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Accettazione, empatia ed amore: intervista a Matt Simons in occasione dell’uscita di Amy’s Song
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Accettazione, empatia ed amore: intervista a Matt Simons in occasione dell’uscita di Amy’s Song

Valeria Lucia Passoni

Abbiamo intervistato Matt Simons – cantautore americano il cui brano We Can Do Better quest’estate è stato tra i più passati delle radio italiane ed europee – in occasione della presentazione del suo nuovo e commovente brano Amy’s Song , uscito ieri.

Amy’s Song, è stata scritta da Matt insieme a Amy Kuney (Ames), giovane donna americana omosessuale, dalla cui storia il brano trae ispirazione.
La canzone sfida le persone a mettere in discussione la loro idea di amore “giusto” o “puro” incoraggiandole a rivedere le proprie convinzioni sull’amore, l’accettazione e l’uguaglianza per tutti.

Il brano è accompagnato da un coinvolgente video realizzato in un’unica ripresa e vede come protagonisti Amy e 40 membri della comunità LGBTQ+ olandese accompagnati dalla voce potente e quanto più sincera possibile di Matt che canta “Does your God really give a damn / Does it make her less of a woman / Does it make him less of a man / Being who I am“.

Il ricavato di Amy’s Song verrà interamente devoluto alla United Nations Foundation a supporto delle iniziative relative all’uguaglianza: Matt ed Amy sperano che il loro messaggio, anche attraverso l’hashtag #BeingWhoIAm, possa essere condiviso in massa e raggiungere più persone possibili, aiutando tutti coloro che si sentono abbandonati, messi da parte, a sentirsi meno soli nel mondo.

Come hai conosciuto Amy? Ci puoi parlare di lei, di come sei arrivato a scrivere questo tuo nuovo brano?
Amy ed io ci siamo incontrati il giorno in cui abbiamo scritto la canzone, siamo diventati subito amici. Eravamo seduti in uno studio a Silverlake, a Los Angeles, parlavamo di quello che stava succedendo nelle nostre vite e lei ha iniziato a raccontarmi che stava uscendo con una donna con dei genitori molto religiosi che se avessero scoperto la loro relazione l’avrebbero rinnegata: in America, nel 2018, una cosa del genere è sinonimo di pazzia, arretratezza! Abbiamo poi parlato anche delle sue lotte con i propri genitori – anche loro molto religiosi – che non accettano la persona che è. Finita la chiacchierata, abbiamo scritto Amy’s Song insieme!

Tu ti sei mai sentito discriminato, diverso? In quali situazioni?
Sebbene crescendo sia stato certamente vittima di bullismo per il mio essere un ragazzo amante di musica e teatro, non essendo un membro di alcuna protected class, non sono mai stato vittima di discriminazione.

Cos’è l’uguaglianza? Senza pensare troppo in grande, fare discorsi sui massimi sistemi, nel nostro quotidiano, come possiamo promuovere l’uguaglianza?
Essere empatici con gli altri è un ottimo punto di partenza. Quando possiamo metterci nei panni di qualcun altro è molto più facile trattare quella persona con il rispetto che merita.

In tema di rispetto dei diritti umani, come siamo messi negli Stati Uniti in questo momento?
Sebbene gli Stati Uniti abbiano fatto molti progressi nell’ultimo decennio, recentemente le cose hanno cominciato a regredire. Come spesso accade con il progresso, a volte fai due passi avanti e un passo indietro.

Come ti relazioni alla possibilità che hai in qualità di artista di poter dialogare/interagire coi tuoi fan grazie ai social?
Mi piace poter essere connesso con i fan e gli ascoltatori. Possono scrivermi e condividere storie su come la mia musica ha avuto un impatto su di loro e posso rispondergli. Tuttavia, sembra che i social media stiano contribuendo a un aumento della depressione nella nostra società. Stiamo tutti giocando a “chi può sembrare il più felice su internet” ed è una cosa sempre più inutile.

Pensi i social possano aiutare a diffondere i tuoi messaggi, le tue canzoni?
Ad essere onesti, sono più spaventato dalle azioni nefande di alcuni soggetti che usano i social media per dividere e manipolare le masse più di quanto io sia felice della potenzialità che questi strumenti hanno nella diffusione della mia musica.

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Sei un polistrumentista: quale strumento usi per comporre le tue canzoni?
Ci dai qualche anteprima sul tuo prossimo lavoro?
Scrivo al piano ma sono più a mio agio a suonare il sassofono. Mi sono laureato in sassofono e l’ho suonato per davvero tanto tempo.
Il mio nuovo album uscirà nei primi mesi del 2019, ci vorrà un po’ di tempo per produrlo, ma sono molto entusiasta, e spero di poter dire qualcosa di più molto presto!

Cosa ne pensi dei talent show – Marco Mengoni con cui hai collaborato è diventato “famoso” grazie all’edizione italiana di X Factor – rispetto al passato in cui il successo era il risultato di un altro tipo di dinamiche?
Penso che possa essere un ottimo modo per iniziare una carriera se sei pronto. Mengoni è un grande artista e credo che avrebbe avuto successo con o senza X Factor.

E tu come sei diventato “famoso”?
La mia carriera musicale è iniziata a decollare quando la mia canzone With You è stata usata in una soap opera olandese. È finita per diventare una delle canzoni più popolari dell’anno nei Paesi Bassi! Da lì, ho cercato di continuare a scrivere brani che potessero stabilire una connessione con le persone in modi profondi e significativi.

Nel tuo disco precedente c’è una cover dei Death Cab For Cutie, è una delle band che ti ha formato musicalmente parlando? Quando non suoni la tua di musica, quella di chi ti piace ascoltare?
I Will Follow You Into The Dark è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. È una canzone d’amore perfetta. Come cantautore, direi che i Beatles mi hanno aiutato a formare il mio stile. Includerei anche James Taylor, Paul Simon, Stevie Wonder e Michael Jackson in quella lista.

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