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La prima volta che sono stato sessista
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La prima volta che sono stato sessista

Lorenzo Gasparrini
Pic credit: Alessandro Zuffi

Il titolo di questo post è sostanzialmente giusto, ma nasconde un piccolo inganno: quasi nessuno sa o ricorda la prima volta che è stato sessista. E per degli ottimi motivi.

Non sai cos’è il sessismo.

Comportamenti sessisti ti sono stati insegnati dalla società e dall’ambiente circostante da quando sei nato, ovviamente non chiamandoli così. Sono ancora troppo pochi i bambini e le bambine cui nessuno abbia mai detto “questo non è un gioco da bambini” oppure “questo non è un gioco da bambine”. Opinione che i bambini fanno propria e che riutilizzano per tutto il resto della loro vita.

Non capisci qual è la prima volta.

Non facendo caso al sessismo, la prima volta che te ne ricordi sarà forse la volta che è stato clamorosamente evidente il tuo sessismo – nel frattempo le cento volte quotidiane e abituali non le noti mai. La speranza è che forse ti ricorderai dell’ultima.

Ma questo non è sessismo!”

Quante volte l’hai detto e l’hai sentito. E’ solo il preludio a “Io non sono sessista ma…” col quale tanti e tante proseguono per il resto della vita.

Sarebbe certamente più corretto dire: la prima volta che mi sono reso o resa conto di essere stato o stata sessista. Questa è una gran bella cosa che può accadere, perché vuol dire che a un certo punto abbiamo capito cos’è il sessismo e che non si tratta solo di sporadica ed eccezionale violenza, ma di abituali comportamenti quotidiani usati da uomini e donne con indifferenza. Una indifferenza violenta. Dopo che lo abbiamo realizzato ci sono i ricordi di quante volte non ce ne siamo resi conto. Per esempio quando hai chiesto a una ragazza di essere come volevi tu, e non per giocare un ruolo, ma perché hai creduto che fosse più giusto per una ragazza essere così, fare questo piuttosto che quello; o quando hai escluso, canzonato o deriso una donna che voleva partecipare a qualcosa che fai anche tu perché una donna non può essere capace di fare questo, non è in grado di capire quello; poi c’è quella volta che hai usato un insulto che riguarda il corpo altrui e l’uso che se ne fa, e hai pensato, come tanti altri sessisti più o meno inconsapevoli, che è solo umorismo, e fattela una risata.

 

 

Sono esempi al maschile perché sono un uomo, e quindi mi è facile trovarne tanti: com’è facile che tanti uomini chiamino sessismo quello delle donne, quando spesso è solo una reazione difensiva al loro. Il sessismo possiamo usarlo tutti e tutte, ma non va dimenticato da dove viene e che strada segue: quella del potere di genere, che per ora è detenuto in larghissima maggioranza da uomini etero. È il motivo per cui non esiste un “sessismo al contrario”, come non esiste un “razzismo al contrario”: o è sessismo perché segue una certa strada del potere tra ruoli di genere (e i ruoli possono essere interpretati da qualsiasi persona) oppure non lo è, e forse è una reazione a quello. Poi, certamente, ci sono donne (anche sedicenti femministe) che odiano gli uomini, ma non fanno sistema culturale. Sono casi spiacevoli, a volte numerosi e rumorosi – ma casi. Il sistema sessista è a stragrande maggioranza maschile ed eterosessuale.

Ci sono tante definizioni di sessismo, più o meno tecniche, più o meno facili, più o meno applicabili nella vita di tutti i giorni. La domanda importante è: quanto hai voglia di assumerti la responsabilità di non usarlo più?

L’ho fatto tante volte anche io: nasciamo in una società ancora sessista, che non parla pubblicamente né istruisce su questi argomenti a scuola.

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È normale essere sessisti e sessiste, normale proprio nel senso nella norma: nessuno e nessuna ti parla di un potere condizionante che costruisce la tua identità di genere, e che gli conferisce una posizione in una gerarchia verticale tra i generi. Quindi impari rapporti tra generi legati a tradizioni mai discusse, modi di fare imposti da società e media, educazioni perché si fa così. E non chiami mai tutto ciò sessismo, ma lo chiami come la tua identità: essere uomo, oppure essere donna. Quindi succede anche che scambi una libertà sociale minima per un attentato alla tua identità, quando persone di altri generi ti fanno notare il tuo sessismo, reagisci come se volessero cambiarti; e se te lo fa notare uno del tuo stesso genere, è lui o lei che ha un problema.

 

Questo succede inevitabilmente se non si riflette da soli e insieme ad altri e altre sul sessismo.

La prima volta che sei stato o stata sessista non conta; conta l’ultima,

e che sia sempre più lontana.

Leggi i commenti (1)
  • Perché il disegno “Uomo – Mamma” sarebbe sessista?
    La mamma è raffigurata in quanto tale perché abbracciata ad una bimba, presumibilmente la figlia.
    L’uomo era da solo, senza particolari connotazioni.
    Qual è il problema ?

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