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La musica di Pilar: femminile (e) singolare
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La musica di Pilar: femminile (e) singolare

Redazione
di Maria Sara Cetraro

Il mio incontro, più che piacevole, con Pilar è avvenuto circa un anno fa, mentre guardavo una puntata del programma Beati voi su TV2000, condotto da Alessandro Sortino. Tra le diverse interviste, volte ad approfondire i diversi passaggi del cosiddetto Discorso della Montagna (Matteo 5, 1-12), gli intermezzi musicali erano affidati alla voce suadente di quest’artista, che riusciva ad incantare il pubblico con i suoi brani inediti, così come con le rivisitazioni di celebri successi della canzone italiana (qui la sua versione di “Vecchio Frack” di Domenico Modugno).
La sua vocalità versatile e, in certi momenti, persino commovente ha catturato la mia attenzione tanto da indurmi a cercare notizie su di lei e sulla sua produzione musicale.

Ilaria Patassini, in arte Pilar, è nata a Roma nel 1976.
Nel suo percorso formativo ha spaziato dal contesto accademico (è diplomata al Conservatorio in Canto e Musica da Camera) al mondo della musica popolare, passando per le sonorità francesi, latino-americane, jazz e della canzone d’autore. Nelle sue strepitose performance riesce ad unire doti interpretative di grande comunicatività ad un uso strumentale della voce, che gioca con ritmi e suoni del tutto originali. La cantautrice ha al suo attivo tre album, Femminile Singolare (2007), Spartenza (con l’ensemble Sinenomine, 2009) e Sartoria Italiana Fuori Catalogo (2011).
È stata vincitrice e finalista di numerosi concorsi e festival nazionali e internazionali, e collabora stabilmente con Bungaro, suo autore e produttore artistico.  Il 30 ottobre 2015 è uscito il suo ultimo album, L’Amore è dove vivo (Esordisco).

Lo scorso 23 settembre ho avuto la fortuna di ascoltare Pilar dal vivo, accompagnata da Federico Ferrandina alla chitarra e Andrea Colella al contrabbasso, in occasione della manifestazione Sotto le stelle di Roma, nella suggestiva cornice della Terrazza del Vittoriano.
Un’esperienza esaltante: un’ora e mezza di totale rapimento, tra atmosfere di sogno, momenti di profonda riflessione e tanto divertimento.

Tra le sue canzoni più belle, vi consiglio di ascoltare Il colore delle vene, Dopo l’amore, e L’amore è dove vivo, brani che arrivano “dritti alla pancia” per la semplicità e l’eleganza delle linee melodiche, ma soprattutto per il contenuto dei testi, lontani dai soliti stereotipi che infarciscono tante hit dei nostri tempi.

In effetti, si può dire che una sorta di “battaglia anti-stereotipo” sia la cifra distintiva della personalità umana e artistica di Pilar: il suo fascino prorompente è complementare alla sua bravura, la sua femminilità è femminista nel senso più intelligente e genuino del termine.
In questo senso, tra i momenti più coinvolgenti del concerto, c’è stato quello in cui la cantante ha introdotto e poi eseguito il brano Cherchez la femme. In questa canzone, che trae ispirazione dal modo di dire secondo cui solo “seguendo la donna” è possibile risalire alla causa (o colpa!) di una questione apparentemente irrisolvibile, le sonorità accattivanti della lingua francese rendono ancora più efficace la trasmissione del messaggio: una carrellata di luoghi comuni sul rapporto uomo – donna, acutamente smontati con grande senso dell’umorismo.

Ecco a voi il video e il testo tradotto.

Vedi anche

Pilar – Cherchez la femme

Quando le cose non sono affatto chiare
quando si brancola nel buio
si dice “cherchez le femme”
ma questo è come dare la colpa al maggiordomo
si dice esista un «sesto senso femminile»
si dice esista un «sesto senso femminile»
lo chiamano “sesto senso” ma francamente
si tratta semplicemente di «intelligenza»
di un uomo che è lo specchio dell’arroganza
si dice spesso “che uomo di carattere!”
al contrario, di una donna un po’ nervosa
si sussurra “secondo me ha il ciclo…”
la si chiama “isterica e rompiscatole” ma in realtà…
la si chiama “strega rompiscatole” ma in realtà….
la si tratta da “rompiscatole”
ma la verità e che – semplicemente – possiede della personalità
durante il bianco matrimonio, nei discorsi di rito
il prete dice ancora – guardando la vergine –
«la nuova sposa diffonderà nella casa la sua gioia e la sua Grazia»

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