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Harvey Milk Day: ricordiamo l’uomo e la lotta che si celebrano oggi

Vi siete mai ritrovati a chiedervi “Che cosa sarebbe successo se…?”

Prendiamo l’esempio dell’assassinio di Harvey Milk. “Cosa sarebbe successo se…” il 27 novembre 1978 un colpo di pistola non avesse causato la morte del primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay, nonché importante attivista LGBT? Harvey Milk, nato il 22 maggio 1930, avrebbe potuto essere ancora vivo e spegnere oggi 90 candeline; avrebbe potuto continuare negli anni la sua carriera politica, spinto dal desiderio di aiutare la sua comunità; avrebbe potuto vedere il mondo cambiare, fra i numerosi passi avanti e quelli, dolorosissimi, fatti indietro.

Ma Harvey Milk è morto e quello che è accaduto, prima e dopo il giorno del suo assassinio, lo raccontiamo oggi, in occasione dell’Harvey Milk Day, per mantenerne viva la memoria.

Castro Street: ieri e oggi

Ancora prima di morire, la consapevolezza di essere un bersaglio facile portò Harvey Milk a registrare delle audiocassette per raccontarsi: in una di queste registrazioni, si sente Milk dire: “Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali sono chiuse le persone gay nel Paese”.

Questa frase è stata incisa in una targa che oggi si trova nell’Harvey Milk Plaza, nel quartiere di Castro, a San Francisco. Il quartiere aveva iniziato ad accogliere la comunità LGBT negli anni della Seconda Guerra Mondiale e proprio durante l’attività politica di Harvey Milk ha conosciuto un momento d’oro, fatto di rivendicazioni e partecipazione politica. In Castro Street, strada centrale del quartiere omonimo che oggi è un tripudio di arcobaleni, Harvey Milk aveva aperto il suo negozio di fotografia, che diventò anche sede per la sua campagna elettorale, centro sociale e rifugio per chiunque arrivasse nel quartiere, e che oggi è sede della Human Rights Campaign, organizzazione che si occupa dei diritti civili della comunità LGBT+.

Quel negozio, quella strada e quella città furono centrali per la vita di Harvey Milk: qui era arrivato negli anni Settanta e da qui non se ne andò più.

Prima di Castro Street

Ma chi era Harvey Milk prima di arrivare a Castro? Nato a New York nel 1930, Harvey Milk è cresciuto in una famiglia ebraica benestante di origini lituane. La madre, Minerva Karns, femminista, aveva fatto parte delle Yeomanettes, un gruppo di donne delle forze armate americane. Dopo essersi laureato in matematica, si arruolò nella marina militare, seguendo le orme dei genitori. Fu congedato con onore nel 1955, ma anni dopo confessò di aver subito delle vessazioni a causa della propria omosessualità. Tornò quindi a New York, dove svolse numerosi lavori – insegnante, consulente di borsa… – senza mai sentirsi pienamente realizzato come persona, soprattutto perché costretto a nascondere il proprio orientamento sessuale.

Divenne anche produttore di alcuni musical di Broadway, e fu questo lavoro a condurlo per la prima volta a San Francisco nel 1960 durante un tour per il musical “Hair”. Innamoratosi della città californiana, è lì che nel 1972 si trasferì con il compagno Scott Smith: nel quartiere di Castro, e precisamente a Castro Street, i due aprirono un negozio di fotografia destinato a diventare un luogo cruciale nella storia della lotta per la conquista dei diritti della comunità LGBT.

A Castro: l’attività politica

“Fratelli e sorelle gay, dovete uscire allo scoperto. Uscire allo scoperto con i vostri genitori … so che è difficile e farà loro del male, ma pensate a come loro faranno del male a voi nella cabina elettorale! Fate coming out con i vostri parenti, con i vostri amici, se davvero sono vostri amici. Fate coming out con i vostri vicini, con i colleghi, con le persone che lavorano dove mangiate e fate acquisti. Fate coming out solo con le persone che conoscete e che vi conoscono. Con nessun altro. Ma una volta per tutte, abbattete i miti, distruggete le bugie e le distorsioni. Per il vostro bene. Per il loro bene.”
Harvey Milk, Discorso tenuto il 25 Giugno 1978

A San Francisco Harvey Milk ebbe l’opportunità di esprimersi più liberamente e, grazie all’attività politica e sociale svolta nella sua comunità, si conquistò ben presto il titolo ufficioso di “Sindaco di Castro”. In città, così come in qualsiasi altro luogo, non mancavano certo atti omofobi e le attività gestite da omosessuali venivano osteggiate dai più conservatori; in risposta a tali eventi Milk creò la Castro Village Association, associazione nata per tutelare i lavoratori e gli esercizi commerciali delle persone omosessuali del quartiere. Grazie alle sue doti comunicative riuscì a ottenere il sostegno di varie associazioni locali e nel 1974 organizzò una fiera proprio a Castro, per attirare più consumatori nella zona.

Nel frattempo Milk cominciò a muoversi anche sul piano più propriamente politico, vedendo profilarsi davanti a sé la possibilità di dare voce e visibilità alla sua gente: era il 1973 e Milk si candidò per la prima volta come consigliere comunale. Raccolse molti voti a Castro e nei quartieri più progressisti, ma non vinse. Stessa cosa accadde quando ci riprovò nel 1975.

I tempi però iniziavano a cambiare e nel 1976 venne eletto sindaco George Moscone, un democratico già divenuto portavoce della comunità gay. L’anno successivo Milk conquistò finalmente il suo seggio nella giunta comunale. Si trattava di un momento importante: Harvey Milk divenne il primo politico apertamente gay ad esser eletto. Emozionante, vero? Beh, non per tutti. Ad esserne meno contenti, fra gli altri, furono Dan White, un altro consigliere che cominciò a boicottare tutte le iniziative di Milk in seguito a un loro scontro politico sulla costruzione di un centro di salute mentale, e il repubblicano John Briggs, che nel mentre avanzò una proposta legislativa statale per permettere il licenziamento degli insegnanti omosessuali, conosciuta come “Briggs Initiative”.

Milk iniziò una dura campagna contro la proposta di Briggs e partecipò a vari dibattiti pubblici con lo scopo di sfatare stereotipi e false credenze sulle persone omosessuali. Dopo una grande marcia organizzata a San Francisco, anche diversi personaggi politici importanti si schierarono contro la “Briggs Initiative”. Durante il suo mandato, inoltre, Milk elaborò e si impegnò a far approvare una legge contro le discriminazioni dovute all’orientamento sessuale: la più completa pensata sino ad allora. E fu anche tra coloro che chiesero all’artista e amico Gilbert Baker di creare un simbolo che rappresentasse il movimento pronto a sfilare per il pride di San Francisco nel 1978: una richiesta che portò alla nascita della Rainbow flag, la bandiera arcobaleno ancora oggi simbolo della comunità LGBT+.

L’assassinio

Il 27 novembre del 1978, poco dopo l’approvazione della legge contro le discriminazioni, Harvey Milk e George Moscone vennero assassinati all’interno del Municipio da Dan White, dimessosi qualche giorno prima dalla carica, salvo poi avere dei ripensamenti. Un’ora dopo la morte, Moscone avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa per annunciare il nuovo consigliere incaricato di prendere il suo posto; a suggerirgli di non accettare il ritorno di White era stato anche Harvey Milk. Consegnatosi alla polizia, Dan White venne sottoposto a processo e condannato a sette anni e otto mesi di prigione, una sentenza ritenuta da molti troppo lieve.

La memoria di Harvey Milk

Oggi, in occasione dell’Harvey Milk Day, ci ritroviamo a ricordare quest’uomo e la sua lotta: cosa ha fatto e cosa avrebbe potuto fare se solo non fosse morto così presto.

La sua storia, viva nella memoria di alcuni e dimenticata da altri, ha ottenuto nuova visibilità nel 2008 grazie al film “Milk” diretto da Gus Van Sant. L’anno successivo l’allora Presidente degli Stati Uniti  d’America Barack Obama ha onorato Harvey Milk con la più alta medaglia civile americana, la Medaglia Presidenziale della Libertà.

“Harvey Bernard Milk ha dedicato la sua vita a infrangere i confini e a sfidare le ipotesi. Come uno dei primi funzionari eletti apertamente gay in questo Paese, ha cambiato il panorama delle opportunità per la comunità gay della Nazione. Durante tutta la sua vita, ha combattuto la discriminazione con coraggio e convinzione visionari. Prima della sua tragica morte nel 1978, notò saggiamente che “La speranza non tacerà mai” e invitò gli americani a rimanere fedeli ai principi guida dell’uguaglianza e della giustizia per tutti. La voce di Harvey Milk risuonerà per sempre nei cuori di tutti coloro che portano avanti il suo messaggio senza tempo.”
Barack Obama

Un messaggio, quello di Milk, che è rivolto a ognuno di noi: “Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato – disse Milk – quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo”. Un invito a muoverci, dunque, per difendere i diritti di chiunque ne sia privato, a darci da fare gli uni per gli altri, così da non ritrovarci mai sol*.

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