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L’Intimate Wellness vale miliardi di dollari e il merito è soprattutto delle donne

Articolo di Virginia Cerrone

C’è un mercato di cui quasi nessuno parla dove le donne stanno facendo la differenza: l’Intimate Wellness. Relativamente nuovo, è un settore che vale miliardi di dollari e riguarda, in pratica, tutto ciò che coinvolge le zone genitali.

È un settore che negli ultimi otto anni ha visto una crescita spaventosa per quanto riguarda la sfera femminile nell’ambito di igiene e salute intima, mestruazioni, piacere, gravidanza, menopausa, disfunzioni sessuali e benessere mentale.

Un boom il cui merito va riconosciuto soprattutto a donne imprenditrici e inventrici. Donne che hanno mollato lavori stabili, carriere avviate, che si sono sentite dare delle matte perché non solo hanno scelto la via rischiosa dell’imprenditoria (che da donne è ancora più difficile e rischiosa, sempre per il doppio standard che esiste nella nostra società) ma l’hanno fatto in un mercato tabù. Hanno deciso di preoccuparsi di vulve e vagine: una scelta coraggiosa e rivoluzionaria. Donne che, pur consapevoli che i soldi veri, gli investimenti da parte dei Venture Capital, vengono dati solo al 2.8% delle aziende fondate da donne, si sono lanciate a costruire un business da zero con un unico obiettivo: dare alle persone risposte valide, prodotti che davvero funzionino, nuove idee che risolvano i problemi o i bisogni di chi è vulvo-vagino munit* e che aiutino a dare al corpo femminile la stessa visibilità, rispetto, ascolto, possibilità solitamente riservati a quello maschile.

Viviamo d’altronde in un mondo che discrimina le problematiche relative al corpo femminile che riguardano la zona genitale, un po’ per cultura, un po’ per tabù, un po’ perché non ci sono abbastanza donne ai piani decisionali o che hanno voce in capitolo su dove vengono stanziati i fondi di ricerca. C’è pochissima rappresentazione dove conta, anche nel campo della ricerca medica.

Prendiamo ad esempio le donne che soffrono di dolori alla vulva o alla vagina: penserete magari che siano una minoranza (cosa che comunque non giustificherebbe questo doppio standard) ma non è così. Il 75% delle persone vulvo-vagino munite proverà dolore durante il rapporto sessuale o dolore alla vulva nella sua vita. Il 75%. Ciononostante, di fronte a quasi 2000 studi fatti sulla disfunzione erettile, solo meno di 400 vengono effettuati sul dolore vulvare.

Il diritto al piacere e alla salute intima

Qualche anno fa, Emily Sauer, che per anni ha sofferto di dolore durante i rapporti sessuali e si è sentita ripetere che non c’era soluzione, che era tutto nella sua testa, ha deciso di fare quel salto nel vuoto e trovare una soluzione che desse voce e aiuto a coloro che come lei soffrivano. Emily ha deciso di smetterla di vergognarsi o di sentirsi in colpa e di ascoltare il suo corpo. Un giorno, un po’ per disperazione e un po’ per gioco, mangiando un donut di quelli belli soffici con la glassa rosa, ha pensato a come sarebbe potuto essere utile avere un donut soffice da mettere sulla vulva. E così le è venuta l’idea, ha provato e ha scoperto che funzionava: dopo un anno e mezzo di ricerche con un team di dottori, tantissime donne tester e prototipi fatti nella sua cucina (perché ricordiamoci che trovare finanziamenti è un’altra grande sfida), ha creato Ohnut, un set di anelli componibili fatti di silicone medicale super morbido che funzionano come una sorta di cuscinetto che ti aiuta a regolare la profondità della penetrazione. Possono essere usati da coloro che vogliono un rapporto penetrativo con qualunque supporto e che soffrono di dispareunia, vulvodinia, vaginismo, endometriosi, dolore post-operatorio o parto. Ohnut è un prodotto rivoluzionario: Emily è riuscita a dare una soluzione al 75% delle donne che fino ad oggi sono state ignorate. E anche alle più fortunate che hanno trovato medici in grado di aiutarle – perché per fortuna la maggior parte dei dolori in zona vulvo-vaginale sono in realtà risolvibili – Emily ha dato un supporto utilizzabile subito. Ha dato respiro, normalità, valore a queste persone che si sentivano come lei: sbagliate e ignorate.

Rimanendo nel campo dell’invisibilità, sul mercato esistono oggi oltre 150 tipologie diverse di preservativi per persone munite di pene. Totalmente scoperte, o in balia di altri, sono invece le persone munite di vulva. Siamo nel 2020 e sembra che importi ancora a pochissime persone che anche chi ha la vulva ha diritto alla salute sessuale e a una soluzione che sia di protezione, ma anche pratica e facilmente reperibile. Tutt* dovrebbero avere il potere di controllare il proprio corpo in autonomia e invece viviamo in un mondo dove dobbiamo, nel caso di rapporti con una persona munita di pene, chiedere a questa di proteggersi per proteggerci. Negli adolescenti succede solo nel 77% dei casi, la percentuale non migliora negli anni.

È vero che diversi anni fa è stato inventato il “preservativo femminile”, che ha la stessa funzione di quello pensato per il pene, ovvero proteggere dalle MST e dalle gravidanze indesiderate. Purtroppo però ha un diffusione bassissima e non è un prodotto che è stato creato per la diffusione di massa: non era questo il piano dei big players che hanno il monopolio dei preservativi. Non è facile trovarlo, non viene fatta alcuna educazione sul fatto che esista quest’altra possibilità e, inoltre, anche questa protezione è fatta in lattice: non l’ideale per chi è allergic*.

Insomma, se sei una donna lesbica, non hai molte possibilità. Se sei come Lisa Kinsella, hai appena affrontato un divorzio e un cancro al seno, hai sviluppato un’allergia al lattice e non puoi prendere anticoncezionali ormonali, praticamente non hai scelta. Lisa ha scoperto che – oltre all’1% della popolazione allergica al lattice – è molto frequente sviluppare questa allergia post-chemio. Così ha deciso di trovare una soluzione per lei e per tutte le persone che, per qualsiasi motivo, non possono utilizzare i preservativi per il pene. Lisa voleva un prodotto che desse anche alle donne il potere di controllo sul loro corpo, senza chiedere: da qui è nato LUWI – Let Us Wear It – Lo indossiamo noi, un preservativo fatto in poliuretano medicale, che si può indossare fino a 8 ore prima del rapporto e che protegge sia la vulva esternamente sia la vagina. In più LUWI si può utilizzare a livello vaginale e anche anale. La sfida di Lisa non è finita: far conoscere LUWI è un’altra battaglia. Educare che ci sono alternative al preservativo pensato per gli uomini non è facile, dopo quasi 400 anni (di cui 100 di cartello) che sentiamo parlare di profilattico per il pene.

Contro ogni tabù

Poi c’è il mondo del ciclo mestruale, dove le donne sono finalmente entrate in gioco circa dieci anni fa nell’ambito prodotti/soluzioni, e ci hanno regalato le coppette da usare durante il rapporto sessuale oppure l’intimo per il ciclo. Da un lato c’erano pubblicità che presupponevano che facendo la ruota si aprissero gli idranti del sangue mestruale, dall’altro c’erano donne che inventavano soluzioni senza sostanze chimiche, più eco-friendly e che soprattutto educavano alla normalità della mestruazione. Il famoso “tappo” che credo molte di noi hanno desiderato almeno una volta nella vita, quando, ovviamente le mestruazioni arrivavano puntualmente la sera sbagliata, lo dobbiamo a Lauren Wang, fondatrice di Flex, una sorta di coppetta mestruale molto flessibile che si indossa durante il rapporto sessuale.

E se da un lato abbiamo iniziato meno di due anni fa (grazie a Nuvenia) a vedere sui mass media che le donne non perdono liquidi blu, ma sangue, e a dare quindi una normalità, una visibilità a un sangue che ancora oggi disgusta molte persone (mentre siamo del tutto a nostro agio davanti a scene violente e splatter che vediamo tutti i giorni in TV a qualsiasi età), dobbiamo sempre a inventrici donne l’idea dell’applicatore riutilizzabile per tamponi interni, che ad oggi sono il tipo di assorbente più utilizzato.  Dame è stato inventato a Londra meno di due anni fa, dalla scoperta che ogni donna produce tra i 3 e i 5 kg di rifiuti non riciclabili legati alle mestruazioni e che ogni anno in UK si buttano 1.3 miliardi di applicatori. Da qui, Celia Pool e Alec Mills hanno inventato un applicatore riutilizzabile, Dame, compatibile con tutti i tamponi, che ha l’obiettivo di ridurre entro l’anno prossimo del 15% i rifiuti degli applicatori.

Un’altra grande rivoluzione è quella per le neomamme che vogliono allattare: un tiralatte piccolo, portatile, che si nasconde nel reggiseno. Essere mamma non è facile e non ci è reso facile, da nessun punto di vista. Parlando di tiralatte, siamo rimaste a fine Ottocento, con un prodotto scomodissimo, rumoroso, ingombrante e del tutto incompatibile con un’idea di maternità che si possa conciliare con una vita fuori di casa. Così Tania Boyler, fondatrice di Elvie, ha inventato queste nuove pump (tiralatte) dando all’allattamento tutta un’altra prospettiva, per chi però purtroppo se lo può permettere. La Elvie pump è infatti ancora oggi un prodotto non accessibile per tutte perché molto caro (una costa 250€).

Molte donne oggi sono impegnate non solo nella realizzazione di prodotti specifici, ma anche nella diffusione di informazioni corrette relative alla sessualità. Da oltre 25 anni, in Italia si sta lavorando per approvare l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole con un curriculum valido, moderno, inclusivo che segua le regole dell’Unesco; ma anche in altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove l’educazione sessuale è già attiva, risulta ancora inadatta: l’imprenditrice Mia Davis ha evidenziato che solo in 17 Stati americani il programma si basa su dati medici. Così ha deciso di fondare Tabù, una piattaforma online che offre corsi e informazioni sulla sessualità con grande accuratezza e inclusione. Nato per gli adolescenti, è uno dei siti più riconosciuti nel campo dell’educazione sessuale insieme a The O School, anche questo nato da un’altra donna americana Andrea Barrica.

Le innovazioni del futuro

Una delle principali ragioni per cui le donne fanno fatica ad andare dal ginecologo è perché non si sentono a loro agio: sono moltissime le donne che definiscono l’esperienza scomoda, ansiogena, fastidiosa. Il momento meno piacevole è quello dello speculum, strumento che è rimasto invariato per oltre 200 anni. Utilissimo nella sua funzione, del tutto poco pratico per il medico che deve spesso lasciarcelo lì penzoloni per prendere intanto gli altri strumenti; freddo, pesante, rumoroso e assolutamente poco piacevole per il/la/* paziente.

Inutile dirvi che c’è un team di donne designer dietro al progetto di re-design dello speculum, dopo ben 200 anni. Yona, il nuovo speculum, è in fase di progettazione. Il prototipo è in silicone medicale, colorato, non freddo e molto più piacevole da inserire, non serve che sia molto aperto per poter fare l’esame e lascia al medico una mano libera. Non sappiamo ancora quando potremmo trovare Yona sul mercato, perché il prodotto è ancora in fase di miglioramento, ma speriamo di vederlo arrivare anche in Italia prima o poi.

Dall’unione tra la ricerca e l’imprenditoria nasce invece Alma, progetto sperimentale creato dall’italiana Giulia Tomasello, che vuole abbattere i tabù sulle perdite e le infezioni vaginali, oltre che offrire alle donne un modo per riconoscerle con estrema praticità. Il 70% delle donne si trova infatti nella vita a gestire qualche tipo di infezione vaginale, candida in primis, e Giulia Tomasello – già vincitrice di diversi premi internazionali – sta inventando un sensore biometrico (piccolo e pratico, in stile salvaslip) che si applica all’intimo e permette di analizzare i fluidi vaginali e identificarne la natura comodamente tramite app.

Esiste, insomma, un intero mondo da scoprire, fatto di donne coraggiose e intenzionate a dare ascolto e visibilità a tutt*, cercando quelle soluzioni che per anni ci sono state negate, in quanto considerate non importanti, non rilevanti, non viste. Donne che combattono gli stereotipi, i colossi dei social media per poter fare comunicazione senza essere censurate (perché si può fare pubblicità per parlare di disfunzione erettile ma non per il piacere femminile; si può usare il corpo femminile per vendere qualsiasi cosa, ma non se decidiamo di usarlo per noi stesse), donne che si confrontano con le lobby e le multinazionali per proporre soluzioni che veramente funzionino e servano.

Un mercato, quello dell’Intimate Wellness, che potrebbe essere d’esempio per tanti altri e che si sta muovendo per il bene di tutt*.

Immagini: Pureeros, Dame, Giulia Tomasello
Commenti (1)
  1. Avatar Maria ha detto:

    Ottimo! Avanti così 😀

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