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Il delicato realismo di Transparent: tra coming out e storie di genitori e figli
Dark Light

Il delicato realismo di Transparent: tra coming out e storie di genitori e figli

Benedetta Geddo

Questa serie tv era nella mia lista dei «da vedere» da moltissimo tempo, e finalmente mi sono ritagliata il tempo per mettermi davanti al computer con un catching up un po’ lento, causa la dura vita dello studente Erasmus, ma che alla fine ha avuto successo ― e quindi adesso sono qui e posso parlarvi di Transparent, perla uscita dall’ostrica di Amazon Original.

Questa serie di dieci episodi, creata da Jill Soloway, è di sicuro il primo grande prodotto di Amazon, ha contribuito a farlo entrare nella big league ― anche se il suo più grande successo è essere andato in onda. Transparent sottolinea un’ennesima volta, con una delicatezza impagabile, come il genere sia un costrutto sociale, e la sessualità uno spettro di mille sfumature. Il tutto con la grazia di uno dei caftani indossati spesso dalla protagonista, Maura.

 
 

La storia è incentrata attorno a lei, Maura Pfefferman, a cui è stato assegnato il genere maschile alla nascita e che dopo una lunga vita a nascondersi sta finalmente cominciando il cammino della transizione per lasciarsi Mort Pfefferman alle spalle ― il problema è il coming out con i suoi tre figli, ormai adulti, ciascuno con i suoi problemi e difetti. Sarah, la maggiore, sposata e con figli ma che si ritrova a mettere in dubbio tutto, dalla sua vita alla sua sessualità, quando incontra dopo anni la sua ragazza del college. Josh, il figlio di mezzo, un produttore musicale di discreto successo, cronicamente incapace di stabilire delle vere relazioni con le persone. E Ali, la minore, che sembra non sapere dove andare nella vita, ed è costante motivo di preoccupazione per la famiglia.
E nonostante il cambiamento di Maura sembri il più drastico, il più evidente, per certi versi è anche il più facile ― lei è sicura di quello che è e di quello che vuole essere, sicura di come vuole vivere il resto della sua vita e non è più disposta a nascondersi o a fare marcia indietro. Nessuno dei tre ragazzi può dire di avere la stessa sicurezza, nessuno vive delle vite davvero trasparentisi nascondono dagli altri e da loro stessi. Alla fine lo spettatore è portato a chiedersi, «si conoscono davvero?» Trovare la risposta non è facile nella serie come non lo è nella vita.

Ecco, è questo che ho amato di Transparent. Quanto simile sia alla realtà, e non quella somiglianza costruita ad arte, con dialoghi che sembrano non dire niente ma che vogliono significare qualcosa di profondo e che nessuno direbbe mai davvero. Transparent è una serie che racconta di esseri umani alle prese con una vita normale, senza mostri o fantasmi o scandali politici ― non ci sono dei grandi plotpoint, il racconto semplicemente scorre, con momenti allegri o drammatici in un continuo andare avanti. Certo, ci sono i grandi giorni, il giorno in cui si fa coming out o si decide di divorziare, ma sono trattati alla pari di tutti gli altri, anche dei giorni in cui colleziona solo una serie di fallimenti. E Transparent racconta anche quelli, i giorni vuoti in cui alzarsi dal letto sembra un’impresa insormontabile. Senza mai, mai nascondersi ― esattamente come Maura.

È la storia di una famiglia che si perde per ritrovarsi, e dentro le vicende dei Pfefferman ci sono infinite idee di cui non si parla mai abbastanza nella televisione di oggi ― le persone trans, prima di tutto, ma anche le relazioni famigliari, tra fratelli, tra genitori e figli. Come non si conoscano mai davvero i propri genitori, nemmeno da adulti; come i rapporti tra fratelli non siano scontati solo perché si condivide il DNA; storie che sono senza tempo, perché valide per tutti. Ad ogni età e ad ogni latitudine.
Io sono la prima ad amare moltissimo le serie fantasy o sci-fi, le serie che ti lasciano con fiato sospeso come HTGAWM o Quantico, ma forse ogni tanto fa bene seguire dei personaggi che potresti davvero incontrare per strada, con i tuoi stessi problemi e i tuoi stessi modi di fare.

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Transparent è questo, secondo me, ed è questo il suo punto di forza: quando sia incredibilmente vero, anche se un po’ dreamy e un po’ fragile, coperto di quest’aria di magia che non fa altro che renderlo ancora più bello. Jeffrey Tambor, Maura, regala un’interpretazione superba a ogni episodio, ma anche il resto del cast non scherza ― essendo un prodotto Amazon, Transparent può permettersi quelle libertà delle serie cable (tipo Starz o HBO o Netflix, per intenderci), dalle scene di sesso ai dialoghi che spaziano su ogni argomento possibile. I dieci episodi della prima stagione scorrono via talmente in fretta che vi ritroverete ad averli finiti prima ancora di esservene resi conto.

Per fortuna che la seconda stagione sta per cominciare. Dal cinque dicembre sarà disponibile su Amazon Instant Video, quindi siete ancora in tempo per un bel catching up in piena regola. E quando avrete finito, magari tornate qui a dirci le vostre opinioni!

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