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Usiamo la bocca: parliamo di sesso orale

Usiamo la bocca: parliamo di sesso orale

Articolo di Giulia Sosio

Qualche giorno fa ho discusso con la mia ragazza dopo aver visto Lovelace, biotopic sulla protagonista di Gola Profonda, film cult porno degli anni Settanta. Il film ci ha infervorato, un po’ intristito, e ha acceso un dibattito fatto di popcorn e Double Oral Standards.

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Abbiamo discusso sul perché il sesso orale assume connotazioni diverse a seconda del genere del ricevente e di chi invece è parte attiva. Se è una donna a darlo, se è un uomo a riceverlo, e altre combinazioni.

Abbiamo anche discusso sul perché i popcorn alla fine della ciotola siano sempre buonissimi e salatissimi, ma va be’.

Dai tempi dei mosaici pompeiani fino ai giorni nostri, un uomo che riceve sesso orale è un simbolo antropologico rispettato e dato per assodato, mentre nel caso femminile (una donna che lo riceve) le rappresentazioni artistiche e l’immaginario collettivo sono ben ridotte.

Il sesso orale, come il sesso in tutte le sue forme, è qualcosa di divertente e soddisfacente: questo articolo non è una condanna al pompino e un inno al cunnilingus – è un’osservazione sul gender gap che esiste nella nostra società quando si tratta di “usare la bocca”.

Anche per quanto riguarda il lessico, si hanno dei riscontri. Nel Treccani si contano ben cinque sinonimi per fellatio (pompino, pompa, fellazione, irrumazione, coito orale) mentre il povero e vetusto cunnilingus resta lì, in solitaria. E poi, quanto cavolo è difficile dire cunnilingus.

Le donne, sembrerebbe, partono svantaggiate.

Funziona così? È vero che gli uomini sono più soliti ricevere sesso orale invece che darlo? È vero che per una donna vale il contrario? Perché, come in tantissime altre situazioni, la nostra società affida a questo il ruolo di definire uno status, un potere, una parte attiva e una passiva, dinamiche di controllo?

Dan Savage nel suo podcast, Lovecast, ne ha parlato molte volte. Una persona ha il diritto di ricevere o dare sesso orale a seconda di quanto si trovi a suo agio, come ha il diritto di interrompere un rapporto se l’altra parte si dimostra non interessata. Seguendo la logica, chiunque può dire “Accidenti mi rifiuto di farlo!”, ma non può poi girarsi e arrabbiarsi quando il partner decide di trovare qualcuno più sessualmente compatibile.

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Tutto molto bello, Dan. Peccato che l’industria dei porno vive di pompini stratosferici e lunghissimi, intere categorie blowjobs dedicate all’argomento, mentre inserisce momenti di cunnilingus giusto qualche minuto prima che si inizi “il sesso vero e proprio” – molto spesso accompagnato da finti orgasmi femminili (anche questi stratosferici e lunghissimi).

Il sesso non è solo testa, è anche biologia. Si sa che un uomo può godere per penetrazione come anche per sesso orale e stimolazione del pene. Nel caso del corpo femminile, l’orgasmo per esclusiva penetrazione è molto più raro e difficile da raggiungere, e la stimolazione del clitoride per via orale o attraverso altro (vedi: vibratori o utilizzo delle dita) sono essenziali, importanti.

E nel mondo LGBT?

Michel Foucault e i suoi studi filosofici hanno dimostrato che il sesso è controllo, e il sesso orale può esserne la prova, anche tra gay. Ma cosa cambia esattamente tra uomini e donne? Nel mondo lesbico non esiste una diversità di potere e un sentirsi detentrice di “posizione attiva” nel momento in cui si riceve sesso orale, come non ci si sente dominatrici nel caso in cui si sta dall’altra parte del letto e si fa cunnilingus. Statisticamente poi, le donne lesbiche sono molto più a loro agio nella pratica del sesso orale rispetto agli uomini etero.

Certo, queste sono generalizzazioni. Anche in chiave queer, però, il double standard c’è: la fellatio nel momento in cui siamo passivi ci rende inferiori nella sfera del “potere” percepito, mentre essere passivi durante il cunnilingus, no.

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Per diversi magazine come Glamour il double standard esiste eccome, mentre per altri la discrepanza non sussiste. Le opinioni sono diverse, e con un mix di visione da microscopio e sociologia mi affido ai numeri per cercare chiarezza.

Secondo uno studio inglese condotto nel 2016 su un gruppo di teenager tra i sedici e i diciotto anni, i ragazzi non si sentono a loro agio nell’atto del cunnilingus e si cimentano “solo se si sentono pronti”, mentre le ragazze cercano addirittura metodi per rendere i pompini ancora più piacevoli. La cosa triste di questa ricerca è che sia ragazzi che ragazze abbiamo una pessima considerazione e conoscenza dei genitali femminili.

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Un altro studio, questa volta made in USA, ci regala speranze. Secondo i risultati, tra i venti e i ventiquattro anni gli uomini attivi nel sesso orale coprono il 55% dei casi, le donne il 74%. I numeri, però, si invertono con l’avanzare dell’età: tra i trenta e i trentanove anni la percentuale di uomini attivi è del 69%, mentre quello femminile del 59%, e l’andamento prosegue anche per le generazioni successive.

Quelli che si danno più da fare, in parole povere, sono gli uomini.

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Come mai?

Forse il segreto di un buon rapporto con il sesso orale in una coppia – e un buon rapporto in generale – sta nella comunicazione, nell’apprezzarsi e nel vedersi nudi il più spesso possibile.

Forse agli uomini occorre più tempo per abituarsi al corpo femminile e le sue mille sfaccettature.

Forse proprio le donne hanno bisogno di tempo per stabilire un bel rapporto con la propria sessualità e con il proprio corpo.

Forse, finché la società non si informa e la disparità tra uomo e donna non viene sdoganata e affrontata, quello che succede tra le nostre lenzuola è quello che veramente ci tocca e che possiamo provare a cambiare immediatamente.

Forse è davvero solo una questione di banane e popcorn.

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  • oggi al cinema e nelle serie tv si vedono anche uomini che fanno il cunnilingus alle loro compagne e non solo donne che fanno fellatio. Comunque tutta sta storia sul sentirsi attivo o passivo è una sega mentale: nel sesso orale o non orale se c’è consenso reciproco nessuno è “passivo” neanche chi riceve

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