumento politico. Il separatismo come tale è una prassi politica, e non esistono, come tali, le “femministe separatiste”. Esistono femministe che decidono di usare il separatismo, in certi momenti, a volte molto spesso. Se esistessero davvero “separatiste” in quanto tali, tu non ne sapresti nemmeno l’esistenza, visto che in quanto uomo ti sarebbe impossibile pure saperne qualcosa. In quanto poi alla parola “misandria”, è un’invenzione linguistica recente adottata dagli MRA per strumentalizzare uno dei loro “errori” (usato in malafede) più evidenti, e cioè pensare le questioni di genere come simmetriche. Il patriarcato mette in una gerarchia precisa il potere sociale: la misandria non è il corrispettivo simmetrico della misoginia, perché non esiste una gerarchia sociale nella quale gli uomini sono disprezzati “in quanto uomini”. Questo è il sogno proibito degli MRA, che rimarrà tale perché la realtà è altra. Che esistano femministe stronze è fuor di dubbio, ma che gli si possa appioppare etichette inventate da un potere maschilista (perché “misandria” è una parola maschilista) ce ne corre.
    2) “Fin qui tutto bene, no?” No. La “la violenza sessuale sugli uomini” è socialmente riconosciuta da parecchio, am siccome ne hanno parlato perlopiù femministe, a loro non sta bene QUESTO riconoscimento. E so’ problemi loro. perché per legge i provvedimenti si possono prendere, ma il problema è culturale e a loro non sta bene che ci abbiano già pensato tanti femminismi; la “legge sul divorzio” è già paritaria – basta chiederlo a chi se ne occupa e non è “schierato” -, se i giudici si comportano in maniera patriarcale chiedendo a loro di “fare gli uomini” e continuare con gli alimenti… vedi sopra; non potrà mai esistere il “virilicidio” (o altre scemenze simili) per i motivi detti in 1): i problemi di genere non sono simmetrici. Chi si suicida perché non sostiene il peso economico della separazione è una vittima del patriarcato, perché “tu lavorerai col sudore della fronte e tu partorirai con gran dolore” non l’ha detto nessun femminismo. Se a questi geni degli MRA non piace questa situazione, lavorassero insieme ai femminismi, perché chi combatte l’origine dei mali che lamentano sono i femminismi. E le vittime del patriarcato un nome già ce l’hanno – problemi loro se non vogliono accettarlo.
    Da un collega filosofo, con stima.

    1. Avatar Foxtrot59 ha detto:

      Chissà se qui (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/07/divorzio-e-separazione-se-la-donna-e-molto-piu-uguale-rispetto-alluomo/4023056/) vengono dette cose giuste o sbagliate?
      Già, stupido io: sicuramente sbagliate, perché scritte da uno “schierato”.
      Problema risolto.

      “la “legge sul divorzio” è già paritaria – basta chiederlo a chi se ne occupa e non è “schierato”.”

    1. Avatar Foxtrot59 ha detto:

      …Ed è un’ottima risposta (a mio parere, ovvio).

      Ad es.:

      “Come dice Karen Straughan nel documentario “The Red Pill”:
      “L’onnipotente, onnipresente Patriarcato, la forza invisibile che dirige tutte le nostre vite, giusto?
      E causa tutte le oppressioni e tutte le sofferenze, giusto? Il nostro diavolo.
      E la bella, meravigliosa forza per la giustizia… il Femminismo, la Via. E’ la Via!
      Sembra una religione. Sembra proprio una religione.
      E, oh mio Dio, per essere un movimento che è solo per l’uguaglianza e che non vuole colpevolizzare gli uomini, hanno chiamato la forza del male come gli uomini e la forza della giustizia come le donne, e per essere un movimento che è molto molto molto attento alle implicazioni del linguaggio, così attento che se chiami un pompiere (firefighter) “fireman” scoraggerai le ragazzine ad aspirare a diventare pompiere, e a volte scoraggerai le donne cresciute ad aspirare a essere pompiere chiamandole “firemen”… ma possiamo chiamare la forza di tutte le oppressioni, la chiamiamo essenzialmente “uomini”, “patriarcato”, e possiamo chiamare la forza del bene e della giustizia “donne” (“femminismo”), e questo tipo di linguaggio, questo non ha implicazioni. Non stiamo colpevolizzando gli uomini, no, abbiamo solo chiamato tutto ciò che è male come loro…”

  5. Avatar Gabriele Sardo ha detto:

    Tratto dalla risposta su Antisessismo già linkata nel commento precedente:

    Quando l’antropologia parla di Patriarcato fa riferimento all’autorità formale che l’uomo aveva, non al potere, che poteva essere o non essere ufficialmente riconosciuto. Mentre il potere dell’uomo era riconosciuto formalmente, quello della donna esisteva comunque anche se non era formalmente esplicitato.
    Il Femminismo ha ripreso la visione antropologica del Patriarcato, estendendola però non solo all’autorità formale, come sarebbe stato lecito, ma a tutto il potere. E’ qui lo sbaglio del Femminismo: confonde autorità e potere.
    Ma qual è la differenza?
    Secondo l’antropologa Susan Carol Rogers, vi è una netta distinzione tra autorità e potere. La prima implica la legittimazione politica, ma non sempre ad essa segue un potere reale.
    “L’assunto di una dominanza maschile universale, che deriva da bias epistemologici in antropologia, viene smentito dalle prove che mostrano che le donne hanno un considerevole potere nel contesto della famiglia e della comunità contadine.”

  6. Avatar Gabriele Sardo ha detto:

    Lorenzo Gasparrini, “In quanto poi alla parola “misandria”, è un’invenzione linguistica recente adottata dagli MRA”, “la misandria non è il corrispettivo simmetrico della misoginia”.

    A me pare che i termini in questioni si riferiscano a sentimenti/comportamenti, senza contestualizzazioni socio-culturali. Che un’intera società possa essere misogina non implica che il termine si debba riferire al comportamento della società. Semplice logica.

    Wikipedida: “Il termine misoginia (dal greco μισέω misèō, “odiare” e γυνή gynḕ, “donna”) indica un sentimento e un conseguente atteggiamento d’odio o avversione nei confronti delle donne, perpetrato indifferentemente da parte di uomini o altre donne.
    In ragione di questa specifica delimitazione della categoria umana oggetto di avversione si distingue dalla misantropia e costituisce il concetto speculare e contrapposto della misandria.”

    Treccani:
    misoginia: Atteggiamento di avversione generica per le donne, o di repulsione, da parte dell’uomo, verso i rapporti sessuali con donne.
    misandria: Avversione morbosa per il sesso maschile.

  7. Avatar giacinto lombardi ha detto:

    Ma in quale opera S. Agostino dice che le donne non hanno l’anima? A me non risulta.

  8. Avatar Simona ha detto:

    Articolo ben fatto. Condivido ogni parola.
    Grazie.

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