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ROSA SPLENDORE: il primo singolo di SPLENDORE.
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ROSA SPLENDORE: il primo singolo di SPLENDORE.

Valeria Lucia Passoni

Oggi pubblichiamo in esclusiva il video di ROSA SPLENDORE, il primo singolo di SPLENDORE con il feat. di Populous.

È un brano che sfida i pregiudizi di machismo e maschilismo, inneggiando alla libertà sessuale e di espressione, slegato da qualsiasi etichetta, fluido, lontano dall’essere e dal voler essere categorizzato.

Una canzone pop, che cerca il ritorno al primordiale nel ballo e mashuppa culture sonore grazie ai sample portoghesi campionati da Popolous, alla citazione del mondo sudafricano della Gqom ed ai i riferimenti al collettivo inglese Pc Music.

Il video è stato ideato proprio da SPLENDORE con l’intento di trasmettere il concetto di libertà umana e artistica che il brano esprime, montato ‘al contrario’, continuamente invaso da entità ipertecnologiche di postproduzione, omaggia corpi di uomini e donne di etnie e culture differenti, uniti dall’unica liberazione possibile, quella fisica, dichiarata nelle gesta di una danza sensuale, erotica, goffa, scoordinata.

Di ROSA SPLENDORE, del progetto, di machismo e del panorama musicale attuale italiano, ci ha parlato SPLENDORE.

Appena ho letto il nome del progetto, SPLENDORE, la prima cosa che mi è venuta in mente è la celeberrima citazione pasoliniana “T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.”
Cosa racchiude la parola SPLENDORE? Quando è iniziata questa nuova avventura? Qual è stata l’idea dalla quale è partito tutto?
SPLENDORE nasce da due anni di lavoro intenso su me stesso e la mia identità. È il cognome di mia madre, un omaggio a lei e a alla famiglia che mi ha cresciuto. È anche una scelta autoironica: non sono una bellezza, patatini, ed essere chiamati SPLENDORE è comico. Mi fa ridere, è scemo, in senso buono; costringo le persone a dirmi qualcosa di bellissimo. Che poi, come diceva la Aguilera, siamo tutti bellissimi, no?
Ora, per sublimare, pensate che la mia tag di Instagram è CIAOSPLENDORE.
LOL.

Chi c’è dietro a SPLENDORE?
Ciao, mi chiamo Mattia. Sono nato nella magica Ivrea, capitale del poco e nulla. Ma la amo, come Milano. E sono queer as fuck. Volevo solo scriverlo pubblicamente per la prima volta. Che per me, averlo scoperto-e-capito è stato W-O-W.

Oggi esce il primo singolo, ROSA SPLENDORE, un inno alla libertà sessuale e all’espressione del sé, una commistione di sonorità, di culture, lontano dal concetto di etichetta di genere e/o provenienza. Qual è stata la genesi del brano? Oggi quanto l’attualità e i temi sociali sono un’influenza per un artista?
ROSA SPLENDORE è figlia di una crisi mistica ed artistica. Parte da un sample di Populous, cita Xananas di Myss Keta (di cui ho anche remixato UNA VITA IN CAPSLOCK) e omaggia il movimento sudafricano della Gqom. Un anno fa, mandai ad Andrea (Populous) il ritornello, per puro gioco. Lui mi chiamò e dolcemente mi disse: ma sei cretino a non finirla? Facci una tua canzone! Fai come se fossi M.I.A.!
Il brano è un mantra per chi – come me – ha compiuto un percorso per conoscersi e non vuole assolutamente farsi togliere ciò che si è conquistato. Tra le ispirazioni ci sono luoghi magici come Wovo Store a Milano, persone come Giulia Boggio, amica e scrittrice talentuosissima che mi ha insegnato tantissimo a livello di cultura sulla sessualità, progetti come Tutte Collective, letture come “I Love Dick” di Chris Kraus, “Il libro bianc”o di Jean Cocteau e la fanzine “Ossì”, la musica Oil of Every Pearl’s Un-insides di Sophie, il collettivo Pc Music, il lavoro nella pop music di Charli XCX, il queer cabaret inclusivo di Drama, una festa organizzata all’Ostello Bello di Milano. Tutti questi spunti, come altri che sto conoscendo quotidianamente, mi hanno aperto a nuove realtà possibili. È stato come entrare nel Matrix.
La copertina mostra ciò che diventerò. Per riuscire a mostrarvi il me del futuro, ho lavorato con un gruppo di donne, veri splendori: Chiara Lombardi ha scattato, Giulia Revolo mi ha vestito, Vanessa Icareg mi ha truccato. La grafica invece è di quel patato di Luca Albino aka Capibara.

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Il singolo è accompagnato da un videoclip che omaggia quella libertà da etichette e inquadramenti di cui parla il brano. Di quali sinergie è figlio? Cosa si troverà davanti agli occhi lo spettatore?
È un video matto. Pop, ma del pop sbagliato, fuori binario, come la mia musica. È montato al contrario, ad esempio. Parte da un fiume di corpi in abiti sgargianti che ballano disarticolati e fuori tempo e chiude con una statuaria madonna nera (Lola Oluwadare, anche stylist nel video) nell’atto di perdonare un cristo cieco raffigurante il decadimento della figura maschile machista e patriarcale, nello stereotipo bianco cis gender, di fronte ad un piccolo culto di etnie e sessualità differenti, liberate da un ballo post-moderno di una ballerina, la magnifica Anita Lorusso.
Il video è stato scritto da me, diretto, montato ed editato da Giovanni Calaudi, con l’aiuto di Eleonora Boscolo e Alberto Braga. La cosa che mi emoziona di questo video è la quantità di errori, glitch, sbagli. Sono loro che rafforzano, ancor più, il significato che volevo dargli: sbagliare volutamente è un gesto politico.

Machismo e maschilismo ai giorni nostri: cosa il “maschio” può fare per allontanarci in maniera definitiva dal patriarcato? Partendo dal proprio quotidiano, chiaramente.
Un bombardamento sociale di info e morali catto-fasciste ha dato come risultato omofobia, paura del diverso, invidia penis. Per la mia generazione, uscirne vivi è una cazzo di impresa. Anche io, per protezione e paura dell’esclusione da quel grande spogliatoio che è la vita tra maschi, in passato ho alimentato sessismo, patriarcato, stereotipi e cliché da bianco cis gender. Anche perché credevo veramente di essere un bianco cis gender; era l’unica realtà che conoscevo. Ed è questo il problema. Non capiamo ciò che non conosciamo. A noi serve la cultura e la conoscenza. Solo così possiamo progredire. Dalle scuole, alle famiglie, agli amici. Il consiglio al ‘maschio’ è di non doversi sentire in dovere di comportarsi da ‘maschio’, a partire proprio dal nostro stesso gruppo di amici. Cresciamo spaventati, noi maschi. Terrorizzati dal rischio tangibile di rimanere soli, bullizzati o esclusi da questo gruppo. Non sappiamo con chi parlare di questa paura e, come dimostra il nostro governo, il ministro Fontana e il populismo dilagante, l’ignoranza è ciò che alimenta la paura. A noi, non resta che la cultura. È l’unica luce disponibile.

Si è parlato tanto nell’anno passato di episodi sconcertanti e davvero tristi in tema di discriminazione e atteggiamenti molto poco positivi nei confronti delle donne che hanno coinvolto il settore musicale italiano. Iniziamo invece l’anno parlando di artisti – italiani – positivi, in linea al progetto SPLENDORE, lontani dal sessismo, dalla discriminazione e vicini invece a politiche di integrazione e rispetto delle diversity qualsiasi esse siano?
Mi vengono in mente Populous, L I M, Lola Kola, Hugo Sanchez e Tropicantesimo, Protopapa, Generic Animal. Da tutti loro ho imparato qualcosina, vedendoli suonare, esibirsi, comunicare. Ma anche una realtà artistica più istituzionale, come Club To Club, mi ha permesso di vivere le esibizioni di Arca, Sophie, Yves Tumor. Ho fiducia per il 2019: ci stanno prendendo tutto, a noi non resta che controbattere ora.

Siamo a gennaio ed esce il primo singolo, quali sono invece i progetti per i prossimi undici mesi?
Il 2 febbraio suono al Forum di Assago a Milano in apertura del concerto di Cosmo con IVREATRONIC, collettivo di dj e label di cui faccio parte. In primavera saremo in giro con i dj set di Ivreatronic. Come produzioni, invece, prima dell’estate usciranno ancora un paio di singoli. In questi giorni sto lavorando al prossimo videoclip. Ho un grande progetto per l’autunno, ma è ancora presto per parlarne.

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