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Le domande da non fare ad una donna che convive
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Le domande da non fare ad una donna che convive

Redazione

Articolo di Alice Picco

Avete presente le domande scomode che i parenti o – ancora peggio – gente che conoscete a malapena vi fanno puntualmente in presenza di almeno altre dieci persone, tipo “E allora quando ti laurei?” o “Ce l’hai l’amichett*?” e altre amenità simili?

Ecco, preparatevi, perché quando sarete laureat* e l’amichett* ce l’avrete da un po’ inizierà un’altra serie di domande invadenti a cui inizialmente risponderete sorridendo, poi con una battuta sarcastica e infine con un caloroso invito a farsi gli affari propri.

Lungi da me il voler parlare per tutt*, voglio raccontarvi la mia personalissima esperienza in fatto di interrogatori serrati sulla mia vita che manco i servizi segreti con una luce accecante puntata in faccia.
Dunque, ho 27 anni, ho una laurea specialistica (in Filologia Classica, per la precisione, quindi vi lascio immaginare i vari “E poi che lavoro farai?” o il sempreverde “Mamma mia, sembra difficile”) e convivo da più di un anno con il mio ragazzo.
Già qui mi fermo e vi illumino sulla questione casa: siccome sono molto fortunata, non devo pagare mutuo o affitto perché la casa è di proprietà del mio compagno e questo sembra essere motivo di chiacchiera.
Vi faccio un esempio: la casa è molto grande (il che da una parte è bellissimo perché si possono passare intere serate ognuno a farsi i fatti propri senza disturbare l’altro, ma d’altra parte è anche una faticaccia pulirla e tenerla in ordine, ma sto divagando) e c’è chi ha insinuato – scherzando, voglio sperare – che uno dei motivi che mi hanno spinta ad iniziare una convivenza sia il fatto di trasferirmi in una casa spaziosa e ariosa e favolosa e qualsiasi altro aggettivo in -osa che può venirvi in mente.
Be’, ecco, davanti ad un’osservazione del genere mi pare quasi superfluo dover sottolineare che no, amiche e amici, non me ne importa assolutamente niente della superficie calpestabile della casa in cui vivo attualmente, né di quanti bagni abbia, o se abbia o meno una cucina abitabile perché – indovinate un po’ – quello che mi importa è vivere con la persona che amo.

A proposito di cucina, ovviamente non manca mai la magica domanda “cosa gli cucini quando torna dal lavoro?”.
Allora, a parte che capita spesso che torni dal lavoro più tardi io di lui (perché sì, udite udite, lavoro e anche tanto), ma soprattutto io non so cucinare.
Cooosa? Non sai cucinare?”: no, signori miei, non so cucinare. Anzi, adesso vi faccio un breve elenco dei cibi che riesco a rendere commestibili: pasta con sugo rigorosamente pronto, ravioli di Giovanni Rana che si cuociono in due minuti, lasagne dell’Esselunga già pronte e da scaldare in forno, purée in busta.
Ah, so anche condire molto bene l’insalata.
Quindi no, non sono io che cucino in questa casa, quello che la maggior parte delle volte mi permette di non vivere solo di piadine bruciate è proprio il mio ragazzo. Sì, è un uomo e gli piace cucinare e lo fa molto bene; chiudo qui la questione perché altrimenti faccio scuocere gli spaghetti per la rabbia.

Passiamo al prossimo argomento spinoso: le pulizie.
Troppo spesso molte persone danno per scontato che la pulizia della casa sia compito della donna, perché insomma, “l’uomo deve lavorare e non ha tempo per queste cose”. Persino l’apostrofo mi sembra assurdo in una frase del genere, quindi partiamo proprio dalle basi: dove sta scritto che deve essere la donna quella che pulisce? E se la donna lavora? E se è l’uomo a fare il casalingo? Cioè, ci sono tante di quelle ipotesi molto più che probabili che ridurre tutto ad un antiquato quanto idiota “la donna fa le faccende di casa” mi sembra oltremodo ridicolo.
Poi certo, nel mio caso è vero, sono io che tengo pulita la casa, ma semplicemente perché di solito il venerdì mattina non lavoro e quindi ho il tempo di farlo e, non secondariamente, perché durante il weekend vorrei godermi un po’ di tempo in santa pace con il mio compagno. Devo dire, però, che ci sono volte in cui è proprio lui a chiedermi se ho bisogno di una mano oppure “ma dai aspetta sabato così facciamo le pulizie insieme”, quindi – di nuovo – il fatto di essere uomo non gli impedisce di poter prendere in mano uno straccio e “fare le polveri”.

Le osservazioni che ho appena riportato, però, impallidiscono davanti alle due domande fondamentali che sempre più spesso mi vengono rivolte: “ma quando vi sposate?” e “non è ora di avere dei figli?
Vi (e mi) lascio un momento di riflessione per ricomporvi e tranquillizzarvi e poi riparto con ordine.

Ok, ho urlato nel cuscino e mi sono calmata, possiamo continuare.
Riguardo alla prima domanda potrei dire, per esempio, che non è che due persone che convivono debbano proprio per forza necessariamente mioddio sposarsi, giusto? Potrebbero volersi sposare più avanti, potrebbero non volersi sposare affatto, potrebbero non averci nemmeno pensato. Quindi con quale faccia tosta la gente ti butta addosso un’espressione costernata quando dici che vivete insieme e basta e per il momento è perfetto così?
Perché non vengo considerata una donna completa se non sono sposata?

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Ma soprattutto, perché tu, anziana signora che eri amica di mia nonna negli anni ‘50, ti permetti di domandarmi con tutto il candore del mondo mentre siamo in coda in salumeria se davvero non ho ancora figli? “A 27 anni?”.
Beh sì, in effetti mia nonna a 40 anni aveva già 8 figli, però forse le cose sono un tantinello cambiate nel frattempo. Evidentemente non per tutti.
In realtà, quando sono persone di una certa età a farmi domande del genere cerco di sorridere e dire che no, non ho ancora “sgravato”, pensando che, appunto, hanno tutt’altra percezione della vita di una donna rispetto alla mia. Però quando è qualcuno di poco più grande di me o appartenente alla generazione dei miei genitori a chiedermi una cosa del genere, devo fare un grande sforzo per mantenere la faccia di bronzo e rispondere educatamente.
Come se quello che sono e che faccio non fosse abbastanza, come se il rapporto con il mio compagno non si possa davvero definire tale senza un figlio, come se fosse scontato che io possa o voglia avere figli.

E, per finire, ci sono i migliori, i vincitori assoluti: “ma smettetela di prendere gatti e fate dei figli”.
Dunque, vediamo di capirci: a parte che trovo che i gatti (e in particolare le nostre due panzerotte) siano – e cerco di volare basso – gli esseri viventi con cui mi relaziono meglio, ma soprattutto non accetto questo imperativo, questo velato “avete trent’anni, forse è il caso di crescere”.
Non so, la butto lì, forse la decisione spetta a noi.

Ci sono altre decine di osservazioni e domande che mi fanno rizzare i capelli, però credo di aver sviscerato quelle più comuni e quelle che proprio mi urtano più delle altre.
E voi? Anche a voi danno fastidio certe considerazioni che vi vengono sottoposte arbitrariamente nell’ambito della vostra vita di coppia?
Raccontatemelo!

Leggi i commenti (4)
  • Ho 25 anni, convivo quasi da tre anni e mi sono sposata meno di un anno fa dopo 7 anni di relazione. Fatta questa premessa la domanda”Ora che sei sposata avrete dei figli?” la trovo una delle più fastidiose in assoluto, come se sposarsi a 24 anni in comune( con annessa domanda”Quando farete il VERO matrimonio in chiesa”?!?!) volesse dire coprire una gravidanza indesiderata o come se, come dici tu, essere solo io con mio marito e il nostro gatto non ci rendesse una famiglia. Se qualcuno mi chiedesse “Hai trovato il lavoro che ti piace o vorresti cambiarlo?” credo che lo apprezzerei di più.

  • Mi sento di spezzare una lancia a favore degli anziani che fanno domande considerate inappropriate. Chi è nato negli anni 20/30 ha passato una serie di cambiamenti epocali: seconda guerra mondiale, ’68, rivoluzione informatica e credo che basti. Vivono in un mondo totalmente diverso da quello in cui hanno passato l’infanzia e molti si sentono pesci fuor d’acqua. Fra quaranta anni potremmo fare la stessa fine. Per i giovani è diverso.

  • Io con la mia ragazza ho appena comprato casa e ci avviamo ai 30 anni (io per primo, sigh…), per cui le domande su matrimonio/figli ormai sono all’ordine del giorno. Il mio sostenere che siamo soltanto “coinquilini con contratto ventennale” non basta a disinnescarle del tutto!

    In realtà poi vogliamo sia sposarci che avere dei figli – ma non serve chiederci una “data di scadenza” ogni 15 giorni! Relax…

  • (Ah, tra l’altro la domanda sul matrimonio la fanno sempre a me perché ovviamente sono io, masculo italico, a doverle fare la proposta. A lei è sempre rivolta in passivo…e se volessi io un flash mob con canzone pop di sottofondo e 200 ballerini per dire “sì”?)

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