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Avatar TLA: oltre ogni discriminazione

Avatar TLA: oltre ogni discriminazione

Articolo di Natasha Vagnarelli

Avatar: The Last Airbender. Che l’abbiate visto in tv, che abbiate guardato il discutibile adattamento cinematografico o che abbiate anche solo adocchiato una gif scorrendo la bacheca di Facebook, saprete più o meno cosa si andrà ad analizzare; per chi, tuttavia, non ne ha davvero mai sentito parlare – e mi permetto di dire: rimediate- ecco una piccola introduzione.

Avatar – La leggenda di Aang (Avatar: The Last Airbender) è un cartone animato statunitense composto da tre stagioni e un film per la televisione conclusivi, trasmesso tra il 2005 e il 2008 su Nickelodeon. In lingua italiana la serie è stata mandata in onda per la prima volta su Nickelodeon tra il 2005 e il 2010.
La serie animata, ambientata in un mondo in cui la popolazione è divisa in quattro nazioni corrispondenti ai quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco), è caratterizzata da uno stile asiatico e arricchita da elementi fantastici. La trama segue le vicende di Aang, Avatar cui spetta il compito di riappacificare le quattro nazioni grazie alla sua abilità di destreggiare tutti e quattro gli elementi, e dei suoi amici che lo accompagnano nelle sue avventure.

[Fonte: Wikipedia]

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L’analisi di questa serie potrebbe essere davvero lunga ed estremamente varia, ma concentriamoci su quanto questo cartone animato sia incredibilmente e meravigliosamente BOSSY. Vi chiedo, mentre leggete questo articolo, di ricordare che la serie è iniziata ben undici anni fa e che si tratta di un prodotto pensato per bambini, ma che ha catturato maggiormente l’attenzione di adolescenti e adulti proprio per i motivi che leggerete.

Prima di tutto, l’ambientazione. Avatar propone un tema topico, ovvero il dominio elementale, in un mondo influenzato da culture che non sempre si vedono in un prodotto per i più piccoli, a meno che non si guardi un anime. L’Avatar stesso deriva dalla religione induista, che predica la reincarnazione; una vera novità per le giovani menti abituate principalmente al Cristianesimo. Possiamo inoltre accostarci a culture e civiltà lontane dal panorama di intrattenimento canonico per i bambini: i monaci Shaolin, le tribù Inuit, l’antica Cina e l’antico Giappone. Cosa c’è di più meraviglioso di una serie che propone, a chi è stato per la sua breve vita solamente in casa e al parchetto, delle terre tanto sconosciute quanto affascinanti?

Secondo punto, l’etnia. Forse avrete alzato un sopracciglio, ed è comprensibile. Ora, però, riflettete un attimo. Solitamente, qual è il colore di pelle dei protagonisti di qualsiasi opera, che sia cinematografica, televisiva o letteraria (ovviamente che provenga dai paesi “occidentali”)? Bianca, esatto. Beh, in Avatar, due dei personaggi principali, ed intendo dire davvero principali, non per modo di dire, sono Inuit, ed hanno la pelle scura. Più scura dei cattivi. Piuttosto moderno per un prodotto del 2005, soprattutto se pensiamo che poco tempo prima l’idea di una Hermione Granger di colore non aveva sfiorato la mente di nessuno, vero?

Terzo punto, i ruoli. Se credete che gli uomini siano tutti combattenti e le donne piccole e sottomesse spalle, beh, vi sbagliate di grosso. Le donne in Avatar, seppur splendidamente declinate con caratteristiche ben diverse, sono personaggi forti, caparbi, con pregi e difetti, punti deboli e punti di forza, come tutti. E allo stesso modo sono gli uomini. Non vi sono ruoli preimpostati, anzi; troverete fratelli maggiori oscurati dalle sorelle minori, bambine truffaldine ed adulte, ragazzi infantili, genitori assenti ma altri parenti presenti, famiglie disastrate e famiglie unite. Non vi saranno stereotipi, ma persone. Non macchiette, ma vere e proprie anime.

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Quarto punto, le donne. È necessaria un’analisi a sé stante per loro, nonostante si sia già parlato di loro nel punto precedente. Prima di andare avanti, però, è necessario ricordare a tutti che per femminismo si intende la ricerca dell’uguaglianza tra i sessi, non il predominio delle donne. Meglio ricordarlo, prima di incorrere in spiacevoli inconvenienti. Ora, parlavamo delle donne. In questa serie troverete personaggi femminili molto diversi, ma tutti con una caratteristica in comune: la lotta. Queste donne lottano, che sia contro gli altri o contro se stesse, che sia fisicamente o psicologicamente, che sia attivamente o passivamente, ogni donna è una guerriera, e saranno a volte i personaggi maschili stessi a rendersi conto che, sì, hanno davvero bisogno di imparare da loro.

Quinto punto, la menomazione fisica. Vi sono diversi personaggi portatori di handicap o riportanti visibili ferite (che rappresentano anche le ferite interiori) che, nonostante le inevitabili problematiche che le loro situazioni comportano, fanno del loro apparente malus un punto di forza. Un fattore capace di farli andare avanti nella loro impresa o che li renda più forti degli altri, la loro menomazione sarà talmente ribaltata da essere spesso dimenticata da chi li circonda. Un monito a tutti quei simpaticoni che hanno il coraggio di prendere in giro il prossimo a causa di una condizione fisica differente dalla loro.

Sesto ed ultimo punto, la natura. In Avatar, un aspetto da non sottovalutare è il rapporto con il mondo, con ciò che ci circonda. Il dominio elementale, dopotutto, deriva proprio dall’ambiente, e gli esseri umani devono comprenderlo, farne parte, lasciare che fluisca attraverso i loro corpi. Ci sono quindi, durante tutta la serie, messaggi di sensibilizzazione nei riguardi dell’ambiente che non risultano mai banali o forzati.

Per concludere, direi che la parola chiave di questa serie è rispetto, verso qualsiasi cosa, dalle persone alla Terra. Avatar si dimostra un prodotto innovativo sotto molti punti di vista, e questi sei elencati, a mio parere, sono quelli che bisognerebbe osservare con attenzione, mentre ci si gusta ciascun episodio. Ancora una volta, inoltre, voglio ricordare l’anno di inizio serie, 2005. E noi oggi abbiamo ancora sentinelle in piedi, partiti politici di stampo razzista, nessun rispetto verso le altre culture e sguardi perplessi nei confronti di principesse Disney di colore.
Meditiamo.

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