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Rogue One e il femminismo Disney (Recensione NO SPOILER)

Rogue One e il femminismo Disney (Recensione NO SPOILER)

Ci eravamo lasciati un anno fa con la recensione in pieno stile Bossy di Star Wars, il risveglio della Forza ed eccoci di nuovo qui in occasione dell’uscita di Rogue One: a Star Wars story. Quando nel 2012 la Disney acquistò la LucasFilm e annunciò la volontà di realizzare degli spin-off che raccontassero eventi collegati alla più grande saga di tutti i tempi (mio modesto parere, ma statece!) scatenò la sorpresa, l’entusiasmo e il terrore nei fan di tutto il mondo.

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Precisiamo tre cose puramente nerd prima di affrontare la recensione da un punto di vista femminista:
1) Non fidatevi di chi vi dice “Puoi tranquillamente vederlo senza aver visto la trilogia originale e i prequel”. NO! Se volete entrare in questo universo dovete fare un atto di fede e prepararvi a quello che state andando a vedere, altrimenti resterà il solito film con cui intratterrete una delle fredde sere del periodo natalizio e non riuscirete a coglierne la Forza (ah-ah). Allo stesso modo, se avete già visto altri episodi e niente, quella roba dei Jedi, dei Ribelli e dell’Impero, proprio non la capite, questo film non vi farà cambiare idea.
2) Se siete tra i fan che sono rimasti delusi dal lavoro di J.J. Abrams perché “È stata tutta una mossa di marketing per rilanciare una saga ferma da 30 anni; è stato solo un furbo e cauto reboot di Una Nuova Speranza” sappiate che quello che vedrete è una cosa completamente diversa, che non avete mai visto in nessuno degli episodi fulcro. Merito degli effetti speciali, merito della storia e merito del regista Gareth Edwards che ha colto lo spirito della trilogia originale. Eravamo abituati a film di fantascienza in cui la guerra era quasi un evento marginale rispetto alle vite dei personaggi e ai loro affari di famiglia; in questo film no, o meglio anche, ma è il primo capitolo di Guerre Stellari dove la guerra si vede. È un film che strizza l’occhiolino a pellicole belliche come Platoon o Pearl Harbour ma che richiama quasi ossessivamente al senso di speranza.
3) L’ultima è una nota tecnica per i neofiti, ovvero dove si colloca Rogue One sulla linea temporale di Star Wars; si tratta del prequel di Episodio IV, Una Nuova Speranza. La trama, in soldoni e senza spoiler, racconta di come le spie ribelli siano riuscite a rubare dei progetti in cui è svelato il punto debole da colpire per distruggere la Morte Nera. Come e perché ve lo andate a vedere al cinema, da me non avrete altre informazioni perché sono una brava persona! Che non ci sono i titoli a scorrimento e che la colonna sonora non è di John Williams lo sapete già, se ne sente la mancanza ma è un dolore sopportabile, capitolo chiuso, parliamo di cose serie che per le recensioni in cui si contano pure le ditate sul casco lucido di Darth Vader ci sono siti specifici.

FEMMINISMO STELLARE
Ve lo avevo già detto l’anno scorso, in Star Wars si sente aria di femminismo, soprattutto da quando Disney ci ha messo lo zampino; Rey è un bel personaggio, con un ruolo da protagonista nella nuova trilogia, ma abbiamo ancora due episodi per capire come si evolverà.

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La protagonista (a mio parere assoluta) di Rogue One invece si gioca tutto in due ore e briscola di film; Jyn Erso (interpretata degnamente da Felicity Jones) è la figlia di Galen Erso, una specie di Robert Oppenheimer galattico, che attraverso le solite rocambolesche avventure si trova a collaborare con la Ribellione. Fine. NO! Leia Organa collaborava con la Ribellione, come membro del Senato Galattico – a suo favore però possiamo dire che è la sola donna che partecipò alla Battaglia di Endor – e poi come Generale della Resistenza. Jyn Erso fa un passo in più, anche rispetto a Rey che “sì voglio aiutare la Resistenza ma prima voglio capire da quale utero sono sbucata”, perché assume il ruolo di leader di uno squadrone di uomini che non sono proprio i primi pischelli della Galassia. Jyn è un personaggio complesso e unico, diviso tra le fragilità legate alla sua infanzia e la rabbia con cui le maschera; è aggressiva, indisciplinata, quasi strafottente, esattamente come gli eroi maschili a cui siamo abituati (qualcuno ha detto Han Solo?) e, piccolo dettaglio, non è per niente sessualizzata. Niente storia d’amore in questo film, siamo in guerra, al 90% moriremo tutti, siamo amici… E i suoi co-protagonisti zitti, rispettosi, la trattano da pari, non una battutina, non un’allusione!
In un’intervista l’attrice Felicity Jones ha risposto:

I’ve always been a feminist, and what I love in my work is being able to explore a full-sided woman and not patronize her. Particularly with Jyn, it’s such a rare opportunity to be able to play a female who’s not just thinking about [romantic] relationships.

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DISNEY E LE DONNE
È innegabile che da quando dovevamo aspettare il bacio del principe azzurro perché avevamo mangiato una mela avvelenata, o dovevamo invocare la Fata Madrina e metterci le scarpette di cristallo per rimorchiare, la Disney abbia fatto passi da gigante in direzione parità di genere (si parla addirittura di Feminisney). La nuova ondata di cartoni animati e film (di cui i nuovi Star Wars sono esempio lampante) con personaggi femminili che vanno oltre gli stereotipi promette bene, soprattutto se pensiamo a quanto ne tragga beneficio l’educazione di bambini e bambine. Tuttavia le reazioni sul web continuano a dare contro a questa nuova linea; restando in tema con la recensione, prendiamo alcuni commenti pubblicati proprio dopo l’uscita del primo trailer di Rogue One.

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È davvero così brutto che nel 2016 un colosso come Disney che per anni ha inculcato il modello della “principessa da salvare” voglia rifarsi un nome, anche in maniera un po’ propagandistica, e difendere il diritto delle donne ad essere ciò che vogliono? Per me è una domanda retorica ma mi rendo conto che siamo ancora ben lontani dal raggiungimento di risultati importanti. A diverse ore dalla mia visione di Rogue One, ancora con l’adrenalina in corpo, mi sento solo di dire “Aiutaci Jyn Erso, sei la nostra unica speranza”!

Leggi i commenti (1)
  • non è sessualizzata perchè il film è targato Disney ed è destinato a un pubblico di ragazzini e ragazzine. Comunque nei film “adulti” i personaggi sessualizzati non hanno nulla di degradante, la sensualità e l’eros fanno parte dell’umano ed è legittimo raccontarli. Oltretutto un sacco di eroi maschi bellocci hanno una storia romantica senza che questo li faccia sembrare deboli, lo stesso deve valere anche per le eroine. Anche l’amore fa parte dell’umano, uomini e donne si innamorano ed è legittimo che il cinema lo racconti. a sto giro l’eroina non ha una stria d’amore e va bene ma se ce l’avesse non per questo sarebbe meno eroica o emancipata

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