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Bury Your Gays, il trend televisivo che colpisce la comunità LGBT
Dark Light

Bury Your Gays, il trend televisivo che colpisce la comunità LGBT

Rachele Agostini

Bury your Gays, ovvero seppellisci i tuoi gay.
Si tratta di un trope, cioè un’espressione che viene coniata per definire temi e situazioni ricorrenti in prodotti di cultura alta o popolare.
Volendo semplificare, i vari cliché che ritroviamo in ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo.

Ma se alcuni di questi cliché sono per così dire “carini” (esempio: Cinderella Story, la ragazza povera ma buona d’animo che riesce a coronare il suo sogno incontrando nel frattempo l’amore della sua vita) quello su cui si concentra questo articolo non lo è affatto.
Come la sua traduzione suggerisce infatti, questo trope – che colpisce in maniera quasi esclusiva la televisione – riguarda l’abitudine di un elevatissimo numero di sceneggiatori di eliminare dal proprio show i personaggi appartenenti alla comunità LGBT, spesso in modi anche piuttosto cruenti.

Sebbene sia un atteggiamento che esiste da tempo (per lo meno nei Paesi in cui le storyline di personaggi omosessuali hanno spazio, quindi non qui in Italia in realtà), si è portato al centro del dibattito recentemente, quando nel giro di un mese quattro diversi show americani [SPOILER: Jane The Virgin, The 100, The Magicians, The Walking Dead] hanno detto addio ad un loro personaggio, che per qualche ragione era sempre omo oppure bisessuale.
Non solo, era sempre un personaggio femminile (ragione per cui esiste un trope ancora più specifico chiamato Dead Lesbian Syndrome, letteralmente “sindrome della lesbica morta”).
Come dire, le coincidenze esistono fino ad un certo punto.

Da qualche tempo è dunque iniziata sui social una vera e propria campagna di protesta, rappresentata dall’hashtag #LGBTFansDeserveBetter, [“I fan LGBT meritano di meglio”] in cui gli attivisti LGBT stanno avendo il supporto anche da quegli appassionati di televisione che fino ad ora non avevano realizzato l’esistenza di tale fenomeno (tipo me, ad esempio).

"sono arrabbiata, sconvolta e stanca. SMETTETE DI UCCIDERE PERSONAGGI FEMMINILI QUEER SENZA RAGIONE" -- @hollstphine via twitter
“sono arrabbiata, sconvolta e stanca. SMETTETE DI UCCIDERE PERSONAGGI FEMMINILI QUEER SENZA RAGIONE” — @hollstphine via twitter

A questo punto è opportuno precisare che, ovviamente, nessuno pretende che i personaggi LGBT vivano sempre in stato di grazia ed abbiano solo ed esclusivamente lieti fini, perché i telefilm – più o meno surreali – ci parlano della vita, e la morte è una parte di essa che non si può (né si deve) evitare di raccontare… senza contare che pretendere un trattamento migliore per quei personaggi significherebbe comunque discriminarli.
Ed è vero anche che il fenomeno in questione non accade sempre: ci sono telefilm che semplicemente si attengono a fatti storici realmente avvenuti, altri in cui tutti i personaggi principali sono queer e la morte di alcuni di loro è rilevante per la dinamica della storia, e altri ancora in cui vengono uccisi così tanti personaggi (i fan di Game of Thrones sapranno di cosa parlo) che inevitabilmente compare fra le vittime anche più di un personaggio queer – ma come già detto, in quest’ultimo caso sarebbe sbagliato se avvenisse il contrario.

Quando però ad esempio capita di leggere in un articolo di The Hollywood Reporter che nella storia della tv americana abbiamo visto morire 146 personaggi femminili LGBT, mentre solo 16 show hanno garantito un lieto fine ad una coppia formata da due donne, viene da farsi qualche domanda.
Per non parlare poi del fatto che in molti casi questi personaggi finiscono per essere “sacrifici umani” a beneficio di altri, quasi sempre eterosessuali o uomini o entrambe le cose.

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Alcune vittime della "Dead Lesbian Sindrome": Tara (Buffy L'ammazzavampiri), Lexa (The 100), Denise (The Walking Dead), Leslie (Chicago Fire)
Alcune vittime della “Dead Lesbian Sindrome”: Tara (Buffy L’ammazzavampiri), Lexa (The 100), Denise (The Walking Dead), Leslie (Chicago Fire)

Insomma: sebbene valga la pena gioire dei progressi che in questi ultimi anni ci sono stati dal punto di vista della rappresentazione della comunità LGBT nella cultura di massa, è opportuno anche fare attenzione agli aspetti di tale modo di rappresentare che continuano a non funzionare, perché accontentarsi di una rappresentazione sbagliata o offensiva è come accontentarsi di nessuna rappresentazione, e come l’hashtag della campagna suggerisce, meritiamo tutti di meglio.

Siti di riferimento per chi volesse partecipare attivamente alla campagna, che ha anche un bellissimo risvolto benefico:
lgbtfansdeservebetter.com
– thetrevorproject.com

Leggi i commenti (3)
  • difendo il diritto degli sceneggiatori di far morire tutti i personaggi che vogliono, etero, bisex o gay. La fetta di fandom che non dovesse gradire si può attaccare al tram

    • difendo il diritto degli sceneggiatori di far morire anche in modo cruento tutti i personaggi che vogliono, etero, bisex o gay.

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